Chi ha iniziato Monster: La storia di Lizzie Borden su Netflix potrebbe essersi fatto una domanda abbastanza inevitabile: che cosa ci fa Aileen Wuornos, interpretata da Sarah Paulson, dentro una serie ambientata principalmente alla fine dell’Ottocento?
Lizzie Borden viene accusata degli omicidi del padre e della matrigna nel 1892, mentre Wuornos uccise sette uomini in Florida tra il 1989 e il 1990 e venne giustiziata nel 2002. Quasi un secolo separa quindi le due donne e non esiste naturalmente alcun rapporto personale tra loro. Eppure Ryan Murphy e Ian Brennan hanno deciso di farle incontrare simbolicamente nella quarta stagione di Monster, costruendo un collegamento che serve a spiegare molto bene cosa voglia raccontare questa volta l’antologia Netflix.
Brennan lo ha spiegato apertamente parlando con Collider. Dopo tre stagioni dedicate soprattutto a uomini – Jeffrey Dahmer, i fratelli Menendez ed Ed Gein – gli autori sentivano che la serie aveva raccontato troppo poco le donne coinvolte in storie criminali. Lizzie Borden offriva la possibilità di cambiare prospettiva, ma Brennan non voleva limitarsi alla ricostruzione di un caso del 1892.
La stagione prova infatti a seguire una lunga storia di rabbia femminile, partendo dal passato remoto, passando per Lizzie e arrivando fino a Wuornos.
Perché Aileen Wuornos entra nella storia di Lizzie Borden
Aileen compare in maniera importante a partire dal quarto episodio. Siamo nel 1988, quasi cento anni dopo gli omicidi della famiglia Borden.
La serie racconta Wuornos durante il periodo precedente agli assassinii per i quali sarebbe diventata famosa e stabilisce un legame molto preciso con Lizzie. Aileen conosce la sua storia, ne è affascinata e arriva persino a soggiornare nella vecchia casa dei Borden a Fall River, trasformata nel frattempo in un bed and breakfast.
Netflix presenta questo collegamento come una parte fondamentale della struttura narrativa della stagione. Lizzie non diventa soltanto la protagonista di un vecchio caso criminale. Diventa una figura che continua a essere reinterpretata dalle donne che arrivano dopo di lei.
Ian Brennan considera Wuornos talmente interessante da aver ammesso che potrebbe tranquillamente sostenere una stagione intera di Monster. Tra tutti i personaggi raccontati finora dall’antologia, ha detto, è una di quelli che gli sono rimasti maggiormente impressi.
La funzione di Aileen, però, non è semplicemente quella di anticipare una possibile futura stagione.
Gli autori vogliono creare un filo che attraversa periodi completamente diversi.
Lizzie, Aileen e la rabbia femminile che Monster vuole raccontare
Brennan racconta di essersi avvicinato al caso Borden leggendo soprattutto materiali e fonti dell’epoca, evitando il più possibile le precedenti versioni cinematografiche e televisive. Alla fine della ricerca è rimasto convinto personalmente che Lizzie fosse responsabile degli omicidi, pur ricordando che venne assolta nel 1893 e che quindi dal punto di vista giudiziario non fu mai riconosciuta colpevole.
La parte che lo interessava maggiormente non era però soltanto stabilire chi avesse impugnato l’accetta.
Brennan ha cominciato a chiedersi quale tipo di vita potesse condurre una donna appartenente a quella classe sociale negli Stati Uniti di fine Ottocento. Lizzie viveva in una società nella quale le possibilità concesse alle donne erano estremamente limitate, e la serie esaspera questa condizione trasformando la casa dei Borden quasi in una prigione.
Anche Ella Beatty, che interpreta Lizzie, ha spiegato di aver pensato molto a questa dimensione. Per una giovane donna dell’epoca, ha raccontato, gli spazi concessi sul piano sessuale, emotivo e personale erano molto ridotti. La Lizzie costruita da Monster nasce proprio da quella sensazione di essere intrappolata.
