Attenzione: da questo momento ci sono spoiler sul finale di Resident Evil.
Il nuovo Resident Evil di Zach Cregger non adatta direttamente uno dei videogiochi, ma il finale dimostra quanto il regista abbia comunque costruito il film pensando alla saga Capcom. Bryan, il corriere medico interpretato da Austin Abrams, passa praticamente novanta minuti a cercare di sopravvivere a Raccoon City. Alla fine scopriamo però che stavamo seguendo qualcosa di molto simile alla storia delle origini di uno dei mostri che, in un videogioco della serie, avremmo incontrato soltanto come boss da abbattere.
Ed è una scelta parecchio crudele.
Bryan arriva a Raccoon City pensando di dover consegnare quello che gli è stato presentato come un organo destinato a un trapianto. La città, intanto, sta precipitando nel caos provocato dall’Umbrella Corporation e dall’infezione che trasforma le persone in zombie. Cregger aveva spiegato prima dell’uscita che il film avrebbe raccontato una storia completamente nuova ambientata nell’universo dei giochi, senza riproporre semplicemente Leon, Jill, Chris o gli altri personaggi più famosi.
Per gran parte del film Bryan è quindi il nostro punto di riferimento. È spaventato, impreparato e continua a finire in situazioni sempre peggiori. A metà della storia viene morso al braccio da una bambina infetta, ma continua comunque la sua missione.
Soltanto alla fine scopre cosa sta trasportando realmente.
Il contenuto del pacco è un elemento necessario per sintetizzare una cura. Bryan riesce persino a raggiungere il laboratorio, dopo tutto quello che ha attraversato, ma l’infezione prende definitivamente il sopravvento proprio nel momento peggiore. Il ragazzo si trasforma, massacra gli scienziati e la possibile cura finisce fuori dalla sua portata.
L’ultima immagine completa la trasformazione. Alcuni elicotteri della Guardia Nazionale si trovano davanti un Bryan ormai pesantemente mutato, molto lontano dal ragazzo che abbiamo seguito all’inizio.
Se hai giocato a Resident Evil, quella scena assume immediatamente un altro significato.
La saga è piena di creature mostruose che, prima di diventare nemici giganteschi, erano persone. Il giocatore spesso le incontra soltanto alla fine del loro percorso, quando ormai non resta quasi nulla dell’essere umano che erano state.
Pensiamo a Lisa Trevor, introdotta nel remake del primo Resident Evil. Dietro quella creatura deformata e terrificante c’è una ragazza utilizzata per anni negli esperimenti dell’Umbrella. Oppure a William Birkin in Resident Evil 2, scienziato che finisce trasformato proprio dal virus al quale aveva lavorato.
Bryan segue esattamente quella tradizione, con una differenza importante.
Stavolta conosciamo prima l’uomo e soltanto dopo il mostro.
Cregger ci fa trascorrere quasi tutto il film con lui, vediamo quanto fatica per restare vivo e sappiamo persino quanto sia arrivato vicino a completare la missione. Se questa stessa creatura comparisse semplicemente davanti al giocatore alla fine di un livello, probabilmente penseremmo soltanto a come ucciderla.
Il film ci obbliga invece a ricordare chi c’era prima.
È anche una risposta interessante alle critiche ricevute dal progetto quando venne annunciato che non avrebbe adattato direttamente uno dei giochi. Cregger ha spiegato che, pur raccontando personaggi nuovi, la storia è stata pensata specificamente come Resident Evil e non come un normale film di zombie al quale sia stato aggiunto successivamente il nome della saga.
Le prime recensioni sembrano aver premiato questa scelta. Al momento il film ha il 96% di recensioni positive su Rotten Tomatoes, mentre il pubblico verificato è sopra il 90%. Diversi critici hanno sottolineato proprio quanto riesca a recuperare la sensazione dei videogiochi senza trasformarsi nella loro copia cinematografica.
C’è però qualcosa di particolarmente amaro nel destino di Bryan.
Passiamo il film aspettando che riesca finalmente a uscire da quell’incubo. La struttura stessa ci abitua a considerarlo l’eroe della storia. Soltanto negli ultimi minuti capiamo che potremmo aver assistito invece al prologo di un futuro boss di Resident Evil.
Non sappiamo cosa succeda dopo lo scontro con gli elicotteri e il film non contiene una scena dopo i titoli che chiarisca il suo destino. Cregger chiude quindi la storia esattamente lì, lasciandoci con Bryan dall’altra parte rispetto a dove lo avevamo trovato.
Una conclusione cattiva, ma molto coerente con questo universo.
A te è piaciuto il finale di Resident Evil oppure avresti preferito un destino diverso per Bryan? Scrivicelo nei commenti.


