L’autore Michael Wolff ha deciso di raccontare sul suo Substack gli ultimi giorni di Jeffrey Epstein in carcere, offrendo dettagli piuttosto inquietanti sulla condizione fisica e mentale del pedofilo prima della sua morte. Una storia che ci mostra quanto sia stata dura la caduta per un uomo abituato a ogni tipo di lusso.
Il germofobico costretto a vivere nella sporcizia
Jeffrey Epstein era noto per essere un germofobico ossessivo. Per lui, che aveva vissuto in ville lussuose e viaggiato su jet privati, trovarsi in una cella del Metropolitan Corrections Center è stato uno shock devastante.
Secondo quanto scrive Wolff, Epstein era stato portato attraverso il tunnel sotterraneo che collegava il carcere al tribunale federale. Ma la cosa più scioccante è questa: piuttosto che toccare la biancheria sporca del letto, aveva passato due giorni interi in piedi nella sua cella, senza dormire, camminando avanti e indietro come un animale in gabbia.
La sua ossessione per la pulizia era così forte che preferiva restare sveglio per 48 ore piuttosto che sdraiarsi su lenzuola che considerava contaminate. Un dettaglio che ci fa capire quanto fosse profondo il suo disagio psicologico in quella situazione.
L’apparizione in tribunale: un uomo distrutto
Quando finalmente uscì dalla cella per un’udienza, la scena fu desolante. Wolff descrive Epstein con la sua tuta da prigione blu tutta sgualcita e sporca, con una striscia marrone sul lato sinistro. Non si era fatto la barba, i capelli grigi erano completamente arruffati.
“Sembrava essere stato spinto fuori, come un bambino al suo primo saggio”, scrive Wolff. “Per un secondo esitò. Poi avanzò lentamente trascinando i piedi, con la testa bassa”. L’immagine è quella di un uomo completamente annientato dalla situazione.
Wolff continua con una descrizione ancora più cruda: “Sembrava sorprendente che avesse la forza di tirare fuori la sua sedia al tavolo della difesa. I volti delle persone che sono a pochi giorni o settimane dalla morte possono spesso sembrare sconvolti e incomprensibili, i loro occhi vedono già un altro mondo. Epstein aveva esattamente quell’aspetto”.
L’attesa di un accordo che non è mai arrivato
Prima della sua morte, avvenuta il 10 agosto 2019 in quella che fu catalogata come un suicidio, Epstein aveva delle aspettative precise. Credeva che qualcuno sarebbe venuto a offrirgli un accordo.
Da una parte sperava che la Casa Bianca si facesse viva, dall’altra temeva che fosse il Distretto Meridionale di New York a contattarlo per fargli “voltare le spalle” a qualcuno in cambio di una riduzione della pena.
Il piano su Bill Clinton
Se fosse stata la Casa Bianca a contattarlo, secondo Wolff, Epstein si aspettava che volessero informazioni su Bill Clinton, che aveva avuto legami con il pedofilo. “La Casa Bianca, attraverso il Dipartimento di Giustizia, stava cercando di perseguire un’ossessione repubblicana di lunga data”, scrive l’autore.
L’idea era quella di far rivelare a Epstein i segreti sessuali di Clinton. Trump, secondo Wolff, era ossessionato da Clinton e da quello che Epstein sapeva su di lui. Soprattutto nei giorni successivi alla storia dello stupro di E. Jean Carroll, Trump avrebbe fatto pressioni su chiunque potesse essere pressato per “spremerlo”.
L’alternativa: tradire Trump
Dall’altra parte, Epstein pensava che i procuratori del Distretto Meridionale di New York avrebbero voluto che lui tradisse Trump in cambio di un accordo. Wolff sostiene che il distretto aveva fatto passare l’arresto di Epstein oltre il procuratore generale di Trump, Bill Barr, che si era stranamente astenuto dopo l’arresto per poi revocare rapidamente la sua astensione.
Una situazione paradossale dove il sex offender si trovava al centro di giochi di potere molto più grandi di lui, sperando che qualcuno gli offrisse una via d’uscita.
Ghislaine Maxwell e Trump
Mentre Epstein non ha mai affrontato la punizione per i suoi crimini perché è morto prima del processo, la sua ex complice Ghislaine Maxwell sta scontando una pena di 20 anni per traffico sessuale. È stata recentemente trasferita in una struttura a sicurezza minima in Texas, conosciuta come “Club Fed” per i suoi comfort.
In alcune interviste, Maxwell ha affermato di non aver mai visto Trump “in alcuna situazione inappropriata” con giovani ragazze associate a Epstein. Una dichiarazione che molti hanno visto come un tentativo di guadagnarsi la grazia presidenziale.
Trump e l’ossessione per Epstein
Nonostante tutto, Trump non riesce a sfuggire al nome di Epstein. Il politico controverso ha definito l’ossessione per il criminale una “bufala democratica”, nonostante sia stato accusato di aver scritto un biglietto a Epstein per il suo 50esimo compleanno, includendo anche uno schizzo di una donna nuda.
In risposta alle accuse, Trump ha negato di aver mai scritto il biglietto e ha detto: “Non commento qualcosa che è una questione morta. Ho dato tutti i commenti allo staff. È una questione morta”.
Il finale tragico
Nessuno dei due scenari immaginati da Epstein si è concretizzato. Secondo il referto medico, si è suicidato mentre aspettava di rispondere delle sue accuse. La sua morte ha lasciato molte domande senza risposta e ha alimentato numerose teorie del complotto.
La storia degli ultimi giorni di Epstein ci mostra la caduta di un uomo potente ridotto a un relitto umano in una cella di prigione. Un germofobico che si sporcava addosso, un uomo abituato al lusso ridotto a una tuta sporca, un manipolatore che sperava ancora in qualche miracoloso accordo dell’ultimo minuto che non è mai arrivato.
E tu cosa ne pensi? Credi alla versione ufficiale del suicidio di Epstein o pensi che ci sia dell’altro? Raccontami la tua opinione nei commenti qui sotto!


