Il nuovo trailer di Resident Evil mostra più sangue, zombie e mostri rispetto a molte vecchie trasposizioni, ma la sensazione di trovarsi dentro un vero videogioco della saga continua a mancare. Zach Cregger, regista di Barbarian e Weapons, promette un ritorno al survival horror. Le immagini pubblicate il 23 luglio, però, raccontano soprattutto una corsa frenetica dentro una notte caotica.
Il film segue Bryan, un corriere medico interpretato da Austin Abrams, inviato a Raccoon City per effettuare una consegna. L’incarico precipita rapidamente nell’incubo: strade isolate, persone infette, corpi deformati e una creatura dotata di numerosi arti. Il nuovo Resident Evil arriverà nelle sale statunitensi il 18 settembre 2026, mentre in Italia l’uscita risulta fissata per il 17 settembre.
C’è quindi più horror, almeno sulla carta. Ma essere un horror non significa automaticamente essere Resident Evil.
Il trailer mostra mostri e inseguimenti, ma dov’è l’atmosfera della saga?
I primi videogiochi non facevano paura soltanto per gli zombie. La tensione nasceva dall’attesa.
Si attraversavano corridoi silenziosi, si ascoltavano rumori provenire da una stanza chiusa e si controllavano continuamente le poche munizioni rimaste. Ogni porta poteva nascondere una creatura oppure una stanza vuota, capace comunque di mettere a disagio. C’erano enigmi, chiavi da recuperare, mappe da consultare e percorsi da memorizzare.
Il trailer del nuovo film procede invece a grande velocità. Bryan corre da un pericolo all’altro, viene attaccato, cade, urla e tenta di salvarsi mentre il caos esplode intorno a lui. Sony descrive ufficialmente la storia come una corsa per la sopravvivenza continua e piena d’azione. È una definizione che potrebbe entusiasmare il pubblico generale, ma che non richiama subito la pazienza soffocante dei capitoli più amati.
Il filmato possiede immagini macabre e qualche momento violento. L’atmosfera, però, sembra più vicina a un horror moderno costruito su inseguimenti, montaggio rapido e improvvise apparizioni dei mostri. Per ora manca quella sensazione di isolamento che ha reso memorabili la villa Spencer, la stazione di polizia di Raccoon City e il villaggio del quarto episodio.
Forse il film completo avrà sequenze più lente. Il trailer, però, dovrebbe far capire quale identità possiede l’opera. Quella mostrata finora sembra appartenere soprattutto a Zach Cregger, molto meno a Capcom.
Bryan è un uomo comune, ma non basta per essere fedeli
Cregger ha spiegato di aver immaginato Bryan come una persona normale catapultata dentro un videogioco di Resident Evil. Non è bravo con le armi, non è allenato e affronta ogni situazione nel panico. L’idea può funzionare, perché nei giochi il protagonista deve spesso partire vulnerabile e diventare più preparato soltanto con il passare delle ore.
Il problema è che Bryan non appartiene alla saga. Non è Leon Kennedy, Claire Redfield, Jill Valentine, Chris Redfield o Rebecca Chambers. Il film racconta una storia originale collocata vicino agli avvenimenti di Resident Evil 2, senza coinvolgere direttamente i personaggi conosciuti dai fan.
Anche Nemesis resterà fuori, mentre verrà introdotto un nuovo antagonista capace di evolversi e inseguire Bryan durante il viaggio.
La scelta permette agli autori di non contraddire il materiale originale, ma solleva una domanda comprensibile: perché continuare a usare il titolo Resident Evil se poi si preferisce evitare protagonisti, nemici e vicende che hanno reso famosa la serie?
La fedeltà non richiede di copiare ogni inquadratura del videogioco. Serve però un’identità riconoscibile. Mettere una storia qualsiasi a Raccoon City, aggiungere il virus e inserire qualche riferimento per i fan rischia di sembrare una soluzione comoda.
Gli Easter egg ci sono, ma potrebbero servire soltanto a tranquillizzare i fan
Nel trailer si possono individuare alcuni richiami precisi. Compare una macchina da scrivere, utilizzata nei giochi per salvare i progressi, mentre una confezione di cartucce richiama il design visto nel primo Resident Evil 4.
Sono dettagli simpatici. Il problema nasce quando gli Easter egg diventano il principale collegamento con l’opera originale.
Una macchina da scrivere in fondo a una stanza non rende automaticamente fedele un film. Può essere un omaggio genuino, ma anche un oggetto messo lì per ottenere fermo immagine, discussioni sui social e titoli del tipo “avete notato questo riferimento?”.
