Perché la satira irriverente della Gialappa’s Band continua a funzionare benissimo dopo trent’anni?
Sulla storia della Gialappa’s Band e sul contributo fondamentale che Giorgio Gherarducci, Marco Santin e Carlo Taranto hanno dato alla comicità e alla televisione italiana c'è davvero poco…
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Vedi tutte →Sulla storia della Gialappa’s Band e sul contributo fondamentale che Giorgio Gherarducci, Marco Santin e Carlo Taranto hanno dato alla comicità e alla televisione italiana c’è davvero poco da discutere. Hanno rivoluzionato il linguaggio della TV senza mai mostrare la faccia, guidando generazioni di spettatori tra risate sguaiate, commenti dissacranti e intuizioni geniali. Il documentario dedicato alla loro “assurda storia” parte proprio da questo presupposto e, dal mio punto di vista, si assesta su un 7 su 10 pieno: un buon prodotto, piacevole e affettuoso, che però sceglie di giocare sul sicuro senza regalare particolari guizzi.
La forza della pellicola risiede interamente nel patrimonio emotivo che porta con sé. È impossibile non sorridere vedendo scorrere le immagini d’archivio che ripercorrono il viaggio del trio, dalle prime sgangherate trasmissioni su Radio Popolare alle telecronache dei Mondiali di calcio, fino al successo clamoroso di Mai Dire TV, Mai Dire Gol e Mai Dire Grande Fratello. Vedere sfilare davanti alla telecamera giganti della risata come Aldo, Giovanni e Giacomo, Teo Teocoli, Antonio Albanese, Claudio Bisio, Paola Cortellesi e Mago Forest è un piacere puro, a testimonianza di quanto la Gialappa’s sia stata una straordinaria fucina di talenti.
Allora perché un 7 e non di più? Semplicemente perché la regia sceglie la via più comoda e tradizionale possibile. L’opera si adagia sulla classica struttura del documentario televisivo a “teste parlanti” (intervista, spezzone d’epoca, altra intervista) senza tentare alcuna sperimentazione visiva o narrativa. Inoltre, il film si affida moltissimo all’effetto nostalgia: chi già conosce a memoria ogni singolo sketch ritroverà vecchi amici e aneddoti divertenti, ma non scoprirà quasi nulla di davvero inedito o approfondito sulle dinamiche interne al trio. Infine, condensare oltre trent’anni di carriera straripante in un solo film costringe a correre, sacrificando o tagliando via del tutto programmi, personaggi e collaboratori che avrebbero meritato maggior spazio.
In conclusione, si tratta di un’ora e mezza di pura spensieratezza che fa esattamente ciò che deve: celebrare tre icone della nostra TV e farci ridere di cuore. Un buon documentario da guardare sul divano, pur con tutti i limiti di un’impostazione molto classica.
Giudizio Finale
L’assurda storia della Gialappa’s Band si prende un solidissimo 7 su 10. È un’opera piacevole, divertente e ricca di affetto, perfetta per chi è cresciuto con le loro voci e i loro programmi cult. Nonostante una struttura documentaristica un po’ convenzionale, basata quasi solo sui ricordi e sul materiale d’archivio, la forza dei protagonisti e l’impatto culturale del trio bastano a garantire un’ora e mezza di sano e nostalgico intrattenimento.
L'assurda storia della Gialappa’s Band
L'assurda storia della Gialappa’s Band si prende un solidissimo 7 su 10. È un'opera piacevole, divertente e ricca di affetto, perfetta per chi è cresciuto con le loro voci e i loro programmi cult. Nonostante una struttura documentaristica un po' convenzionale, basata quasi solo sui ricordi e sul materiale d'archivio, la forza dei protagonisti e l'impatto culturale del trio bastano a garantire un'ora e mezza di sano e nostalgico intrattenimento.










