Rita De Crescenzo non ha nessuna intenzione di rinunciare alla scimmietta Mimì. La creator napoletana, ormai una delle figure più riconoscibili e discusse sui social italiani, ha raccontato di voler portare l’animale dall’Egitto a Napoli e di essersi affidata anche a un avvocato egiziano per capire se esista una strada legale per riuscirci.
La storia va avanti da settimane e, come spesso accade con De Crescenzo, si è trasformata rapidamente in un caso nazionale.
Mimì è una piccola scimmia comparsa nei video pubblicati durante un viaggio a Sharm el-Sheikh. Rita l’ha mostrata in braccio, con il pannolino, il biberon e piccoli accessori acquistati per lei. Fin dall’inizio ha spiegato di essersi affezionata moltissimo all’animale, arrivando a considerarlo praticamente un membro della famiglia.
Ora vuole fare un passo ulteriore.
Durante un collegamento con La Zanzara di Giuseppe Cruciani, De Crescenzo ha spiegato che Mimì avrebbe microchip, vaccinazioni e passaporto e ha chiesto pubblicamente aiuto per riuscire a farla arrivare in Italia. Secondo quanto raccontato dalla stessa creator, la questione sarebbe già nelle mani di un legale in Egitto.
La frase che riassume meglio il suo stato d’animo è molto semplice: “Per me è come un figlio”.
Il problema è che volere bene a un animale e poterlo legalmente portare a casa sono due questioni molto diverse.
La vicenda aveva già provocato fortissime polemiche ad agosto. Dopo la pubblicazione dei primi video, il deputato Francesco Emilio Borrelli aveva presentato un esposto chiedendo accertamenti alla Procura di Napoli, al Ministero dell’Ambiente, ai Carabinieri del servizio CITES e all’Ambasciata italiana al Cairo. ANSA aveva precisato che, basandosi soltanto sulle immagini diffuse online, non era possibile stabilire con certezza la specie, l’età, la provenienza dell’animale e soprattutto la regolarità della documentazione.
Ed è proprio la specie di Mimì uno degli aspetti ancora poco chiari.
Alcune ricostruzioni hanno parlato di un giovane cercopiteco. L’Unione Italiana dei Giardini Zoologici e degli Acquari aveva ipotizzato in particolare un Chlorocebus pygerythrus, inserito nell’Appendice II della Convenzione CITES. Non si tratta però di un’identificazione ufficiale fatta attraverso un esame dell’animale, quindi è meglio non considerarla definitiva.
La questione normativa è ancora più importante.
Per un cane o un gatto possono bastare, a seconda del Paese di provenienza, identificazione, certificazioni veterinarie e procedure sanitarie previste. Una scimmia non viene trattata allo stesso modo.
I primati sono animali selvatici sottoposti a regole molto più rigide, legate sia alla tutela delle specie sia alla possibilità di detenerli privatamente. Repubblica, citando l’Istituto Jane Goodall, ha ricordato che in Italia la detenzione privata di una scimmia è vietata e che il commercio internazionale di molti primati rientra inoltre nelle norme CITES.
Questo significa che microchip e libretto delle vaccinazioni, anche se regolari, non garantiscono automaticamente la possibilità di portare Mimì a Napoli e tenerla in casa.
Ed è probabilmente proprio su questo terreno che dovrà lavorare l’avvocato incaricato da De Crescenzo.
La storia, tra l’altro, era già diventata enorme prima dell’ultimo annuncio. Una petizione nata per chiedere alle piattaforme di intervenire sui contenuti legati alla scimmietta aveva superato prima le 20 mila firme e successivamente si era avvicinata alle 30 mila. Alcuni dei video erano inoltre scomparsi dai profili social, anche se non era stato chiarito pubblicamente se fossero stati rimossi direttamente dagli autori oppure dalle piattaforme.
Gli animalisti contestano soprattutto un aspetto: umanizzare un primate non significa necessariamente rispettarne le esigenze.
L’etologa Chiara Grasso aveva spiegato a Repubblica che le scimmie hanno bisogni sociali e comportamentali molto complessi e che crescere un animale selvatico come fosse un normale animale domestico può causare problemi sia al primate sia alle persone che lo circondano.
Rita, però, continua a raccontare la vicenda da una prospettiva completamente diversa.
Per lei Mimì non è un animale acquistato durante una vacanza e dimenticato una volta tornata a casa. È diventata una presenza alla quale dice di essersi legata profondamente. E il fatto di aver incaricato un avvocato lascia capire che non considera chiusa la questione.
Da fenomeno social, quindi, la storia di Mimì sta diventando una vera battaglia legale e burocratica.
Il finale non è affatto scontato. De Crescenzo può cercare tutte le autorizzazioni necessarie e far verificare ogni documento, ma saranno le autorità competenti a stabilire se l’animale possa lasciare l’Egitto, entrare in Italia e soprattutto quale sistemazione sia consentita dalla legge.
Una cosa, intanto, è certa: Rita è riuscita ancora una volta a far parlare mezza Italia.
Solo pochi mesi fa il suo nome era stato associato al caso Roccaraso, capace di trasformarsi in un fenomeno mediatico enorme dopo i suoi video. Adesso a tenere banco c’è una piccola scimmia con il biberon e una domanda che probabilmente continueremo a sentire ancora per un po’: Mimì arriverà mai a Napoli?
Tu cosa ne pensi? Rita dovrebbe poter portare Mimì con sé se riuscisse a ottenere tutte le autorizzazioni oppure una scimmia dovrebbe vivere soltanto in strutture adatte alla sua specie? Scrivilo nei commenti.


