La terza stagione di Foodish mi sembra nettamente più riuscita rispetto alle precedenti. Joe Bastianich ha finalmente un programma che sfrutta meglio la varietà gastronomica italiana e non dà più quella sensazione di ruotare soprattutto attorno a Milano e Roma. Il viaggio è diventato molto più ampio, con tappe dedicate a specialità regionali e città diverse, e questo da solo rende ogni puntata più riconoscibile.
Per me è il miglioramento più evidente.
Vedere una sfida sulla fregola in Sardegna, sui pici in Toscana o sullo gnocco fritto a Modena ha molto più senso che cercare sempre gli stessi tipi di locali nelle grandi città. Foodish funziona meglio quando il piatto è legato al posto in cui viene raccontato, perché il territorio diventa parte della puntata e non soltanto uno sfondo.
Proprio per questo, però, secondo me il programma può ancora migliorare parecchio.
La prima cosa che toglierei sono i feedback costruiti che arrivano dopo la presentazione del locale o del piatto. Sono quelle frasi inserite quasi per forza per far commentare agli altri concorrenti ciò che hanno appena visto. A volte sembrano osservazioni poco spontanee, come se servissero soprattutto a creare una piccola rivalità televisiva.
È una parte che stona con il resto del programma.
Foodish non ha bisogno di trasformarsi in un reality pieno di frecciatine. Se un concorrente dice che una proposta non lo convince perché c’è una motivazione concreta, va benissimo. Se invece ogni presentazione deve essere seguita da una battuta o da un commento sospettoso, il meccanismo finisce per sembrare troppo costruito.
Da questo nasce anche il secondo cambiamento che farei: non porterei necessariamente tutti i concorrenti in ogni locale.
A differenza di altri programmi gastronomici, non sono loro a votare. Non decidono il vincitore e non influenzano direttamente la classifica. Il giudizio vero spetta a Bastianich e all’ospite della puntata.
Per questo mi chiedo quanto serva davvero avere sempre tutti insieme durante il tour. Li lascerei protagonisti quando arriva il momento del loro locale, naturalmente, ma ridurrei la loro presenza negli altri assaggi. In questo modo si toglierebbe una parte di commenti forzati e si potrebbe dare più spazio a ciò che, secondo me, interessa davvero allo spettatore.
Il territorio, per esempio.
La terza stagione sta facendo finalmente un lavoro migliore da questo punto di vista, ma si potrebbe andare ancora oltre. Se il programma arriva in una certa zona per cercare il piatto più Foodish, vorrei vedere qualche minuto in più dedicato a quel luogo. Non serve trasformare la puntata in un documentario gastronomico: bastano piccoli approfondimenti.
Perché quel piatto è così importante lì? Dove nasce? Come viene mangiato normalmente? Ci sono ingredienti locali particolari? Esiste una storia curiosa legata alla ricetta?
Due o tre informazioni ben raccontate darebbero molto più valore alla puntata e renderebbero il viaggio meno simile a una semplice sequenza di ristoranti.
Bastianich, tra l’altro, funziona bene proprio quando parla con chi cucina e si fa raccontare il rapporto tra una ricetta e il posto in cui è nata. La terza stagione sta andando nella direzione giusta e io insisterei ancora di più su questo aspetto.
L’altra aggiunta che farei riguarda il prezzo.
È probabilmente l’informazione che manca di più. Foodish mostra il locale, la preparazione, il piatto finito e la porzione, quindi lo spettatore riesce già a farsi un’idea abbastanza precisa. Manca però un dato fondamentale: quanto costa quello che stiamo guardando?
Se un locale propone una specialità a 12 euro e un altro a 24, vorrei saperlo. Non perché debba vincere automaticamente quello più economico, ma perché il prezzo cambia la percezione del piatto e aiuta a capire meglio il rapporto tra proposta e spesa.
In più, rende il programma più utile.
Foodish può funzionare anche come una piccola guida per chi guarda e pensa: “Questo posto mi piacerebbe provarlo”. Sapere quanto costa il piatto renderebbe quella scelta molto più concreta.
Non cambierei invece altre parti che secondo me funzionano già bene. La preparazione viene mostrata, la porzione si vede, il locale viene raccontato e il concetto di “Foodish” viene spiegato abbastanza chiaramente. Non c’è bisogno di aggiungere meccanismi inutili.
Per me la strada giusta è quindi molto semplice: meno costruzione, più spontaneità e più utilità.
Toglierei i feedback che sembrano scritti apposta, ridurrei la presenza dei concorrenti nei locali degli altri, mostrerei sempre il prezzo e userei il tempo recuperato per raccontare meglio il territorio.
La terza stagione ha già fatto un bel passo avanti. Adesso basterebbe rifinire questi aspetti per rendere Foodish ancora più piacevole e meno televisivamente costruito.
Tu cosa cambieresti ancora di Foodish? Toglieresti anche tu i feedback tra concorrenti e daresti più spazio al territorio e ai prezzi? Scrivicelo nei commenti.


