Ci sono momenti a Sanremo che valgono più della vittoria finale. Uno di questi è andato in scena sabato sera quando Carlo Conti ha consegnato il Premio Sergio Bardotti per il miglior testo a Fedez e Marco Masini per “Male necessario”. Un riconoscimento che arriva dalla giuria della sala stampa, quella composta dai giornalisti che seguono il Festival ogni giorno dall’interno e che di canzoni, testi e collaborazioni improbabili ne hanno viste abbastanza da riconoscere quando qualcosa funziona davvero.
E questa funzionava davvero.
“Male necessario” è una canzone che non si sarebbe potuta scrivere senza questi due artisti insieme. Da un lato Fedez, uno dei rapper più discussi e polarizzanti della scena italiana, capace di parlare a milioni di giovani con una schiettezza che spesso divide. Dall’altro Marco Masini, uno dei cantautori più intensi e profondi che la musica italiana abbia prodotto negli ultimi trent’anni, con una carriera costruita su testi che non hanno mai avuto paura di andare in profondità dove fa male. Mettere insieme questi due sembrava sulla carta una scommessa rischiosa, forse persino una trovata pubblicitaria. Sul palco dell’Ariston si è rivelata qualcosa di completamente diverso.
L’affiatamento tra i due è stato visibile fin dalla prima esibizione. Non c’era la distanza imbarazzata di chi si trova accanto a qualcuno con cui non condivide niente. C’era invece la naturalezza di chi ha lavorato insieme su qualcosa in cui crede, che ha discusso ogni parola, che ha trovato un punto di incontro autentico tra mondi apparentemente lontani. Masini ha portato il peso specifico di chi sa costruire un verso che rimane. Fedez ha portato la capacità di parlare al presente, di usare un linguaggio che arriva immediato. Il risultato è stato una canzone che funzionava su più livelli, capace di toccare generazioni diverse con la stessa forza.
Il Premio Sergio Bardotti esiste proprio per riconoscere questo: la qualità della scrittura, la cura delle parole, la capacità di costruire un testo che ha qualcosa da dire oltre il ritornello. Bardotti è stato uno dei più grandi autori della canzone italiana, e portare il suo nome su questo riconoscimento significa mettere l’asticella molto in alto. Il fatto che la giuria abbia scelto “Male necessario” dice che quel testo ha passato un esame severo.
Viene però spontaneo chiedersi cosa sarebbe successo se la classifica generale avesse fatto le stesse considerazioni. Fedez e Marco Masini hanno chiuso al quinto posto nella graduatoria finale, alle spalle di Sal Da Vinci, Sayf, Ditonellapiaga e Arisa. Con un brano di quella qualità, con quella scrittura e quell’intesa sul palco, avrebbero potuto benissimo competere per il primo posto. Non è andata così, e il televoto ha i suoi meccanismi che non sempre premiano la profondità di un testo.
Ma il Premio Bardotti dice una cosa precisa: chi ascolta con attenzione ha capito cosa c’era dentro quella canzone.
In un Festival dove spesso i testi sono l’ultima cosa a cui si presta attenzione, “Male necessario” ha dimostrato che le parole contano ancora. E Masini lo sa meglio di chiunque altro.
Avete ascoltato “Male necessario”? Pensate che Fedez e Masini avrebbero meritato di arrivare più in alto in classifica? Lasciate un commento e diteci la vostra.


