Ci sono film horror che arrivano al cinema senza suscitare grandi aspettative e finiscono per sorprendere persino gli spettatori più scettici. È quello che è successo a Ouija – L’origine del male, uscito negli Stati Uniti il 21 ottobre 2016. Esattamente dieci anni fa, Mike Flanagan riusciva in un’impresa piuttosto rara: realizzare un prequel nettamente superiore al film originale, trasformando un progetto apparentemente commerciale in uno degli horror soprannaturali più interessanti del decennio.
Oggi Flanagan è conosciuto soprattutto per produzioni come Hill House, Midnight Mass, La caduta della casa degli Usher e Doctor Sleep. Nel 2016, però, non aveva ancora raggiunto la popolarità che avrebbe conquistato grazie alle piattaforme streaming.
Aveva già dimostrato il proprio talento con Oculus – Il riflesso del male e Hush – Il terrore del silenzio, ma Ouija – L’origine del male rappresentò un’importante occasione per raggiungere un pubblico più ampio.
La cosa sorprendente è che nessuno sembrava aspettarsi un risultato particolarmente memorabile.
Il primo Ouija, distribuito nel 2014, aveva incassato oltre 100 milioni di dollari nel mondo a fronte di un budget molto contenuto. Dal punto di vista commerciale era stato un successo, ma la critica lo aveva accolto piuttosto negativamente.
Realizzare un secondo capitolo sembrava quindi una scelta dettata soprattutto dai risultati al botteghino. Eppure Flanagan riuscì a trovare una storia capace di funzionare anche indipendentemente dal film precedente.
La vicenda ci porta nella Los Angeles degli anni Sessanta, dove Alice Zander, interpretata da Elizabeth Reaser, cerca di mantenere le sue due figlie dopo la morte del marito.
La donna organizza sedute spiritiche per persone desiderose di comunicare con i propri cari scomparsi. Il problema è che i suoi poteri sono completamente inventati: Alice utilizza piccoli trucchi e si fa aiutare dalle figlie per convincere i clienti dell’esistenza di presenze soprannaturali.
Un giorno decide di introdurre una tavola Ouija nelle sue sedute, pensando che possa rendere l’esperienza ancora più convincente.
La scelta si rivela terribile.
Doris, la figlia più piccola interpretata da Lulu Wilson, comincia a manifestare comportamenti sempre più inquietanti. La bambina sembra conoscere informazioni impossibili, parlare con entità misteriose e mostrare capacità che nessuno riesce a spiegare.
Alice inizialmente interpreta questi fenomeni come un dono straordinario, ma presto diventa evidente che qualcosa di estremamente pericoloso è entrato nella loro casa.
Da questo momento il film costruisce una tensione crescente, evitando di affidarsi esclusivamente ai classici spaventi improvvisi.
Uno degli aspetti che rendono interessante Ouija – L’origine del male è il modo in cui Flanagan utilizza una storia di possessione per raccontare una famiglia segnata da un lutto.
Alice e le sue figlie non cercano semplicemente di sopravvivere a uno spirito maligno. Sono persone che stanno ancora affrontando la perdita di un marito e di un padre, e proprio questa sofferenza le rende particolarmente vulnerabili.
È un tema che il regista avrebbe approfondito successivamente anche in Hill House, dove i fantasmi rappresentano sia presenze reali sia le conseguenze di esperienze traumatiche mai superate.
Le somiglianze non si fermano alla storia.
Elizabeth Reaser avrebbe infatti interpretato Shirley Crain nella serie Netflix, mentre Henry Thomas, presente anche nel cast di Ouija – L’origine del male, sarebbe diventato uno dei collaboratori più frequenti del regista.
Tra gli interpreti troviamo anche Annalise Basso, Kate Siegel e Doug Jones, attore particolarmente apprezzato per la sua capacità di dare vita a creature fantastiche e inquietanti.
Un altro elemento che distingue il film da molti horror contemporanei è la ricostruzione dell’atmosfera degli anni Sessanta.
Flanagan non si limita ad ambientare la storia nel passato attraverso arredamenti, vestiti e automobili d’epoca. Cerca di riprodurre anche alcune caratteristiche visive del cinema di quel periodo, utilizzando soluzioni fotografiche e accorgimenti stilistici che richiamano le produzioni dell’epoca.
Il risultato è un film che sembra appartenere a un’altra stagione del cinema horror, pur mantenendo una narrazione moderna.
Anche le apparizioni soprannaturali sono particolarmente riuscite. I fantasmi hanno corpi innaturalmente allungati, movimenti disturbanti e un aspetto che anticipa alcune delle immagini più riconoscibili del cinema di Flanagan.
A dieci anni dall’uscita, il film conserva anche un buon riconoscimento da parte della critica. Su Rotten Tomatoes mantiene l’82% di recensioni positive, un risultato decisamente superiore a quello del primo capitolo.
Al botteghino internazionale incassò circa 82 milioni di dollari, confermandosi economicamente redditizio nonostante un budget relativamente modesto.
Ma dove si può vedere oggi Ouija – L’origine del male in Italia?
Al momento il film risulta disponibile per il noleggio o l’acquisto digitale su Prime Video, Apple TV, Rakuten TV e CHILI. Non risulta invece compreso senza costi aggiuntivi nei principali abbonamenti streaming italiani. La disponibilità può naturalmente cambiare nel tempo.
La durata è di circa 99 minuti e, nonostante sia un prequel, può essere visto tranquillamente senza conoscere il primo Ouija. Anzi, per chi non ha mai seguito questa saga, potrebbe essere proprio il punto di partenza migliore.
Dieci anni dopo, Ouija – L’origine del male rimane la dimostrazione di quanto un bravo regista possa trasformare un progetto apparentemente ordinario in qualcosa di molto più interessante.
E forse è anche uno dei film che permettono di capire meglio perché Mike Flanagan sia diventato un nome tanto rispettato dagli appassionati di horror.
Voi avete già visto Ouija – L’origine del male? Lo considerate uno dei migliori film di Flanagan oppure preferite le sue serie televisive? Raccontateci la vostra opinione nei commenti.


