Monster: La storia di Lizzie Borden parte da uno dei casi di cronaca nera più famosi degli Stati Uniti, ma non prova affatto a ricostruirlo in maniera fedele. Ryan Murphy e Ian Brennan prendono persone realmente esistite, alcuni fatti documentati e molte zone d’ombra del caso Borden, poi riempiono quei vuoti con relazioni, omicidi, tradimenti e incontri che nella realtà non risultano mai avvenuti.
È una distinzione importante perché la vera Lizzie Borden fu accusata degli omicidi del padre Andrew e della matrigna Abby, avvenuti il 4 agosto 1892 a Fall River, ma venne assolta nel giugno del 1893. Nessun altro fu condannato e ancora oggi non sappiamo con certezza chi abbia ucciso i due coniugi. La serie Netflix sceglie invece una propria risposta e costruisce attorno a quella soluzione una storia molto più ampia.
Gli stessi autori non hanno nascosto questo approccio. Netflix descrive quella interpretata da Ella Beatty come una versione fortemente romanzata della donna reale, costruita utilizzando elementi storici per riempire ciò che non conosciamo della sua vita.
Alcune modifiche sono piccole. Altre cambiano completamente ciò che lo spettatore pensa dei protagonisti. Vediamo le dieci più importanti.
1. La serie ci mostra Lizzie Borden come assassina, ma la sua colpevolezza non è mai stata provata
È la libertà narrativa da cui dipende praticamente tutto il resto.
In Monster non ci troviamo davanti a una serie che mantiene fino alla fine il dubbio su Lizzie. La vediamo partecipare agli omicidi di Andrew e Abby Borden, quindi per la storia raccontata da Netflix la questione è risolta.
Storicamente non lo è affatto.
Lizzie fu arrestata, processata e infine dichiarata non colpevole. Contro di lei esistevano diversi elementi sospetti e il caso continua a essere discusso ancora oggi, ma le prove erano prevalentemente circostanziali. Alcuni elementi che avrebbero potuto danneggiarla non furono neppure ammessi durante il processo.
Questo non significa che Lizzie fosse sicuramente innocente. Significa semplicemente che la versione di Netflix è una possibile interpretazione trasformata in racconto, non la soluzione storica del delitto.
2. La relazione sentimentale tra Lizzie e Bridget Sullivan non è documentata
Uno dei rapporti più importanti della stagione è quello tra Lizzie e Bridget “Maggie” Sullivan, la domestica irlandese della famiglia Borden interpretata da Vicky Krieps.
Nella serie il legame diventa sentimentale e sessuale. Bridget comprende la frustrazione di Lizzie, entra nella sua intimità e finisce per assumere un peso enorme nella trasformazione della protagonista.
Non esistono prove storiche solide di una relazione amorosa tra le due. Bridget lavorò realmente in casa Borden ed era presente nell’abitazione il giorno degli omicidi, ma le fonti disponibili non documentano una storia sentimentale con Lizzie.
È una differenza enorme, perché Netflix non utilizza questa possibilità soltanto come una teoria accennata. La trasforma in uno dei rapporti su cui poggia emotivamente l’intera stagione.
3. Bridget non risulta essere stata la complice di Lizzie negli omicidi
La serie va ancora oltre e trasforma Bridget in una vera complice.
La ricostruzione storica è molto diversa. Sullivan testimoniò che la mattina del 4 agosto stava svolgendo alcune faccende, tra cui lavare le finestre. Disse poi di essere salita nella propria stanza per riposarsi prima di essere chiamata da Lizzie, che le annunciò che Andrew era stato ucciso.
Negli anni sono nate teorie secondo cui Bridget potesse sapere più di quanto avesse raccontato. Una conoscente sostenne molto tempo dopo che Sullivan avrebbe detto di aver “aiutato” Lizzie durante il processo, ma la stessa Bridget non confessò mai di aver partecipato agli omicidi e continuò a sostenere di non sapere chi fosse il colpevole.
Monster prende quindi una delle tante zone grigie del caso e la trasforma in un fatto preciso.
