Mike Flanagan ha nascosto un piccolo indizio nella sua nuova serie Carrie, disponibile su Prime Video, e potrebbe essere sfuggito anche agli spettatori più attenti. Nel secondo episodio, infatti, compare un libro molto particolare: L’esorcista di William Peter Blatty. Una scelta che difficilmente può essere considerata casuale, soprattutto perché il regista sta già lavorando a un nuovo film della celebre saga horror, previsto per marzo 2027.
Ma la cosa interessante è che questo riferimento non serve soltanto a pubblicizzare il prossimo progetto di Flanagan. All’interno della serie, infatti, i libri hanno un significato molto più importante e raccontano qualcosa sulla crescita di Carrie White, interpretata da Summer H. Howell.
Per individuare il riferimento bisogna arrivare al secondo episodio, intitolato Foreign Language. Intorno al minuto 31, durante una sequenza ambientata nella biblioteca della Ewen High School, uno studente viene mostrato mentre legge proprio L’esorcista.
Il romanzo, pubblicato nel 1971, ha ispirato il celebre film diretto da William Friedkin nel 1973, una delle opere più influenti nella storia del cinema horror.
Il collegamento diventa ancora più interessante considerando che William Peter Blatty scrisse anche L’esorcista III, dirigendone personalmente l’adattamento cinematografico nel 1990.
Un film che sembra aver influenzato il nuovo progetto di Flanagan, intitolato The Exorcist: Martyrs.
La pellicola, che vedrà protagonisti Scarlett Johansson e Chiwetel Ejiofor, dovrebbe proporre una storia originale all’interno dell’universo narrativo de L’esorcista.
L’obiettivo è rilanciare una saga che nel 2023 aveva deluso molti appassionati con L’esorcista – Il credente, diretto da David Gordon Green.
Ma torniamo a Carrie, perché il libro di Blatty è soltanto uno dei numerosi riferimenti letterari presenti nella serie.
Mike Flanagan ha infatti trasformato la passione per la lettura in un elemento fondamentale della personalità della protagonista.
Nella nuova versione, Carrie è una ragazza che ha ricevuto la propria istruzione principalmente in casa, sotto il controllo rigidissimo della madre Margaret, interpretata da Samantha Sloyan.
La donna, profondamente religiosa e ossessionata dall’idea di proteggere la figlia dalle influenze esterne, ha sempre limitato anche i libri che Carrie poteva leggere.
Per questo motivo, l’arrivo della ragazza alla Ewen High School rappresenta un’esperienza completamente nuova.
Carrie non deve soltanto imparare a convivere con i compagni e affrontare le difficoltà dell’adolescenza. Deve scoprire un mondo di idee, esperienze e possibilità che fino a quel momento le era stato quasi completamente negato.
Nel primo episodio, intitolato First Period, prova persino a conquistare l’amicizia dei compagni citando una frase dello scrittore J. M. Barrie, autore di Peter Pan.
«Cerchiamo sempre di essere un po’ più gentili del necessario», dice, riprendendo un pensiero tratto dal romanzo The Little White Bird.
Ma il tentativo non ottiene il risultato sperato.
I suoi coetanei, tra cui Chris Hargensen, interpretata da Alison Thornton, non riconoscono la citazione e reagiscono con perplessità.
È una scena apparentemente semplice, ma racconta perfettamente l’isolamento della protagonista.
Carrie conosce i libri, ma fatica a comprendere le persone della sua età.
Nel secondo episodio, invece, trova finalmente qualcuno con cui condividere quella passione.
Il consulente scolastico Peter Morton, interpretato da Tim Bagley, riesce a entrare in sintonia con lei proprio attraverso la letteratura.
Dopo essersi scambiati alcune citazioni, l’uomo accompagna Carrie nella biblioteca della scuola.
La ragazza rimane impressionata dalla quantità di libri disponibili, mentre Morton osserva che, in realtà, la struttura soffre di una cronica mancanza di finanziamenti.
Un dettaglio che aggiunge una dimensione sociale alla storia.
Ma la vera curiosità riguarda i cinque romanzi scelti da Carrie.
La protagonista prende in prestito Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood, Qualcuno volò sul nido del cuculo di Ken Kesey, Io so perché canta l’uccello in gabbia di Maya Angelou, Cercando Alaska di John Green e Last Night at the Telegraph Club di Malinda Lo.
Una selezione che potrebbe sembrare casuale, ma che in realtà racconta molto della direzione scelta dagli sceneggiatori.
Sono opere che affrontano argomenti come la libertà individuale, il controllo esercitato dalle autorità, la discriminazione, l’identità personale e la sessualità.
E soprattutto sono libri che, in diversi contesti scolastici americani, sono stati oggetto di contestazioni o tentativi di censura.
Ed è proprio questo il collegamento con Margaret White.
La madre di Carrie rappresenta una forma estrema di controllo religioso e familiare, una donna convinta che impedire alla figlia di conoscere determinati argomenti sia il modo migliore per proteggerla.
Ma Flanagan sembra voler raccontare esattamente il contrario.
Attraverso la lettura, Carrie comincia a scoprire che esistono persone, esperienze e modi di vivere diversi da quelli descritti dalla madre.
I libri diventano quindi uno strumento di emancipazione.
Non sono semplici oggetti sistemati sullo sfondo, ma piccoli indizi che raccontano il cambiamento della protagonista.
Ed è proprio questo uno degli aspetti che trovo più interessanti dell’adattamento.
Mike Flanagan aveva già dimostrato di saper utilizzare la letteratura horror per affrontare argomenti molto più ampi della semplice paura.
Lo abbiamo visto in Hill House, ispirata al romanzo di Shirley Jackson, e in La caduta della casa degli Usher, costruita attraverso numerosi riferimenti alle opere di Edgar Allan Poe.
Con Carrie torna invece a confrontarsi con Stephen King, autore con il quale ha sviluppato un rapporto artistico particolarmente importante.
In passato aveva già diretto Il gioco di Gerald e Doctor Sleep, dimostrando di essere interessato soprattutto alle conseguenze psicologiche degli eventi terrificanti.
La presenza de L’esorcista nella biblioteca rappresenta quindi una piccola anticipazione del futuro, ma anche un omaggio alla letteratura che ha contribuito a definire il cinema horror moderno.
E voi avete già visto Carrie su Prime Video? Avevate notato il riferimento a L’esorcista nel secondo episodio?
Vi sta piacendo questa nuova interpretazione del romanzo di Stephen King oppure continuate a preferire il film del 1976 diretto da Brian De Palma con Sissy Spacek?
E soprattutto, siete curiosi di vedere cosa farà Mike Flanagan con il prossimo capitolo de L’esorcista?
Raccontateci la vostra opinione nei commenti.


