Diciamolo chiaramente: in un festival dove l’autotune è diventato quasi un elemento fisso della scaletta, il duetto tra Eros Ramazzotti e Alicia Keys nella terza serata di Sanremo 2026 è arrivato come una boccata d’aria fresca. Diciotto minuti di musica vera, di voci vere, di emozione autentica. Il tipo di esibizione che ti ricorda perché la musica, quella con la M maiuscola, non passa mai di moda.
La serata è partita con un colpo di scena non annunciato: ad introdurre Eros sul palco dell’Ariston è stata la voce di Pippo Baudo, il conduttore storico a cui è dedicata questa 76esima edizione del Festival. Baudo ha ricordato di aver lanciato Ramazzotti nel 1984 tra i Giovani con “Terra promessa” e di averlo visto trionfare tra i Big nel 1986 con “Adesso tu”. Quarant’anni esatti. Una storia che l’Ariston porta scritta nelle pareti.
Eros ha cominciato proprio da lì, da “Adesso tu”, con il Maestro Valeriano Chiaravalle alla direzione dell’orchestra. La platea ha cantato ogni parola, come sempre accade quando un brano entra davvero nella vita delle persone. Ramazzotti ha faticato a trattenere l’emozione – e non lo ha nemmeno nascosto. “Per Sanremo verrei anche dal Messico”, ha detto a Carlo Conti, ricordando che ha interrotto il suo tour mondiale pur di essere lì quella sera. E si vedeva.
Poi è arrivata lei.
Alicia Keys ha sceso la scalinata dell’Ariston in total black, accolta da un’ovazione. Diciassette Grammy Awards, una carriera costruita sul talento vero, senza scorciatoie. E un legame con l’Italia che in pochi conoscono: le sue radici affondano in Sicilia, terra dei suoi nonni. Sanremo, per lei, non era una tappa qualsiasi.
C’è stato un piccolo intoppo tecnico – l’auricolare che non funzionava – e per qualche minuto l’Ariston ha trattenuto il fiato. Eros ha gestito l’imbarazzo con il mestiere di chi quel palco lo conosce da quarant’anni. “È il bello della diretta”, ha sorriso. Carlo Conti ha mandato la pubblicità, i tecnici hanno risolto, e quando finalmente la musica è ripartita non è rimasto niente di quell’imbarazzo. Solo lo spettacolo.
Il duetto su “L’aurora” – il brano che Eros scrisse per la figlia Aurora, nata nel 1996 dalla relazione con Michelle Hunziker, e ora reinciso nel suo album “Una storia importante” – è stata un’anteprima mondiale. Alicia Keys al pianoforte, lui emozionato come raramente lo si vede, le due voci che si intrecciavano senza nessun artificio elettronico a fare da stampella. Solo fiato, tecnica e anni di musica vissuta sul serio.
L’Ariston si è alzato in piedi.
Alicia Keys ha poi regalato una versione solo piano e voce di “Empire State of Mind”, cambiando “New York” con “Sanremo”. Una trovata semplice ma efficace, che ha fatto esplodere ancora una volta la platea.
Per noi è stata l’esibizione più bella del Festival. Non per nostalgia, non per abitudine. Ma perché quando due interpreti del loro livello condividono un palco senza niente che li aiuti – niente autotune, niente trucchi – si sente la differenza. Eccome se si sente.
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