4. Andrew Borden che mette incinta Bridget è un’invenzione della serie
Netflix rende ancora più drammatica la situazione in casa Borden attribuendo ad Andrew un rapporto sessuale con Bridget e una gravidanza.
Non abbiamo documentazione storica che sostenga questa vicenda.
People la include esplicitamente tra gli elementi inventati dalla serie, insieme alla relazione tra Bridget e Lizzie.
La modifica serve chiaramente alla sceneggiatura perché rende Andrew ancora più opprimente e crea una motivazione personale ulteriore per Bridget. Ma proprio per questo altera parecchio il modo in cui lo spettatore interpreta la famiglia.
Andrew Borden resta una figura sulla quale esistono testimonianze e discussioni, ma trasformare una relazione sessuale con la domestica in un elemento della trama significa aggiungere un fatto per il quale non esiste una base storica conosciuta.
5. Abby che uccide le colombe di Lizzie non è un fatto accertato
Un’altra scena costruita per alimentare l’odio di Lizzie verso la matrigna riguarda gli animali.
La serie attribuisce ad Abby Borden l’uccisione delle colombe di Lizzie, trasformando l’episodio in un altro tassello della crudeltà domestica che circonda la protagonista.
La storia reale è molto meno chiara. Le ricostruzioni contemporanee sottolineano che non è nemmeno certo che esistesse il tipo di colombaia rappresentato dalla serie e non ci sono prove che Abby abbia deliberatamente ucciso gli animali di Lizzie.
La scelta funziona perfettamente dal punto di vista televisivo perché offre allo spettatore una ragione immediata per provare risentimento verso Abby. Il rischio, però, è ricordare quella scena come un episodio biografico autentico.
Non lo è.
6. La depressione di Abby, la sua infertilità e il desiderio di divorziare sono stati aggiunti
Rebecca Hall interpreta un’Abby Borden molto più sviluppata rispetto alla figura che generalmente occupa poche righe nelle ricostruzioni del caso.
Questo consente alla serie di darle una vita emotiva propria, ma diverse parti della sua storia sono state create dagli sceneggiatori.
La depressione, i problemi di fertilità e la volontà di lasciare Andrew attraverso un divorzio non risultano documentati come vengono rappresentati in Monster. People li indica tra le invenzioni inserite per costruire il personaggio televisivo.
È comprensibile che una serie debba trasformare persone del XIX secolo, delle quali conosciamo inevitabilmente soltanto alcuni aspetti, in personaggi capaci di sostenere otto episodi.
Il problema nasce soltanto se dimentichiamo dove termina la documentazione e dove comincia la sceneggiatura.
7. Lizzie provò a comprare acido prussico, ma il tentativo di avvelenamento è romanzato
Questo è uno dei casi più interessanti perché Netflix parte da un fatto reale e lo modifica fino a trasformarlo in qualcosa di diverso.
Lizzie avrebbe effettivamente cercato di acquistare acido prussico, cioè cianuro di idrogeno, da una farmacia poco prima degli omicidi. La testimonianza del farmacista divenne uno degli elementi discussi durante il caso, anche se non fu ammessa al processo.
La serie collega però quell’episodio a un tentativo concreto di avvelenare la famiglia e mostra Andrew e Abby colpiti da violentissimi disturbi dopo una cena.
Netflix stessa riconosce che questa trasformazione dell’acquisto del veleno in un tentativo di omicidio è una scelta drammatica. Nella realtà sappiamo che alcuni componenti della famiglia ebbero problemi gastrointestinali nei giorni precedenti al delitto, ma non è stato dimostrato che Lizzie li avesse avvelenati.
La differenza è enorme: provare ad acquistare una sostanza sospetta e usarla realmente per tentare un duplice omicidio non sono la stessa cosa.
8. Lizzie e Bridget non uccisero Bertha Manchester come prova generale
Tra le libertà più sorprendenti della stagione c’è Bertha Manchester.
In Monster, il suo omicidio diventa quasi una prova generale per Lizzie e Bridget prima del massacro dei Borden. È una scelta che contribuisce a trasformare le due donne in una coppia criminale già attiva prima della morte di Andrew e Abby.