I fan di Resident Evil conoscono bene il meccanismo. Anche Welcome to Raccoon City era pieno di ambienti, costumi e immagini presi dai videogiochi. La stazione di polizia, la villa, il camionista e diversi zombie ricordavano direttamente le scene di Capcom. Il risultato, però, non riuscì a raccontare bene né il primo né il secondo capitolo, compressi dentro lo stesso film.
Essere riconoscibili in una fotografia non equivale a ricreare un’atmosfera per due ore.
Più horror delle vecchie pellicole non significa per forza migliore
La saga con Milla Jovovich si allontanò rapidamente dai giochi. Alice diventò una protagonista dotata di poteri, gli scontri aumentarono di dimensioni e l’apocalisse prese il posto degli spazi chiusi. Erano film d’azione fantascientifici che utilizzavano nomi e creature di Resident Evil.
Il nuovo progetto sembra almeno voler evitare quella strada. Bryan appare fragile, i mostri sono minacciosi e Cregger ha dichiarato di voler utilizzare molti effetti pratici. La sua esperienza con l’horror lascia sperare in una regia più curata e in alcune sequenze capaci di mettere a disagio.
Il trailer non mostra però un ritorno evidente al survival horror. Mostra un uomo inseguito attraverso una serie di situazioni sempre più folli.
Sono due esperienze diverse.
Nel survival horror, la paura arriva anche dalla possibilità di dover tornare nello stesso corridoio senza sapere se qualcosa sia cambiato. Bisogna decidere se sprecare un proiettile, curarsi subito oppure conservare un oggetto per dopo. Il cinema non può riprodurre tutte queste meccaniche, ma può tradurle attraverso il ritmo, il silenzio e la gestione degli spazi.
Dal filmato promozionale emerge invece l’idea di un viaggio lineare. Bryan riceve una consegna, entra nella zona sbagliata e viene trascinato da un attacco al successivo. Potrebbe risultare divertente e persino spaventoso. Non è detto, però, che abbia il sapore di Resident Evil.
Il rischio è un buon horror con il titolo sbagliato
Zach Cregger è un regista interessante e non ha bisogno di essere accusato in anticipo di aver realizzato un brutto film. Barbarian dimostrava una notevole capacità di cambiare tono e sorprendere lo spettatore. Un autore con una personalità tanto marcata potrebbe regalare finalmente una trasposizione cinematografica valida.
Resta da capire se stia realizzando un buon film di Resident Evil oppure semplicemente un horror personale sostenuto da un marchio molto conosciuto.
Sony presenta il progetto come una “reinvenzione” della saga e parla di una storia interamente nuova. La parola reinvenzione può significare libertà creativa, ma nel cinema commerciale viene spesso utilizzata per giustificare qualsiasi distanza dal materiale originale.
Anche il protagonista comune potrebbe essere una scelta pensata per rendere la storia accessibile a chi non ha mai preso in mano un controller. Nessun passato da conoscere, nessuna complicata cronologia e nessun legame da spiegare. Bryan entra a Raccoon City insieme allo spettatore e scopre ogni pericolo per la prima volta.
Funziona come prodotto destinato a un pubblico largo. I fan, però, potrebbero trovarsi ancora una volta davanti a un film che usa il nome della loro saga preferita senza restituirne l’anima.
La risposta arriverà soltanto al cinema
Un trailer può ingannare in entrambe le direzioni. Potrebbe aver selezionato soprattutto le scene d’azione per attirare più spettatori, nascondendo i passaggi lenti, l’esplorazione e la tensione. Oppure potrebbe aver già riassunto con precisione un film costruito come una fuga di novanta minuti.
La durata indicata è infatti di circa un’ora e mezza, elemento che suggerisce un racconto piuttosto compatto. Non c’è necessariamente qualcosa di sbagliato. Un horror breve può essere molto efficace, purché non confonda la velocità con la tensione.
Per ora il nuovo Resident Evil sembra avere sangue, creature e una Raccoon City pronta a collassare. Manca però quella paura lenta, sporca e claustrofobica che dovrebbe accompagnare il nome.
Potrebbe essere il miglior film tratto dalla saga. Potrebbe anche diventare l’ennesima produzione commerciale che prende un marchio famoso, aggiunge alcuni oggetti riconoscibili e spera che bastino a convincere i fan.
Secondo voi il trailer è fedele allo spirito dei videogiochi oppure sembra un altro horror commerciale al quale è stato applicato il nome Resident Evil? Scriveteci la vostra opinione nei commenti.


