Il gusto amaro del tradimento parte con tutto quello che dovrebbe funzionare in un thriller da binge watching: quattro coppie benestanti, amicizie piene di crepe, tradimenti, bugie, un incendio mortale e una domanda che resta sospesa per diversi episodi. Eppure, arrivato alla fine dei sette episodi, la sensazione è stata più di stanchezza che di soddisfazione.
La serie olandese, disponibile su Netflix dal 10 settembre 2026, è tratta dal bestseller The Dinner Club di Saskia Noort e segue Karen, trasferita con il marito Michel e la figlia Sophie in un ambiente elegante e apparentemente perfetto. Ville bellissime, cene raffinate, rapporti di lunga data. Poi Evert muore in un incendio e quella facciata comincia a crollare.
Sulla carta c’era parecchio materiale interessante. Il problema è che la serie mi è sembrata troppo costruita e troppo poco viva.
Il gioco dei segreti funziona all’inizio. Ogni personaggio nasconde qualcosa, ogni relazione ha una zona d’ombra e il montaggio prova continuamente a spostare l’attenzione da una persona all’altra. Gli episodi alternano presente, passato e interrogatori, cercando di farci dubitare di tutti. Netflix presenta infatti la storia proprio come un dramma fatto di sospetti, segreti e tradimenti tra quattro coppie apparentemente perfette.
Dopo un po’, però, il meccanismo diventa troppo evidente.
Ogni episodio aggiunge un’altra bugia, un altro tradimento, un’altra informazione nascosta. Invece di aumentare davvero la tensione, questa continua accumulazione finisce per rendere quasi tutti i personaggi poco credibili. Sembra che nessuno possa semplicemente avere un problema normale: deve esserci sempre un segreto più grosso dietro.
La struttura narrativa, almeno, prova a giocare con lo spettatore. Gli interrogatori sembrano inizialmente legati alla morte di Evert, ma più avanti scopriamo che la polizia sta cercando di ricostruire un altro evento, la caduta di Hanneke dal balcone. È probabilmente uno dei trucchi migliori della stagione, perché cambia il significato di diverse scene viste in precedenza.
Il problema è che una buona costruzione non basta se i personaggi non riescono a coinvolgere.
Karen dovrebbe essere il nostro punto di ingresso, ma non sono riuscito ad affezionarmi davvero a lei. Anche nei momenti in cui la situazione si fa più pesante, resta una certa distanza emotiva. Lo stesso vale per molte delle altre coppie: tradiscono, mentono, si accusano, si coprono a vicenda, ma spesso sembrano muoversi più per esigenze della sceneggiatura che come persone vere.
Anche il tono contribuisce a questa freddezza. La serie è elegante, ben fotografata, piena di case perfette e ambienti ben curati, ma a volte sembra quasi troppo controllata. Manca quella sensazione di pericolo che dovrebbe accompagnare un thriller del genere.
Non aiuta neppure il ritmo.
Sette episodi da circa cinquanta minuti non sono molti, ma in alcuni momenti sembrano più lunghi. La serie continua a rinviare le risposte e a moltiplicare i sospetti, mentre avrei preferito una narrazione più tesa e meno dispersiva.
Il cast fa comunque il suo lavoro. Loes Haverkort, Rifka Lodeizen, Teun Luijkx e gli altri interpreti riescono a dare una certa consistenza ai personaggi, soprattutto nei momenti più tesi. Non è una serie recitata male. Anzi, il problema per me sta più nella scrittura e nel modo in cui vengono distribuite le rivelazioni.
Qualche momento riuscito c’è. Il dubbio su chi stia mentendo resta abbastanza forte da spingere avanti la visione, e il finale mette ordine in molte delle linee narrative.
Ma non mi è rimasto molto dopo i titoli di coda.
Per una serie costruita su tradimenti, morte, ricatti e rapporti tossici, mi aspettavo qualcosa di più sporco, più cattivo e soprattutto più coinvolgente. Invece Il gusto amaro del tradimento resta spesso elegante anche quando dovrebbe fare male.
La Recensione
Il gusto amaro del tradimento
Per una serie costruita su tradimenti, morte, ricatti e rapporti tossici, mi aspettavo qualcosa di più sporco, più cattivo e soprattutto più coinvolgente. Invece Il gusto amaro del tradimento resta spesso elegante anche quando dovrebbe fare male.
PRO
- La struttura con più linee temporali crea qualche buon ribaltamento.
CONTRO
- I personaggi restano troppo freddi.
- I colpi di scena si accumulano fino a diventare prevedibili.
- Il ritmo cala spesso.