Aileen Wuornos permette agli autori di fare un salto di quasi cento anni e porre una domanda più scomoda: quanto è cambiato davvero?
Brennan sostiene che la rabbia femminile non possa essere considerata un fenomeno legato soltanto al passato. La serie vuole quindi mostrare persone separate da decenni che reagiscono, in modi ovviamente estremi e criminali, a situazioni nelle quali si sentono umiliate, abusate o controllate.
Questo non equivale a giustificare gli omicidi.
Lo stesso Brennan parla degli atti commessi da queste donne come di qualcosa di terribile. La serie cerca invece di comprendere il percorso che le ha portate fino alla violenza, senza ridurle semplicemente alla definizione di “mostro”.
È una differenza importante, soprattutto perché Monster è stata spesso criticata proprio per il rischio di trasformare criminali reali in personaggi affascinanti.
Aileen Wuornos è stata una delle serial killer più famose d’America
Il nome di Aileen Wuornos è probabilmente già familiare agli appassionati di true crime.
Tra il 1989 e il 1990 uccise sette uomini in Florida. Wuornos lavorava come prostituta e sostenne che le vittime l’avessero aggredita o avessero tentato di violentarla, dichiarando di aver agito per legittima difesa. Le diverse confessioni e ricostruzioni fornite negli anni furono però contraddittorie.
Fu condannata per sei degli omicidi e giustiziata con un’iniezione letale il 9 ottobre 2002.
La sua storia è diventata famosa anche al cinema grazie a Monster del 2003, film che valse a Charlize Theron l’Oscar come migliore attrice.
Curiosamente, quindi, oggi abbiamo una serie chiamata Monster che racconta anche Aileen Wuornos, mentre uno dei film più famosi sulla sua vita portava già lo stesso titolo più di vent’anni fa.
Netflix ha inoltre pubblicato il documentario Aileen: Queen of the Serial Killers, che ricostruisce il caso attraverso materiale d’archivio e testimonianze di persone che la conobbero.
Sarah Paulson torna nell’universo di Ryan Murphy
La scelta di Sarah Paulson non sorprende chi segue Ryan Murphy da anni.
Paulson è stata uno dei volti più importanti di American Horror Story e ha lavorato con Murphy anche in Ratched, American Crime Story e altri progetti. Stavolta il ruolo è particolarmente delicato perché arriva dopo una delle interpretazioni più celebri della carriera di Charlize Theron.
Ian Brennan ha però elogiato apertamente il lavoro dell’attrice, spiegando che la sua Aileen diventa quasi il personaggio capace di chiudere il ragionamento dell’intera stagione. Secondo lui, la performance di Paulson rende evidente quella linea di rabbia che la serie vuole seguire dal passato fino al presente.
C’è anche un legame personale interessante tra Paulson ed Ella Beatty.
Le due si conoscevano già prima di Monster. Avevano lavorato insieme a Broadway in Appropriate, spettacolo di Branden Jacobs-Jenkins per il quale Sarah Paulson ha vinto un Tony Award. Beatty ha raccontato che da quell’esperienza è nata un’amicizia molto forte e ha definito Paulson una delle sue migliori amiche.
Nonostante interpretino personaggi appartenenti a epoche così lontane, nella serie arrivano anche a condividere due scene.
Una avviene nella vecchia casa dei Borden. L’altra compare verso la conclusione della stagione, creando un collegamento ancora più esplicito tra le due figure.
Non c’è soltanto Aileen: Monster torna ancora più indietro
La struttura scelta dagli autori non si limita a Lizzie e Wuornos.
Dentro la stagione troviamo anche Elizabeth Báthory, la nobildonna ungherese vissuta tra Cinquecento e Seicento diventata una delle figure più inquietanti della storia europea. Nel corso dei secoli è stata accusata di aver torturato e ucciso numerose ragazze, anche se diversi aspetti della sua leggenda sono stati messi in discussione dagli storici.
