The Odyssey ha appena superato Jurassic World ed è diventato il film con il maggiore incasso nella storia della Universal Pictures. Un risultato enorme per Christopher Nolan, soprattutto considerando che parliamo di un film lungo quasi tre ore, vietato ai minori negli Stati Uniti e privo di un franchise già costruito alle spalle. I numeri dicono chiaramente che il pubblico ha risposto in massa. Eppure, per quanto il successo sia incontestabile, a noi il film non ha convinto fino in fondo.
Il totale mondiale ha raggiunto circa 1,68 miliardi di dollari, superando gli 1,67 miliardi di Jurassic World del 2015. Universal ha confermato ufficialmente il nuovo record, sottolineando anche che The Odyssey è diventato il dodicesimo maggiore incasso della storia e uno dei più grandi successi di sempre per un film non appartenente a una saga.
Il dato impressiona ancora di più pensando al tipo di progetto.
Nolan ha preso l’Odissea di Omero, l’ha trasformata in un colossal da 250 milioni di dollari e ha convinto milioni di spettatori ad andare al cinema per seguire il viaggio di Ulisse dopo la guerra di Troia. Matt Damon guida un cast enorme che comprende Tom Holland, Anne Hathaway, Robert Pattinson, Zendaya, Charlize Theron e Lupita Nyong’o, mentre la distribuzione in IMAX ha contribuito parecchio a trasformare il film in un evento.
Dal punto di vista visivo, infatti, è difficile trovare molti appunti da fare.
The Odyssey è spettacolare da vedere. Le dimensioni delle ambientazioni, il lavoro sulle location, il mare, le battaglie e la fotografia costruita per il grande formato danno al film una potenza visiva enorme. Diverse recensioni internazionali hanno insistito proprio su questo aspetto, definendolo uno dei risultati tecnici più impressionanti della carriera di Nolan. Rotten Tomatoes registra attualmente il 94% di recensioni positive della critica e il 96% tra il pubblico verificato.
Noi, però, facciamo molta più fatica ad associarci all’entusiasmo quasi unanime.
Il film è bello da guardare, ma non è il nostro Nolan preferito. A tratti abbiamo avuto la sensazione di assistere a un’opera tecnicamente enorme ma emotivamente più distante, soprattutto se confrontata con ciò che il regista era riuscito a fare in altri momenti della sua carriera.
Per noi Nolan dà il meglio quando prende un’idea complessa e costruisce intorno a essa un meccanismo narrativo capace di coinvolgere anche emotivamente. Memento trasformava la memoria frammentata del protagonista nella struttura stessa del film. The Prestige raccontava l’ossessione attraverso due uomini che finiscono per sacrificare progressivamente ogni cosa pur di superarsi. Inception riusciva a costruire mondi dentro altri mondi senza perdere il dolore personale di Cobb e il suo desiderio di tornare dai figli.
The Odyssey ci sembra molto meno incisivo da questo punto di vista.
Il viaggio di Ulisse offre naturalmente materiale enorme: perdita, guerra, fedeltà, identità, desiderio di tornare a casa e rapporto con il destino. Nolan sceglie però un approccio molto fisico e concreto, riducendo in parte quella dimensione religiosa e misteriosa che nel poema rende gli dèi presenze costanti nella vita degli uomini.
Non siamo gli unici ad aver percepito questa distanza. Richard Brody sul New Yorker ha criticato proprio la scelta di rendere l’opera molto più razionale e moderna, sostenendo che Nolan abbia lasciato ai margini gran parte della dimensione divina e dell’antica sensibilità greca.
Il problema, per noi, non è naturalmente la fedeltà assoluta a Omero.
Un adattamento cinematografico deve cambiare, comprimere e reinterpretare. Il limite nasce piuttosto dal fatto che, tolta la magnificenza delle immagini, il film non ci è rimasto dentro quanto altri lavori di Nolan.
Ci sono sequenze straordinarie da vedere sullo schermo più grande possibile, un cast importante e una produzione impressionante, ma abbiamo trovato meno momenti capaci di sorprenderci sul piano narrativo. La complessità che adoriamo in Memento, la tensione psicologica di The Prestige o l’inventiva quasi vertiginosa di Inception ci sembrano su un altro livello.
Questo non significa negare il risultato ottenuto.
Portare un poema di circa tremila anni fa a 1,68 miliardi di dollari rappresenta un’impresa che pochi registi al mondo potrebbero anche solo tentare. In un mercato dominato per anni da supereroi, sequel e marchi già conosciuti, Nolan è riuscito a trasformare il proprio nome nel franchise. Il pubblico va a vedere il film perché è “il nuovo Nolan”, indipendentemente dal fatto che appartenga o meno a una saga.
Il sorpasso su Jurassic World ha quindi anche un valore simbolico.
Il film di Colin Trevorrow rappresentava perfettamente l’Hollywood degli ultimi dieci anni: un marchio storico rilanciato attraverso nostalgia, dinosauri e personaggi nuovi. The Odyssey arriva invece da una storia antichissima, ma cinematograficamente non appartiene a un universo che richieda sequel o conoscenze precedenti. È il regista stesso a essere diventato il richiamo principale.
Su questo c’è poco da discutere: il risultato al botteghino è eccezionale.
Il successo economico, però, non cambia automaticamente la nostra classifica personale. Per noi The Odyssey resta dietro a The Prestige, Memento e Inception, e probabilmente anche ad altri titoli della filmografia di Nolan.
Possiamo ammirarne l’ambizione, la fotografia e la capacità di trasformare un poema antico in un evento cinematografico globale senza necessariamente considerarlo uno dei suoi capolavori.
Ed è forse proprio questo il bello del cinema: un record al botteghino può essere oggettivo, il film che preferiamo resta inevitabilmente una questione personale.
Tu dove metteresti The Odyssey nella classifica dei film di Christopher Nolan? Ti ha conquistato quanto Inception, Memento o The Prestige, oppure anche per te resta soprattutto un grande spettacolo visivo? Scrivicelo nei commenti.


