Alla fine degli anni Novanta, Ben Affleck era considerato il golden boy indiscusso di Hollywood. Grazie a pellicole generazionali come In cerca di Amy e soprattutto Will Hunting – Genio ribelle, l’attore sembrava destinato a dominare l’industria cinematografica per decenni. Eppure, l’inizio del nuovo millennio si era rivelato una vera e propria corsa a ostacoli. Incastrato in una serie di cocenti delusioni al botteghino, prima fra tutte il disastroso Amore estremo – Tough Love (Gigli), e costantemente perseguitato dai tabloid per la sua turbolenta vita sentimentale, Affleck aveva un disperato bisogno di reinventare la propria immagine. La risposta a questa profonda crisi creativa e personale è arrivata nel 2007 con un cambio di rotta radicale: mettersi dietro la macchina da presa. Il risultato di quella scommessa si intitola Gone Baby Gone, un crime thriller emotivamente devastante che oggi sta vivendo una meritatissima seconda giovinezza grazie al suo arrivo in streaming nel catalogo di Paramount+.
Adattato dall’omonimo romanzo del 1998 scritto da Dennis Lehane (una garanzia assoluta quando si tratta di thriller dalle tinte drammatiche), il film ci trascina di peso nei quartieri più popolari e difficili di Boston, la città in cui lo stesso Affleck è cresciuto. La trama ruota attorno a due investigatori privati, interpretati in modo viscerale da Casey Affleck e Michelle Monaghan, che vengono assunti dalla disperata zia di una bambina misteriosamente scomparsa. La piccola è stata rapita dalla casa in cui viveva con la madre Helene, una donna problematica, legata allo spaccio e tragicamente negligente verso la figlia, portata sullo schermo da un’incredibile Amy Ryan. Quello che inizialmente si presenta come un classico caso di rapimento locale, si trasforma ben presto in una discesa senza freni nel lato più spietato della città. I due investigatori si troveranno a navigare in acque torbidissime, costretti a fare i conti con criminalità organizzata, corruzione all’interno del dipartimento di polizia e oscuri segreti familiari che nessuno è davvero pronto a svelare.
Oltre a un intreccio narrativo solido e implacabile, premiato non a caso con uno straordinario 94% di recensioni positive sul portale Rotten Tomatoes, la forza di Gone Baby Gone risiede in un cast corale di primissimo livello. Invece di cedere alla vanità di ritagliarsi un ruolo da protagonista nel suo stesso film, Ben Affleck ha sapientemente fatto un passo indietro, lasciando spazio al fratello Casey e circondandolo di pesi massimi di Hollywood. Morgan Freeman regala un’interpretazione magistrale nei panni del carismatico capitano di polizia Jack Doyle, mentre Ed Harris porta tutta la sua ruvida intensità nel ruolo del sergente investigativo Remy Bressant. Ma la vera, dirompente rivelazione della pellicola è stata Amy Ryan: la sua cruda e dolorosa immersione nei panni di una madre single disfunzionale ha bucato lo schermo, facendole guadagnare all’epoca meritatissime nomination agli Oscar, ai Golden Globe e agli Screen Actors Guild Awards. Ogni membro del cast porta in scena una sfumatura diversa di umanità ferita, contribuendo a creare un affresco dove il confine tra giusto e sbagliato appare perennemente sfocato.
L’assenza di Ben Affleck davanti alla telecamera si è rivelata in assoluto la sua mossa più astuta, permettendo al pubblico e alla critica di concentrarsi esclusivamente sulle sue strabilianti e inaspettate doti registiche. Nel corso della sua carriera da attore, Affleck aveva lavorato con maestri del cinema indipendente come Gus Van Sant e Richard Linklater, affiancandoli a re dell’azione esplosiva come Michael Bay e John Woo. Invece di imitare pedissequamente lo stile di uno di loro, ha saputo metabolizzare quelle influenze per trovare una sua precisa cifra stilistica. Ha ancorato il suo debutto alla terra che conosceva a menadito, catturando i modi di dire, le atmosfere nebbiose e il forte senso di comunità della sua Boston in modo crudo, asciutto e incredibilmente realistico. Ha dimostrato di sapersi fidare del suo pubblico, rifiutandosi di spiegare tutto in modo didascalico e scegliendo invece di mantenere intatta la feroce ambiguità morale del romanzo.
Guardando Gone Baby Gone oggi, appare evidente come questo thriller non sia stato solo il fortunato exploit di un esordiente, ma il manifesto artistico del regista che Ben Affleck sarebbe diventato negli anni successivi, portandolo poi a trionfare agli Oscar con Argo e a dirigere raffinati successi come Air – La storia del grande salto. A quasi vent’anni dalla sua prima proiezione in sala, la pellicola conserva intatto il suo magnetismo opprimente. È un dramma poliziesco che afferra lo spettatore per la gola fin dalle prime inquadrature e non allenta mai la presa, culminando in un finale coraggioso e lacerante che continua inesorabilmente ad accendere accesi dibattiti morali. Un’opera prima formidabile che oggi trova su Paramount+ la sua vetrina ideale per conquistare una nuova generazione di spettatori.