Bertha Manchester è esistita ed è stata realmente assassinata, ma venne uccisa dopo i Borden, non prima. Lizzie non fu riconosciuta come responsabile del delitto. Un immigrato portoghese, Jose Correa de Mello, venne invece condannato per l’omicidio, anche se quella condanna è stata successivamente considerata problematica.
Cambiare la cronologia permette alla serie di usare il caso Manchester come parte della formazione criminale di Lizzie, ma storicamente questa sequenza non esiste.
9. Nance O’Neil non preparò Lizzie al processo: le due si conobbero molti anni dopo
La presenza dell’attrice Nance O’Neil crea un altro forte problema cronologico.
Nella serie viene inserita nella vita di Lizzie già attorno al processo e assume un ruolo importante nella costruzione della sua immagine pubblica.
La vera amicizia tra Lizzie Borden e Nance O’Neil appartiene invece a un periodo molto successivo.
Dopo l’assoluzione Lizzie iniziò a frequentare maggiormente l’ambiente teatrale e conobbe O’Neil negli anni successivi. La loro vicinanza è documentata soprattutto nei primi anni del Novecento e fu uno dei motivi indicati nelle ricostruzioni sulla rottura tra Lizzie e la sorella Emma nel 1905.
Nance quindi non poteva essere la donna che preparava Lizzie al processo del 1893, perché quel rapporto arrivò anni dopo.
La serie sposta una persona realmente importante nella vita adulta di Lizzie indietro nel tempo perché narrativamente è molto più utile averla presente durante il momento più famoso della sua storia.
10. Aileen Wuornos non visitò la casa di Lizzie Borden e non esiste un legame documentato tra loro
Probabilmente questa è la libertà narrativa più evidente dell’intera stagione.
Sarah Paulson interpreta Aileen Wuornos, la serial killer americana che uccise sette uomini tra il 1989 e il 1990 e venne poi condannata per sei omicidi. Monster la presenta come una donna affascinata da Lizzie Borden e arriva a mostrarla nella casa degli omicidi, trasformata in bed and breakfast.
La scena non è mai avvenuta.
La casa di Fall River iniziò a essere utilizzata come bed and breakfast aperto al pubblico nel 1996. Wuornos era già in carcere da anni e non avrebbe quindi potuto visitarla in quelle circostanze. Non esiste nemmeno documentazione che dimostri una particolare ossessione della vera Aileen per Lizzie Borden.
Il collegamento ha invece una funzione tematica molto precisa.
Ian Brennan e Ryan Murphy volevano raccontare una linea di rabbia femminile attraverso epoche differenti, motivo per cui nella stagione compaiono anche Elizabeth Báthory e Wuornos. Brennan ha spiegato che Aileen non appartiene direttamente alla storia di Lizzie, ma viene utilizzata per mostrare come quella figura sia sopravvissuta nell’immaginario americano.
Anche il finale, con il parallelismo tra le due donne, appartiene quindi alla costruzione simbolica di Monster e non alla cronaca.
La stessa cosa vale per altri momenti della serie, tra cui un successivo ricongiungimento tra Lizzie e Bridget legato al movimento per il suffragio femminile: anche questo non trova riscontro nella loro biografia documentata.
Alla fine, Monster: La storia di Lizzie Borden funziona molto meglio se la guardiamo per ciò che vuole essere: una reinterpretazione del caso Borden, non una docuserie.
Molte persone sono esistite, diversi episodi di base sono autentici e alcuni dettagli del processo vengono riprodotti con attenzione. Ma il rapporto con Bridget, gli altri omicidi, Nance O’Neil, Aileen Wuornos e numerose dinamiche familiari appartengono soprattutto alla versione di Lizzie immaginata da Ryan Murphy e Ian Brennan.
La vera storia è meno ordinata. Non ci offre una coppia di assassine, non ci consegna un movente definitivo e soprattutto non ci dice con certezza chi abbia impugnato l’arma il 4 agosto 1892.
Forse è proprio questa assenza di una risposta ad aver mantenuto vivo il caso per più di 130 anni.
Tu conoscevi tutte queste differenze tra Monster e la vera storia di Lizzie Borden? Quale modifica della serie ti ha sorpreso di più? Scrivicelo nei commenti.


