Nicolas Bossetti ha parlato per la prima volta in televisione del caso di suo padre Massimo, condannato in via definitiva all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio. Lo ha fatto a Ore 14 Sera, davanti a Salvo Sottile, sostenendo che il processo sia stato segnato da troppi errori e arrivando a definire la vicenda «molto peggio di una Garlasco 2». Parole forti, che inevitabilmente riaprono una discussione che sembrava chiusa sul piano giudiziario.
Nicolas non ha usato mezzi termini.
«Il caso di mio padre è l’errore giudiziario più grande della giustizia italiana, non c’è una cosa vera, non c’è una cosa che quadra», ha detto, aggiungendo subito dopo: «Una Garlasco 2? Molto peggio».
Il riferimento è al caso di Chiara Poggi, tornato da tempo al centro dell’attenzione per nuove verifiche e nuove contestazioni sulle indagini. Nicolas usa quel paragone per sostenere che, a suo avviso, nel caso di Yara ci sarebbero ancora più elementi da rivedere.
La posizione del figlio di Bossetti è chiarissima: per lui il padre è innocente.
«Massimo Bossetti non è Ignoto 1, il vero colpevole è ancora là fuori», ha dichiarato.
Una frase che va letta per ciò che è: la convinzione personale di Nicolas. Sul piano giudiziario, infatti, Massimo Bossetti è stato condannato in via definitiva per l’omicidio di Yara Gambirasio e quella sentenza resta valida.
Il passaggio più importante dell’intervista riguarda però il DNA.
Nicolas sostiene che il padre non abbia mai avuto la possibilità di far ripetere in maniera indipendente l’analisi della traccia genetica considerata decisiva nel processo.
«Mio padre fu condannato senza mai possibilità di difendersi, come spetta a ogni cittadino italiano, senza mai poter visionare la prova regina, senza poter riprovare a fare l’analisi del DNA», ha detto.
Poi ha aggiunto: «Ci sono stati errori a non finire. Non è mai successa in Italia una cosa del genere».
Proprio sulle nuove analisi si concentra da anni la battaglia della difesa.
Pochi giorni fa, il 5 ottobre, la Corte d’Assise di Bergamo ha rigettato la richiesta presentata dagli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini per effettuare nuovi accertamenti sui reperti. I difensori contestano in particolare la metodologia di estrazione della traccia denominata 31G20, quella contenente materiale genetico attribuito a Yara e Bossetti e considerata centrale nella condanna.
La difesa aveva chiesto anche nuovi accertamenti su altre tracce genetiche ritrovate sul giubbotto della ragazza.
La Corte ha detto no.
Gli avvocati hanno già annunciato che presenteranno ricorso in Cassazione.
Nicolas è convinto che nuove analisi potrebbero dare un risultato diverso.
«Facendo analizzare le tracce sul giubbotto di Yara sono sicuro che uscirebbe un esito diverso del DNA», ha affermato.
Anche questa, naturalmente, resta una sua convinzione fino a quando eventuali nuovi accertamenti non dovessero essere autorizzati e produrre risultati differenti.
Durante l’intervista Nicolas ha raccontato anche cosa abbia significato crescere dopo l’arresto del padre.
Aveva nove anni al momento della morte di Yara e dodici quando Massimo Bossetti venne arrestato nel giugno del 2014.
«Ogni volta che uscivo ero visto male, come il figlio di un assassino, avevano paura», ha raccontato.
Poi ha aggiunto: «Ma non sono figlio di un assassino, mio padre non è un assassino. Crescere è stato molto difficile con la mancanza di mio padre».
Sono probabilmente le parole più personali dell’intervento.
Dietro un caso giudiziario seguito per anni da televisioni e giornali, Nicolas ricorda di essere stato un bambino costretto a convivere con una vicenda enorme, con l’attenzione pubblica e con il peso di una condanna che lui continua a rifiutare.
La chiusura dell’intervista è altrettanto dura.
«La legge è uguale per tutti? Non tutti sono uguali per la legge. A mio padre non furono concessi diritti».
Dall’altra parte, i legali della famiglia Gambirasio si sono opposti alle nuove analisi e, dopo la decisione della Corte, hanno ribadito di voler evitare che il caso diventi una nuova “Garlasco 2”.
Due posizioni opposte.
Da una parte c’è una condanna definitiva.
Dall’altra un figlio che continua a chiedere che le prove vengano riesaminate e sostiene che suo padre sia innocente.
Secondo voi Nicolas Bossetti ha ragione nel chiedere nuove analisi e nel parlare di un possibile errore giudiziario, oppure le sentenze già arrivate chiudono sufficientemente il caso? Scrivetecelo nei commenti.