Brennan ha raccontato di aver scoperto la figura di Báthory proprio mentre lavorava sulla ricerca per Lizzie. Gli interessava perché permetteva di spingere ancora più indietro la stessa riflessione.
La serie costruisce quindi quasi una linea temporale.
Prima Báthory. Poi Lizzie Borden. Infine Aileen Wuornos.
Tre epoche lontanissime, tre donne trasformate dalla cultura popolare in figure mostruose e tre storie nelle quali realtà, processo giudiziario e leggenda hanno finito per mescolarsi.
Anche la musica serve a collegare passato e presente
Persino la colonna sonora partecipa a questo esperimento.
Monster: La storia di Lizzie Borden utilizza diversi brani punk femminili degli anni Settanta e Ottanta, una scelta apparentemente strana per una storia ambientata nel 1892.
Brennan l’ha voluta proprio per evitare che la serie sembrasse un tradizionale dramma in costume. La musica moderna serve a ricordare continuamente allo spettatore che le emozioni raccontate non appartengono soltanto all’epoca vittoriana.
Anche il tono è diverso rispetto alle precedenti stagioni.
Il creatore definisce questa quarta parte più apertamente attraversata da umorismo nero e ironia. Secondo lui, l’ambiente vittoriano estremamente repressivo si presta particolarmente bene a questo approccio: molte cose accadono davanti agli occhi dei personaggi, ma nessuno può permettersi di nominarle apertamente.
Non significa naturalmente che Monster diventi improvvisamente una commedia. Il tono rimane oscuro e la violenza è molto presente, ma ci sono più momenti nei quali la rigidità sociale dell’epoca viene osservata attraverso situazioni volutamente assurde.
Monster non vuole raccontare soltanto chi ha ucciso chi
La presenza di Aileen Wuornos diventa quindi molto più comprensibile guardando la stagione da questa prospettiva.
Monster non vuole limitarsi a ricostruire il processo di Lizzie Borden e lasciare allo spettatore il compito di decidere se fosse colpevole. Gli autori hanno scelto una propria interpretazione molto precisa e hanno allargato il racconto fino a chiedersi perché alcune donne violente diventano icone culturali mentre altre vengono dimenticate.
Aileen permette di vedere cosa succede alla leggenda di Lizzie quasi un secolo dopo.
Una donna accusata di un duplice omicidio nel 1892 diventa un riferimento per un’altra donna che vive alla fine del Novecento. Poi entrambe diventano personaggi di film, libri, documentari e serie televisive.
È un meccanismo che Brennan sembra trovare particolarmente interessante.
Lo stesso autore, parlando delle possibili future stagioni di Monster, ha ammesso che scegliere i casi è diventato sempre più complicato. Sono stati valutati BTK, Unabomber, Zodiac Killer, Green River Killer e John Wayne Gacy, ma molte idee vengono abbandonate prima ancora di arrivare alla produzione.
Non basta che un criminale abbia commesso qualcosa di terribile. Brennan cerca storie nelle quali ci sia abbastanza materiale umano, sociale e psicologico da sostenere sei o sette ore.
Aileen Wuornos, a suo giudizio, rientra pienamente in quella categoria.
Dopo aver visto cosa Sarah Paulson riesce a fare nella stagione dedicata a Lizzie Borden, non sarebbe quindi così sorprendente ritrovarla un giorno al centro di un’intera stagione.
Per ora, però, la sua presenza serve soprattutto a completare il ragionamento iniziato nel 1892.
Hai già visto Sarah Paulson nei panni di Aileen Wuornos? Ti è piaciuta l’idea di collegare la sua storia a quella di Lizzie Borden oppure avresti preferito una stagione concentrata esclusivamente sul caso Borden? Scrivicelo nei commenti.


