Ci sono decisioni stupide che ti rovinano la giornata, e poi ci sono decisioni stupide che ti fanno finire nel mirino della mafia russa. Hank, il protagonista di Una scomoda circostanza, scopre sulla sua pelle che accettare di badare al gatto del vicino può trasformarsi nel peggior errore della tua vita. Darren Aronofsky torna dietro la macchina con un thriller che non ti lascia respirare, dimostrando ancora una volta che quando hai una buona sceneggiatura, un grande cast e un regista che sa il fatto suo, il risultato ti tiene incollato allo schermo dall’inizio alla fine.
Un barista tranquillo nel casino più grosso della sua vita
Austin Butler interpreta Hank, un barista gentile e tifoso sfegatato dei San Francisco Giants. L’unica persona che ama la squadra più di lui è sua madre, che sentiamo solo al telefono fino alla scena finale (quando scoprirai che l’attrice è una vincitrice dell’Oscar parecchio famosa). I due si sentono ogni giorno e chiudono sempre con lo stesso saluto: “Ti voglio bene. Forza Giants”.
Siamo nel settembre 1998, un momento importante per i Giants che sono arrivati ai playoff. Ma per Hank sta per diventare anche l’inizio di un incubo. Dopo il turno di lavoro al bar, poco prima dell’alba, torna a casa con la fidanzata Yvonne (Zoë Kravitz). Nel corridoio incrocia il vicino Russ, un tipo punk britannico con la cresta che non avresti mai detto fosse Matt Smith se non te lo dicessero. Russ deve partire per l’aeroporto perché suo padre ha avuto un ictus e chiede a Hank di occuparsi del suo gatto, Bud, che tra l’altro è pure cattivo. Hank accetta, anche se controvoglia. Ed è proprio lì che tutto va a rotoli.
Quando i criminali bussano alla tua porta
Russ ha fatto arrabbiare dei gangster russi davvero pericolosi, che a loro volta hanno problemi con dei gangster chassidici ancora più pericolosi (interpretati benissimo da Liev Schreiber e Vincent D’Onofrio, che regalano anche momenti divertenti). Questi criminali pensano che Hank sappia dove si trova quello che Russ ha rubato. Il problema? Hank non sa assolutamente niente. Ma questo non impedisce ai gangster di picchiarlo brutalmente e ammazzare chiunque gli capiti a tiro mentre cercano di convincerlo a consegnare quello che vogliono.
La sceneggiatura è di Charlie Huston, tratta dal suo romanzo. Probabilmente nel libro la storia del passato di Hank funziona meglio: era un giocatore di baseball promettente la cui carriera è finita per colpa di un incidente stradale. Nel film questo aspetto viene solo accennato, ma non è un problema perché tutta la tensione si concentra sul presente: Hank deve trovare una via d’uscita mentre due bande di assassini e una detective della polizia (Regina King) gli stanno col fiato sul collo.
Aronofsky sa come tenerti sulle spine
Aronofsky lavora di nuovo con la squadra di Cigno nero: il direttore della fotografia Matthew Libatique e il montatore Andrew Weisblum. Il risultato è un film che gestisce benissimo l’intensità. Ti lascia respirare giusto il tempo necessario per scoprire gli indizi insieme a Hank, poi ricomincia a stringere la morsa e la tensione sale di nuovo.
Il film sfrutta molto bene l’ambientazione del 1998. Non solo per la colonna sonora con gli Spin Doctors, Madonna e Semisonic, ma soprattutto perché siamo nell’era prima degli smartphone. Niente iPhone, niente Google Maps, niente informazioni istantanee. Alla proiezione che ho visto il pubblico è scoppiato a ridere quando un personaggio, dopo che gli hanno chiesto di prestare il telefono, ha borbottato: “Non consumarmi i minuti”. Dettagli del genere ti fanno capire quanto sia cambiato il mondo in vent’anni.
Momenti divertenti in mezzo alla violenza
Ci sono anche scene oscuramente divertenti, soprattutto quando i gangster chassidici devono portare Hank a cena per lo shabbat dalla loro nonna, interpretata dalla deliziosa Carol Kane. Nota i dettagli: i nipoti gangster barbuti, con i cappelli e i tallit, le portano una challah rotonda, che è quella giusta esattamente per quel periodo dell’anno. Aronofsky fa attenzione anche a queste cose.
Una scomoda circostanza è un thriller che gira e rigira su se stesso nel modo giusto, senza mai perdere il ritmo. È il tipo di film che funziona in qualsiasi stagione, non solo a fine estate. Tutti quelli coinvolti hanno dato il massimo, e si vede.
E tu hai visto Una scomoda circostanza? Ti è piaciuto vedere Austin Butler in un ruolo così diverso? Raccontami nei commenti!
La Recensione
Una scomoda circostanza (Caught Stealing)
Una scomoda circostanza di Darren Aronofsky è un thriller teso e ben costruito con Austin Butler nel ruolo di un barista che finisce in un pasticcio mortale dopo aver accettato di badare al gatto del vicino. La sceneggiatura funziona, la regia gestisce perfettamente la tensione e il cast (Butler, Kravitz, Smith, Schreiber, D'Onofrio, King, Kane) è eccellente. L'ambientazione del 1998 viene usata in modo intelligente e ci sono momenti di umorismo nero che alleggeriscono la violenza. Un thriller solido che dimostra il valore di avere professionisti davanti e dietro la macchina del regista.
PRO
- Austin Butler continua a crescere - Dimostra di saper fare molto più di Elvis e lo fa bene
- Aronofsky sa dirigere - Gestisce tensione e atmosfera con il suo team collaudato di Cigno nero
CONTRO
- Alcuni colpi di scena prevedibili - Se guardi molti thriller capirai dove va a parare prima della fine


