Quentin Tarantino considera Dunkirk uno dei migliori film degli anni 2010 e il suo film di guerra preferito del decennio. La cosa curiosa è che il regista di Pulp Fiction non se ne innamorò subito. Alla prima visione rimase quasi stordito dallo spettacolo costruito da Christopher Nolan, alla seconda iniziò a riconsiderarlo e soltanto alla terza riuscì, parole sue, a vedere oltre la grandezza tecnica e a concentrarsi sulle persone intrappolate dentro quella storia.
Dunkirk uscì nel 2017 e racconta l’evacuazione di centinaia di migliaia di soldati alleati rimasti bloccati sulle coste francesi nel maggio del 1940, durante la Seconda guerra mondiale. Nolan decide però di raccontare quell’evento storico in un modo molto diverso dal classico film bellico.
Non c’è un unico protagonista. Non c’è nemmeno una struttura tradizionale con una missione spiegata all’inizio e una serie di obiettivi da raggiungere. Il film segue contemporaneamente tre prospettive: la terra, il mare e il cielo, ognuna costruita su una diversa durata temporale. Le tre linee narrative avanzano separatamente fino a incontrarsi progressivamente.
La parte sulla spiaggia segue soprattutto Tommy, interpretato da Fionn Whitehead, uno dei tanti soldati britannici che cercano disperatamente di lasciare Dunkirk. Sul mare troviamo invece Mr Dawson, interpretato da Mark Rylance, che parte con la propria barca civile per contribuire all’evacuazione. Nei cieli combattono i piloti della Royal Air Force, tra cui Farrier, interpretato da Tom Hardy.
Nel cast ci sono anche Cillian Murphy, Kenneth Branagh, Jack Lowden, Barry Keoghan e Harry Styles, che all’epoca affrontava uno dei suoi primi grandi ruoli cinematografici.
Il modo in cui Nolan costruisce la tensione è probabilmente ciò che inizialmente colpì maggiormente Tarantino. Dunkirk ha pochissimi momenti di vera tranquillità. Il rumore degli aerei, il ticchettio della colonna sonora di Hans Zimmer, le esplosioni improvvise e la sensazione che il tempo stia finendo trasformano quasi l’intero film in una lunga fuga.
Tarantino raccontò la propria esperienza durante il podcast The Rewatchables di The Ringer. Inizialmente aveva messo Dunkirk al settimo posto tra i suoi film preferiti degli anni 2010. Dopo averlo rivisto più volte, lo fece salire addirittura al secondo posto della sua personale classifica del decennio.
La prima volta, spiegò, riusciva a vedere soprattutto “lo spettacolo”. Era impressionato dalla costruzione del film, ma non sentiva ancora un forte coinvolgimento emotivo. Solo alla terza visione riuscì a concentrarsi maggiormente sui personaggi e sulle loro esperienze individuali.
È una valutazione interessante proprio perché Dunkirk è spesso considerato uno dei film più freddi di Nolan. I personaggi parlano poco, il loro passato viene spiegato pochissimo e molti non hanno nemmeno una vera presentazione. Nolan vuole che lo spettatore viva l’esperienza insieme a loro più che conoscerli attraverso lunghi dialoghi.
Tarantino ha invece trovato proprio nelle successive visioni quella componente umana che inizialmente gli era sfuggita.
Il film funzionò molto bene anche al botteghino. Arrivò a circa 525 milioni di dollari nel mondo e ottenne otto candidature agli Oscar. Ne vinse tre: miglior montaggio, miglior montaggio sonoro e miglior sonoro. Per Christopher Nolan arrivò inoltre la sua prima candidatura all’Oscar come miglior regista.
Il successo assume ancora più peso considerando quanto sia particolare il film. Dunkirk dura poco più di un’ora e quaranta, rinuncia quasi completamente alle sottotrame sentimentali e non prova nemmeno a trasformare la guerra in una successione di grandi discorsi eroici.
L’obiettivo è soprattutto far sentire allo spettatore cosa possa significare trovarsi su una spiaggia, circondato da migliaia di uomini, sapendo che l’esercito nemico continua ad avvicinarsi mentre ogni nave che potrebbe riportarti a casa rischia di essere affondata.
Anche la scelta di utilizzare moltissimi effetti pratici contribuisce alla sensazione di concretezza. Nolan girò buona parte del film nei luoghi reali dell’evacuazione, utilizzò imbarcazioni, aerei e migliaia di comparse invece di affidarsi completamente alla grafica digitale. È uno dei motivi per cui le immagini continuano ad avere un impatto molto fisico anche diversi anni dopo l’uscita.
Per chi volesse recuperarlo oggi in Italia, va fatta una precisazione rispetto alla disponibilità sulle piattaforme. Al momento Netflix Italia mostra il titolo nel proprio catalogo ma indica che non è disponibile per la visione nel nostro Paese. Dunkirk risulta invece disponibile su Mediaset Infinity fino al 30 settembre 2026, sia in italiano sia in inglese.
Rivedere Dunkirk sapendo quanto Tarantino lo apprezzi può anche cambiare il modo di guardarlo. Invece di aspettarsi soltanto il grande spettacolo bellico, può essere interessante osservare i piccoli dettagli: la paura dei soldati, il silenzio, i gesti dei civili, il modo in cui Nolan fa percepire il tempo e soprattutto quanto poco eroismo tradizionale ci sia in una storia costruita interamente sulla sopravvivenza.
Tu hai visto Dunkirk? Sei d’accordo con Quentin Tarantino oppure preferisci altri film sulla Seconda guerra mondiale? Scrivilo nei commenti.


