Only Murders in the Building sta preparando una sesta stagione piena di nomi enormi. La serie con Steve Martin, Martin Short e Selena Gomez si sposta nel Regno Unito e aggiunge al cast David Tennant, Nicola Coughlan, Jodie Whittaker, Jim Broadbent, Richard Ayoade, Kathryn Hunter e Adrian Lukis. Insomma, una roba da guardare l’elenco e chiedersi se stiamo parlando di una comedy mystery o di una convention di attori britannici amatissimi.
La notizia è ghiotta, perché la serie Hulu, da noi legata al catalogo Disney+, continua ad attirare volti molto forti. Tennant e Whittaker richiamano subito Doctor Who, Coughlan arriva dal successo enorme di Bridgerton e Derry Girls, Broadbent è uno di quegli attori che basta nominarlo e ti viene già voglia di vedere cosa farà. Poi c’è Ayoade, con quel tipo di comicità secca e stranissima che potrebbe funzionare benissimo dentro il mondo di Only Murders.
Però una domanda viene spontanea: aggiungere così tante star non rischia di far perdere alla serie il fascino delle prime stagioni?
La sesta stagione porta Charles, Oliver e Mabel a Londra
La nuova stagione è attualmente in produzione nel Regno Unito. Dopo anni passati tra i corridoi dell’Arconia, la serie cambia aria e manda Charles, Oliver e Mabel oltre oceano. Il motivo narrativo è legato al finale della quinta stagione, con la morte di Cinda Canning, il personaggio interpretato da Tina Fey.
Cinda era una figura perfetta per questo universo: podcaster rivale, ambiziosa, tagliente, sempre pronta a trasformare il true crime in spettacolo. La sua morte offre una nuova indagine al trio, ma anche una scusa abbastanza forte per portare la storia lontano da New York.
Il cambio di ambientazione può fare bene. Dopo cinque stagioni, restare sempre dentro le stesse dinamiche rischiava di diventare comodo. Londra, con il suo immaginario da giallo classico, tra misteri, palazzi, giornalismo, aristocrazia e atmosfere alla Agatha Christie, sembra quasi fatta apposta per una serie che gioca da sempre con il genere investigativo.
Il problema, però, non è Londra. Il problema è l’affollamento.
Ogni stagione aggiunge nomi, ma il cuore era più piccolo
Le prime stagioni di Only Murders in the Building funzionavano perché avevano un equilibrio semplice e molto forte. Tre persone improbabili, tre età diverse, tre modi diversi di affrontare la solitudine, unite da un omicidio e da un podcast.
Charles era l’attore dimenticato che viveva più nel passato che nel presente. Oliver era il regista teatrale pieno di ego, debiti e battute, uno che anche davanti a un cadavere riusciva a sembrare preoccupato per la messa in scena. Mabel era la più giovane, la più chiusa, quella con il dolore più nascosto e il sarcasmo come difesa.
Il bello era stare con loro. Vederli sbagliare, litigare, indagare malissimo, affezionarsi senza ammetterlo troppo. Il mistero contava, certo, ma la serie viveva soprattutto della loro chimica. Di quegli sguardi, dei silenzi, delle battute infilate nel momento giusto.
Negli anni, però, Only Murders ha iniziato a chiamare sempre più ospiti famosi. Alcuni hanno funzionato benissimo, altri sembravano quasi comparire per ricordarci quanto fosse prestigiosa la serie. È una tentazione comprensibile. Se puoi avere Meryl Streep, Paul Rudd, Zach Galifianakis, Eva Longoria o altri nomi riconoscibili, perché dire di no?
Perché a un certo punto il rischio è che lo spettatore passi più tempo a dire “guarda chi c’è” che a seguire davvero Charles, Oliver e Mabel.
I nuovi ingressi sono fortissimi, ma servirà spazio per respirarci dentro
David Tennant è un’aggiunta perfetta, almeno sulla carta. Ha tempi comici, intensità, ironia e una faccia che può essere rassicurante o inquietante nel giro di tre secondi. Nicola Coughlan potrebbe portare energia, brillantezza e quel tipo di presenza capace di prendersi la scena senza urlare. Jodie Whittaker ha già dimostrato di saper stare benissimo dentro il mystery con Broadchurch. Jim Broadbent, poi, non ha bisogno di presentazioni.
Il punto non è la qualità degli attori. Anzi, il cast sembra ricchissimo.
Il dubbio riguarda la scrittura. Perché se hai troppi personaggi importanti, devi trovare un motivo vero per tenerli in scena. Non basta farli entrare, dar loro due battute brillanti e poi spostarli come pedine. Only Murders ha sempre funzionato quando i sospettati avevano colore, sì, ma anche una funzione precisa nella storia.
La sesta stagione dovrà fare proprio questo: usare le star senza farsi mangiare dalle star.
La serie deve ricordarsi di chi l’ha resa speciale
A questo punto della sua vita, Only Murders in the Building non deve dimostrare di essere una serie elegante o piena di ospiti celebri. Quello lo sappiamo già. Deve dimostrare di avere ancora qualcosa da dire su Charles, Oliver e Mabel.
Perché ormai i veri protagonisti rischiano di avere pochissimo spazio. Ed è un peccato, perché il pubblico non si è innamorato della serie solo per i delitti. Si è innamorato di quel trio strano, buffo, malinconico e tenerissimo, capace di trasformare un’indagine in un’amicizia improbabile.
Londra può essere una bella scossa. Il cast può essere un’arma potente. La morte di Cinda Canning può aprire una storia interessante. Però la sesta stagione dovrà stare attenta a non trasformarsi in una passerella.
La serie è nata dentro un palazzo, con tre persone sole che si sono trovate grazie a un omicidio e a un microfono. Sarebbe bello non dimenticarlo proprio adesso che il mondo intorno a loro diventa sempre più grande.
Tu che ne pensi: tutte queste star renderanno Only Murders in the Building ancora più divertente o rischiano di togliere spazio a Charles, Oliver e Mabel? Scrivilo nei commenti.


