Golden Axe è tornato, ma questa volta non bisogna inserire una moneta nel cabinato o accendere un Mega Drive. Lo storico videogioco SEGA del 1989 è diventato una serie animata disponibile anche in Italia su Paramount+, con dieci episodi che recuperano personaggi, creature e ambientazioni del gioco originale, trasformandoli però in una commedia fantasy molto più ironica di quanto ricordino i giocatori dell’epoca.
Il titolo è rimasto semplicemente Golden Axe e la prima stagione è disponibile integralmente sulla piattaforma. Gli episodi durano poco più di venti minuti e seguono nuovamente Ax Battler, Tyris Flare e Gilius Thunderhead, i tre guerrieri che devono difendere la terra di Yuria da Death Adder, il gigantesco nemico che evidentemente non ha alcuna intenzione di restare morto.
Chi ha giocato all’originale riconoscerà immediatamente i nomi.
Chi invece non ha mai toccato Golden Axe può entrare nella serie senza conoscere nulla del videogioco.
L’idea di base è molto semplice: i tre guerrieri leggendari sono costretti a tornare insieme per affrontare ancora una volta Death Adder. A complicare la missione arriva Hampton Squib, personaggio creato appositamente per la serie, un aspirante eroe pieno di entusiasmo ma decisamente meno preparato rispetto ai suoi compagni.
È proprio Hampton a far capire immediatamente quale strada abbia scelto l’adattamento.
Non siamo davanti a una trasposizione serissima, piena di guerrieri che parlano soltanto di vendetta, sangue e destino.
La serie conosce perfettamente quanto fosse esagerato l’universo di Golden Axe e decide di divertirsi con quel materiale.
Ci sono mostri enormi, magie, guerrieri muscolosi, nani armati di ascia, draghi da cavalcare e cattivi che sembrano usciti direttamente da una copertina fantasy degli anni Ottanta. La differenza è che ora i personaggi possono anche discutere delle proprie imprese, prendere in giro i cliché del genere e comportarsi in maniera molto meno eroica di quanto suggerirebbe il loro aspetto.
Dietro la serie ci sono Mike McMahan, già autore di Star Trek: Lower Decks e Solar Opposites, e Joe Chandler, che svolge anche il ruolo di responsabile creativo della produzione. L’animazione è affidata a Titmouse. Nel cast vocale originale troviamo Matthew Rhys, Danny Pudi, Lisa Gilroy, Liam McIntyre e Carl Tart.
Per capire però perché SEGA abbia deciso di recuperare proprio Golden Axe, bisogna tornare al 1989.
Il gioco originale nasce nelle sale giochi giapponesi nel maggio di quell’anno. Era un picchiaduro a scorrimento ambientato in un mondo fantasy e permetteva di scegliere tra tre personaggi: Ax Battler, guerriero barbaro; Tyris Flare, amazzone particolarmente potente con la magia; e Gilius Thunderhead, nano armato di ascia.
Ognuno aveva perso qualcuno per colpa di Death Adder.
La missione consisteva quindi nell’attraversare Yuria combattendo soldati, scheletri e creature di ogni genere fino allo scontro con il tiranno che aveva conquistato la leggendaria Golden Axe.
Il sistema era semplicissimo da capire.
Si avanzava verso destra.
Si colpivano i nemici.
Si raccoglievano pozioni.
E, quando la situazione diventava complicata, si utilizzava la magia.
Tyris poteva scatenare gli attacchi magici più potenti, mentre Ax e Gilius offrivano caratteristiche differenti nel combattimento corpo a corpo. SEGA aveva inoltre inserito una delle idee che molti giocatori ricordano ancora oggi: la possibilità di salire su alcune creature e utilizzarle contro i nemici, tra cui draghi e il celebre Chicken Leg.
Anche questa caratteristica torna nella serie animata.
Il secondo episodio italiano, non a caso, si intitola Belve da Cavalcare, mentre nel quarto i protagonisti finiscono addirittura a combattere i Bad Brothers sopra un’enorme aquila.
Il gioco era stato ideato da Makoto Uchida, che aveva precedentemente lavorato a Altered Beast. Uchida raccontò anni dopo di aver voluto creare un gioco d’azione con spade e magia ispirandosi anche al successo cinematografico di Conan il barbaro. L’influenza è abbastanza evidente osservando l’aspetto di Ax Battler e l’intero mondo costruito intorno a lui.
Dalla sala giochi, Golden Axe arrivò poi su Mega Drive il 23 dicembre 1989.
Fu proprio questa versione a far conoscere il gioco a moltissime persone che non frequentavano le sale giochi. Permetteva di giocare da soli oppure in due e aggiungeva anche una modalità Duel dedicata agli scontri.
Il successo diede vita a una vera serie.
Arrivarono Golden Axe II, Golden Axe III, Golden Axe Warrior e diversi altri capitoli e derivati. Nel 1992 SEGA pubblicò inoltre nelle sale giochi Golden Axe: The Revenge of Death Adder, che permetteva addirittura a quattro persone di combattere contemporaneamente.
La serie Paramount+ non ignora questa storia.
Accanto ai tre protagonisti originali compaiono infatti personaggi provenienti anche dai giochi successivi, come Chronos “Evil” Lait, introdotto in Golden Axe III. I riferimenti non sono però utilizzati come una lista di citazioni da riconoscere. Servono soprattutto per costruire una versione più ampia di Yuria.
La scelta più intelligente è probabilmente proprio questa.
La serie non pretende che Golden Axe sia un racconto complicatissimo che per trent’anni nessuno aveva avuto il coraggio di adattare.
Il videogioco originale era immediato.
C’erano tre eroi.
Un cattivo gigantesco.
Spade.
Magia.
Draghi.
E moltissimi nemici da buttare a terra.
La serie prende quella semplicità e cerca di trasformarla in una commedia d’avventura, aggiungendo rapporti tra i personaggi e soprattutto prendendosi meno sul serio.
Non piacerà necessariamente a chi avrebbe voluto un fantasy oscuro e violento nello stile di Castlevania. Golden Axe sceglie una strada completamente diversa.
Vuole essere colorata, veloce e spesso stupida nel senso più consapevole del termine.
E forse era proprio il modo più sensato per riportare in vita un videogioco nato in un’epoca in cui bastavano un’ascia, un drago e due amici davanti allo stesso cabinato per passare un pomeriggio intero.
Voi giocavate a Golden Axe nelle sale giochi o sul Mega Drive? E avete già visto la nuova serie animata su Paramount+? Scriveteci nei commenti se questo ritorno vi ha convinto oppure se avreste preferito un adattamento più serio.


