Lino Banfi compie 90 anni oggi, 9 luglio 2026, e sembra quasi strano dirlo. Perché Lino Banfi appartiene a quella categoria rara di artisti che non invecchiano mai davvero nella memoria del pubblico. Cambiano i decenni, cambiano le televisioni, cambiano le piattaforme, ma lui resta lì: con la faccia furba, la battuta pronta, l’accento pugliese portato con orgoglio e quella capacità unica di far ridere anche quando dietro la risata si sente un po’ di malinconia.
Tanti auguri, Lino. Auguri a Pasquale Zagaria, il bambino nato ad Andria nel 1936 e cresciuto a Canosa di Puglia. Auguri all’attore che ha attraversato cinema, varietà, fiction, commedie popolari, tv generalista, premi alla carriera e persino nuove avventure digitali. Auguri al “nonno d’Italia”, certo, ma anche all’uomo che prima di diventare Nonno Libero era già stato mille altre cose: cabarettista, caratterista, volto della commedia sexy all’italiana, Oronzo Canà, marito innamorato, padre, nonno e ora anche bisnonno.
Il grande pubblico lo ha adottato definitivamente con Un medico in famiglia, grazie a Nonno Libero. Quel personaggio gli ha regalato una seconda vita televisiva, forse la più affettuosa. Per molti bambini cresciuti tra fine anni Novanta e Duemila, Banfi non era più soltanto quello delle commedie viste dai genitori. Era il nonno di casa Martini, quello che dava consigli, sbagliava, si commuoveva e teneva insieme una famiglia allargata piena di problemi e risate.
Nella vita, però, quel ruolo non era una maschera così distante. Banfi ha due figli, Rosanna e Walter, nati dal matrimonio con Lucia Lagrasta, la donna che ha amato per una vita intera. Rosanna è entrata anche lei nel mondo dello spettacolo, mentre Walter lavora come regista e produttore. Poi ci sono i nipoti, Virginia e Pietro, figli di Rosanna. E dal dicembre 2024 è arrivata anche la piccola Matilde Lucia, figlia di Virginia: il nome porta con sé un ricordo dolcissimo, quello di Lucia, scomparsa nel 2023 dopo oltre sessant’anni accanto a Lino.
Lucia è stata una presenza enorme nella sua vita. Banfi ne parla spesso con una tenerezza che spiazza. In una recente intervista ha raccontato che continua a non sognarla, ma che ormai ha imparato ad accettare anche questo: preferisce ricordarla com’era stata al suo fianco, per 61 anni di matrimonio. È una frase semplice, ma dentro c’è molto della sua età, della sua fede, del suo modo di guardare la perdita senza trasformarla in retorica.
Una delle curiosità più belle riguarda il suo nome d’arte. Lino Banfi non nasce Banfi. All’inizio pensava di usare Lino Zaga, accorciando Zagaria. Poi arrivò il consiglio di Totò, che gli fece capire che troncare il cognome poteva portare male nel mondo dello spettacolo. Il cognome Banfi arrivò grazie al suo impresario, che lo prese dal registro di classe di un suo alunno: Aureliano Banfi. Una scelta quasi casuale, diventata poi uno dei nomi più riconoscibili del cinema italiano.
C’è anche un altro dettaglio meno raccontato: da ragazzo Lino fu mandato in seminario. La famiglia lo immaginava forse prete, ma la vita aveva altri piani. Secondo quanto ha raccontato lui stesso, un vescovo gli avrebbe indicato una missione diversa: far ridere le persone. Detta così sembra una battuta alla Banfi, ma in realtà descrive bene il percorso di un uomo che ha trasformato la comicità in mestiere, rifugio e servizio pubblico.
Il suo successo non è arrivato subito. Banfi ha conosciuto la fame, i debiti, le porte chiuse, i piccoli ingaggi, il bisogno di inventarsi ogni giorno qualcosa. Prima della popolarità piena c’è stata una lunga gavetta, fatta di palcoscenici, cabaret, cinema minore e caratteri costruiti con il corpo, la voce, i tempi comici. Poi sono arrivati i film che lo hanno reso familiare a milioni di italiani: da Vieni avanti cretino a L’allenatore nel pallone, passando per una serie infinita di commedie che oggi appartengono all’immaginario popolare.
Oronzo Canà, forse, è il suo personaggio cinematografico più iconico. L’allenatore della Longobarda, con la sua “bizona” e la sua comicità surreale, ha superato il film ed è diventato linguaggio comune. Non serve nemmeno spiegare troppo. Basta nominare Oronzo Canà e molti italiani sorridono subito. È il segno dei personaggi riusciti: escono dallo schermo e restano nella vita quotidiana.
Banfi ha attraversato anche stagioni molto diverse della comicità italiana. È stato dentro un cinema che oggi viene spesso giudicato con occhi nuovi, a volte severi, ma ha saputo reinventarsi quando tanti suoi colleghi sono rimasti legati a un solo periodo. Il passaggio a Nonno Libero, in questo senso, è stato decisivo. Ha spostato la percezione del pubblico: da comico popolare a figura familiare, rassicurante, amata da più generazioni.
La sua forza è sempre stata la stessa: sembrare vicino. Banfi non ha mai avuto l’aria dell’attore distante. Anche da star, ha mantenuto la parlata, i modi, le radici. Ha portato la Puglia in tv senza farla diventare caricatura vuota. Ha inventato tormentoni, parole storpiate, espressioni entrate nel parlato comune, ma dietro quella comicità c’è sempre stata una persona molto più lucida di quanto qualcuno abbia voluto riconoscere.
Negli ultimi anni ha continuato a sorprendere. Ha partecipato a programmi televisivi, ha ricevuto premi, è stato celebrato al Bif&st, ha visto la sua storia raccontata nel docufilm Lino d’Italia – Storia di un itALIENO e ora parla perfino di un podcast Rai, un “Linopodcast”, come lo chiama lui. A 90 anni, non sembra interessato a scomparire in silenzio. Vuole ancora raccontare, ricordare, scherzare, commuoversi.
E forse è proprio questo il regalo più bello che fa al pubblico. Non finge di essere giovane. Non nega l’età, il dolore, la mancanza di Lucia, la fatica del tempo. Però continua a stare in scena con quella fame gentile di chi ha ancora qualcosa da dire. In un mondo dello spettacolo che spesso brucia volti in pochi mesi, Lino Banfi è rimasto per quasi settant’anni perché il pubblico gli ha creduto.
Oggi compie 90 anni da attore, padre, nonno, bisnonno e simbolo popolare. Ma soprattutto li compie da uomo che ha fatto ridere l’Italia senza mai perdere del tutto la propria tenerezza. E non è poco.
Buon compleanno, Lino Banfi. E voi qual è il ricordo più bello che avete di lui: Nonno Libero, Oronzo Canà o un altro personaggio della sua lunga carriera? Scrivetelo nei commenti e dite la vostra.


