Ella Beatty non era ancora la protagonista che tutti associavano a Lizzie Borden, ma a Ian Brennan bastarono pochissimi secondi per capire che il ruolo era suo. Il casting per Monster: La storia di Lizzie Borden era stato ampio, con molte attrici provinate per una parte difficile da interpretare senza cadere nella caricatura. Poi arrivò il video di Beatty.
Brennan ha raccontato che lui e Ryan Murphy avevano “allargato moltissimo la ricerca” e che nessuna delle attrici viste fino a quel momento era riuscita a convincerli fino in fondo. Con Ella Beatty, invece, la sensazione fu immediata. “Si dice che bastino i primi cinque secondi per capire se un attore ha ottenuto il ruolo”, ha spiegato. “In questo caso è andata esattamente così.”
In un’altra intervista Brennan ha reso ancora meglio l’idea, spiegando che dopo pochi istanti guardando il provino aveva già pensato: “È lei.” Non servì aspettare una scena intera, né confrontare mille dettagli tecnici.
Il motivo stava soprattutto nella presenza.
Lizzie Borden, per come Murphy e Brennan volevano raccontarla, non doveva essere soltanto inquietante. Serviva qualcuno capace di far convivere fragilità, rabbia, intelligenza e qualcosa di difficilmente leggibile. La loro Lizzie è una giovane donna repressa dalla famiglia e dall’ambiente in cui vive, ma anche qualcuno che la serie trasforma gradualmente in una figura molto più pericolosa.
Brennan ha parlato di Beatty come di un’attrice capace di mostrare intelligenza e profondità senza rendere il personaggio immediatamente decifrabile. Era esattamente ciò che cercavano per una donna sulla quale, ancora oggi, esistono letture completamente opposte.
Ella Beatty, però, prima del provino non era affatto un’esperta del caso.
Ha raccontato che conosceva poco la storia reale di Lizzie Borden. Appena arrivò l’audizione iniziò quindi a recuperare materiale in maniera quasi compulsiva. “Ho ascoltato ogni podcast true crime che riuscivo a trovare”, ha spiegato, perché voleva capire almeno i fatti principali e soprattutto rendersi conto di quante versioni differenti esistessero sulla vicenda.
Quella confusione, invece di diventare un problema, le fu utile.
Il caso Borden è ancora oggi pieno di punti oscuri. Lizzie fu accusata degli omicidi del padre Andrew e della matrigna Abby, ma venne assolta nel 1893. Da allora sono nate decine di teorie su ciò che potrebbe essere successo davvero.
Beatty ha spiegato che proprio questa assenza di una risposta definitiva le diede libertà come attrice. Poteva partire dalle testimonianze, dalle ricostruzioni, dalle contraddizioni e poi usarle come materiale per costruire qualcosa di nuovo.
La sua priorità, però, non era imitare perfettamente la Lizzie storica.
“Il mio lavoro principale era esplorare il personaggio che Ian e Ryan avevano creato”, ha detto. Il materiale reale serviva come base, ma la Lizzie di Monster resta una versione fortemente romanzata, costruita dagli autori per riempire vuoti che la storia non ha mai chiarito.
Questo spiega anche perché il provino dovesse mostrare qualcosa di diverso dalla semplice somiglianza fisica.
Murphy e Brennan non cercavano una copia della Lizzie Borden delle fotografie dell’Ottocento. Cercavano qualcuno capace di sostenere una versione del personaggio che passa dalla repressione alla ribellione, dalla vulnerabilità alla violenza, mantenendo però sempre una parte difficile da interpretare.
Beatty ha descritto Lizzie come una donna “intrappolata sessualmente, spiritualmente ed emotivamente” dalle regole della sua epoca. Secondo lei, quella pressione continua è il luogo dal quale nella serie nascono sia la rabbia sia la forza del personaggio.
C’è anche un dettaglio curioso.
Ella Beatty, nella vita reale, è praticamente l’opposto della persona che vediamo impugnare l’accetta nella serie. Ha confessato di essere molto impressionabile davanti al sangue e alla violenza. Ha detto di evitare perfino video nei quali qualcuno cade e si fa male.
Sul set, invece, doveva diventare la prima protagonista femminile della storia di Monster.
La responsabilità non era piccola. Le stagioni precedenti avevano raccontato Jeffrey Dahmer, i fratelli Menendez ed Ed Gein. Con Lizzie Borden, la serie cambiava prospettiva e metteva per la prima volta una donna al centro dell’intera stagione.
Beatty ha detto di essersi sentita “incredibilmente fortunata” a essere la prima “donna mostro” dell’antologia, ma sapeva anche che Murphy e Brennan volevano esplorare una domanda precisa: una persona violenta nasce così oppure viene trasformata dalle circostanze?
A renderla ancora più particolare c’è la sua storia personale.
Ella è figlia di Warren Beatty e Annette Bening, due nomi enormi del cinema americano, ma Monster rappresenta il suo primo vero ruolo televisivo da protagonista. Si è diplomata alla Juilliard nel 2022, ha lavorato in Feud: Capote vs. The Swans e successivamente a Broadway in Appropriate.
Quindi Brennan non stava scegliendo una star già affermata.
Stava affidando una stagione intera di una delle antologie Netflix più conosciute a un’attrice ancora all’inizio della carriera.
Eppure, secondo lui, quei primi secondi di provino avevano già risolto il problema.
Forse è proprio questo il dettaglio più interessante del casting: dopo una ricerca ampia e molte attrici considerate, non fu necessario ragionare a lungo. Appena Ella Beatty apparve sullo schermo, Ian Brennan ebbe la sensazione di aver trovato Lizzie.
Il resto è arrivato dopo: ricerche, podcast, studio del personaggio, discussioni sulla vera Borden e sulla versione inventata per la serie.
La decisione, invece, era praticamente già presa.
Tu pensi che Ella Beatty sia stata la scelta giusta per interpretare Lizzie Borden oppure avresti preferito un’attrice più conosciuta? Scrivicelo nei commenti.


