Carlotta Bertin ha 25 anni, viene da Candelo, in provincia di Biella, e nella finale di MasterChef Italia 15 andata in onda giovedì sera ha sfiorato la vittoria. Alla fine ha vinto Teo – al secolo Matteo Canzi, 23 anni, da Lecco – ma la storia di Carlotta è una di quelle che restano in testa anche il giorno dopo.
Partiamo dal menù della finale, perché quello che ha messo nel piatto Carlotta quella sera merita di essere raccontato per bene. Il suo percorso gastronomico si è aperto con “Illusione”, un antipasto che giocava sull’effetto sorpresa: una panzanella presentata sotto forma di pomodoro, con cetrioli, cipolla di Tropea e aceto balsamico, serviti su acqua di pomodoro aromatizzata. Un piatto che diceva già tutto sulla sua filosofia: la tradizione italiana reinterpretata con intelligenza, senza snaturarla.
Come primo piatto ha portato dei cappelletti ripieni di blu di capra, con salsa di peperoni di Carmagnola e zest di cipollotto rosso all’aceto balsamico. Tecnica e territorio insieme, in un boccone solo. Il secondo era “Umami selvatico”: un filetto di cinghiale con il suo fondo e biete in due consistenze, costruito su sapori intensi e profondità di gusto. I giudici lo hanno elogiato senza riserve. A chiudere il menù, un lingotto di cioccolato fondente ripieno di crema di mascarpone aromatizzata al sambuco, accompagnato da mele al profumo di cannella e sambuco.
Un menù solido, coerente, cucinato con convinzione. Eppure non è bastato. Teo aveva puntato su un percorso completamente diverso, autobiografico, con richiami alla cucina asiatica e tecniche di affumicatura, e alla fine sono stati i giudici Bruno Barbieri, Antonino Cannavacciuolo e Giorgio Locatelli a decretarne la vittoria.
Carlotta avrebbe potuto uscire da quella cucina amareggiata. Invece ha detto una cosa che vale molto di più di qualsiasi trofeo: «Non ho fallito, ho imparato ad ascoltare me stessa e i consigli degli altri. Sicuramente la cucina è la mia strada ed è quello che farò.»
Per capire quanto pesino quelle parole bisogna conoscere da dove viene. La sua adolescenza non è stata semplice. I genitori si sono separati, e quell’evento l’ha destabilizzata al punto che al quinto anno di liceo ha smesso di studiare. Ha lasciato anche il nuoto pinnato, uno sport che praticava a livelli agonistici. Poi ha iniziato a lavorare: cameriera, commessa in un negozio di abbigliamento, dipendente nell’azienda del padre, operaia in una fabbrica di macchinari tessili. Una vita che non aveva ancora trovato la sua direzione.
La svolta è arrivata attraverso sua nonna. Con la nonna Rosaria Carlotta ha imparato a cucinare, e da lì non ha più smesso. Oggi passa le giornate in cucina, guarda ricette online, le modifica, le reinventa e le pubblica sui social. È da lì che è nata la decisione di presentarsi ai provini di MasterChef.
A dicembre, nella prima puntata, quando Barbieri, Cannavacciuolo e Locatelli le hanno detto tutti e tre di sì dandole un posto nella Masterclass, Locatelli le ha chiesto perché quell’occasione fosse così importante. La risposta era stata netta: «Perché voglio cambiare la mia vita da oggi, voglio lavorare con la cucina e con me stessa per iniziare ad apprezzare un po’ di più quello che faccio.»
Il percorso dentro il programma non era stato privo di inciampi. Al primo scivolone memorabile ci aveva pensato proprio Cannavacciuolo, che l’aveva redarguita davanti a tutti perché una piemontese non può non saper fare i plin. Carlotta l’aveva incassata e aveva continuato. Per arrivare in finale aveva dovuto superare l’ultima eliminatoria con piatti a base di ingredienti di montagna imposti dallo chef tristellato Norbert Niederkofler, e lo aveva fatto con un piatto a base di rapa rossa e rafano che aveva convinto tutti. Poi, finale.
E adesso? Il piano è chiaro e ha anche un nome: home restaurant. Carlotta vuole aprire un locale in cui lei cucina e il suo fidanzato Nicolò gestisce i rapporti con i clienti. Un progetto di coppia, costruito attorno alla passione che ha trasformato la sua vita.
Teo ha vinto, e probabilmente se lo meritava. Ma Carlotta Bertin è uscita da quella cucina con qualcosa che non si conquista in una finale: la certezza di cosa vuole fare della propria vita. E per chi ha passato anni a cercarla, quella certezza vale più di centomila euro.
Secondo te Carlotta avrebbe meritato di vincere MasterChef Italia 15? E cosa pensi del suo menù? Lascia un commento qui sotto.


