È colpa tua: Londra è disponibile su Prime Video da oggi, ed è il secondo capitolo del remake britannico della trilogia spagnola di Mercedes Ron. Noah e Nick sono di nuovo insieme sullo schermo, lei partita per Oxford, lui impegnato nell’azienda di famiglia, e la distanza tra i due diventa il pretesto per due ore di litigi, gelosie e malintesi che si accumulano senza mai risolversi.
Il primo film aveva una ragione precisa per tenere viva l’attenzione: una relazione vietata, la tensione di qualcosa che non avrebbe dovuto nascere ma stava nascendo lo stesso. Quell’elemento bastava a giustificare la visione. Qui non c’è niente di equivalente. Noah e Nick stanno già insieme, la premessa proibita è svanita, e la sceneggiatura non trova niente di altrettanto coinvolgente con cui rimpiazzarla. Quello che resta è una serie di conflitti costruiti su incomprensioni che una qualsiasi conversazione di tre minuti risolverebbe, ma che il film si ostina a tenere in piedi per riempire la durata.
Il risultato è una storia che gira su sé stessa. Noah reagisce agli eventi senza mai davvero influenzarli, trascinata da una situazione all’altra senza che il suo personaggio si evolva. Nick resta inchiodato all’archetipo del ragazzo bello, ribelle e tormentato, uguale dall’inizio alla fine senza una crepa, senza un momento di vera crescita. Arrivati alla quarta o quinta discussione costruita sullo stesso schema, la stanchezza prende il sopravvento sull’interesse.
C’era del materiale su cui lavorare, ed è questo che rende il film più frustrante del previsto. Il rapporto tra Noah e Nick ha una sua complessità, ci sono dinamiche familiari e pressioni esterne che avrebbero meritato un approfondimento. La sceneggiatura le sfiora tutte, si avvicina, poi gira i tacchi e torna all’ennesimo malinteso. Quando il film prova a virare sul melodramma, lo fa con una forzatura che si sente, come se l’intensità emotiva bastasse da sola a produrre una buona scrittura. Non basta mai.
Asha Banks e Matthew Broome non hanno colpe. Guardandoli si capisce che ci mettono tutto l’impegno possibile, e la chimica tra i due funziona anche nelle scene più deboli. Banks rende Noah abbastanza fragile da risultare credibile, senza trasformarla in una figura passiva, e Broome trova qualche momento autentico nei pochi spazi in cui il copione gli permette di fare qualcosa di più che stare in scena con la mascella contratta. Sono loro l’unico motivo per cui il film riesce ad arrivare in fondo senza cedere del tutto.
Rimane però aperta la domanda più difficile a cui questo film non riesce a rispondere: perché farlo? La versione spagnola originale è recente, buona e disponibile. Girarne un remake ambientato a Londra senza modificare niente di sostanziale, ricalcando gli stessi errori e rinunciando a qualsiasi prospettiva nuova, è una scelta che il film non giustifica mai. Non si distingue abbastanza dall’originale per avere una propria ragione di esistere, e non migliora abbastanza il materiale di partenza per valere come alternativa.
Se hai seguito il primo capitolo londinese e vuoi semplicemente rivedere i personaggi, troverai quello che cerchi. Per chi non ha un legame già formato con questa storia, è difficile costruire un argomento convincente.
Tu hai visto prima la versione spagnola o hai iniziato direttamente dal remake londinese?
La Recensione
È colpa tua: Londra
È colpa tua: Londra è il secondo capitolo del remake britannico della trilogia spagnola di Mercedes Ron, disponibile su Prime Video. Noah e Nick affrontano la distanza, la gelosia e una serie di malintesi costruiti per allungare una storia che ha già esaurito la propria tensione narrativa nel film precedente. La sceneggiatura gira in cerchio, i personaggi non crescono, e il melodramma forzato non riesce a compensare una scrittura irregolare. Asha Banks e Matthew Broome si impegnano e la loro chimica funziona, ma non basta a giustificare un remake che non aggiunge niente di sostanziale alla versione spagnola già esistente e già accessibile.
PRO
- Asha Banks e Matthew Broome hanno una chimica genuina che regge anche nelle scene più deboli
CONTRO
- I personaggi non crescono: Noah reagisce agli eventi senza mai influenzarli, Nick resta lo stesso dall'inizio alla fine
- La sceneggiatura costruisce conflitti che si risolverebbero con una conversazione, poi li evita deliberatamente per riempire la durata
- La tensione della relazione proibita che aveva reso interessante il primo film è completamente assente
- Il melodramma è forzato e arriva senza la preparazione emotiva necessaria per funzionare
- Non si distingue abbastanza dalla versione spagnola originale da giustificare la propria esistenza


