Robert Pattinson continua a scegliere personaggi che rendono praticamente impossibile prevedere quale sarà il suo film successivo. Stavolta interpreta Chris Hansen, il giornalista americano diventato famoso con To Catch a Predator, nel nuovo thriller di A24 Primetime. Le prime recensioni sono molto positive e il film ha raggiunto il 94% su Rotten Tomatoes, ma dietro quel numero quasi perfetto si nasconde un giudizio decisamente più complesso.
Una cosa, però, mette d’accordo quasi tutti: Pattinson è il motivo principale per vedere il film.
Primetime segna il debutto nel cinema di finzione di Lance Oppenheim, regista proveniente dal documentario e autore di lavori come Some Kind of Heaven e Spermworld. Il film racconta una versione romanzata della storia di Hansen e del periodo in cui To Catch a Predator diventò un fenomeno della televisione americana. Negli Stati Uniti arriverà nelle sale il 25 settembre, mentre in Italia dovremo aspettare il 15 ottobre 2026.
Per capire perché questa storia continui a far discutere bisogna tornare agli anni Duemila. To Catch a Predator era un segmento di Dateline NBC costruito intorno a operazioni organizzate con telecamere nascoste. Degli adulti credevano di avere appuntamento con minorenni conosciuti online e, arrivati nell’abitazione scelta dalla produzione, trovavano invece Chris Hansen ad aspettarli. Dopo il confronto davanti alle telecamere, spesso interveniva la polizia.
Era televisione potentissima, difficile da ignorare e allo stesso tempo molto controversa. Il programma trasformava il momento in cui la vita di una persona precipitava in uno spettacolo seguito da milioni di telespettatori. Primetime prova a raccontare proprio quella combinazione di giornalismo, successo televisivo, ambizione personale e spettacolarizzazione della cronaca.
Il problema individuato da una parte della critica è che il film sembra affascinato dallo stesso meccanismo che dovrebbe analizzare.
Peter Bradshaw del Guardian, per esempio, gli ha assegnato due stelle su cinque e lo considera un thriller visivamente elaborato ma poco deciso nel ragionamento sulla morale e sui media. David Rooney di The Hollywood Reporter ha espresso un dubbio simile: secondo lui il film non approfondisce abbastanza le implicazioni psicologiche ed etiche della vicenda. Jessica Kiang di Variety ha invece osservato come Oppenheim mostri ciò che avveniva davanti alle telecamere senza rivolgere con la stessa forza lo sguardo verso chi osservava da casa.
Sono critiche importanti perché Primetime si avvicina a una delle pagine più controverse legate alla storia del programma. Il film è ispirato anche all’operazione del 2006 che coinvolse Bill Conradt, procuratore distrettuale aggiunto del Texas che si tolse la vita mentre la polizia stava entrando nella sua abitazione. Il caso alimentò fortissime discussioni sul metodo utilizzato dal programma e sui confini tra indagine giornalistica, operazione di polizia e ricerca dello spettacolo televisivo.
In mezzo a queste perplessità emerge però continuamente Robert Pattinson.
L’attore britannico viene descritto dalle prime recensioni come magnetico, inquietante e sorprendentemente vicino alla presenza televisiva di Hansen. Il Financial Times ha parlato di una performance oscura e ipnotica, mentre altre recensioni sottolineano soprattutto la capacità di Pattinson di riprodurre voce, atteggiamenti e sicurezza del conduttore senza limitarsi a una semplice imitazione. Rotten Tomatoes raccoglie giudizi che arrivano a considerare questa interpretazione uno dei risultati migliori della sua carriera.
Non sarebbe neppure così sorprendente considerando le scelte fatte dall’attore dopo Twilight. Pattinson ha trascorso anni cercando registi, personaggi e produzioni lontanissimi dall’immagine che lo aveva reso famoso. Ha lavorato con David Cronenberg, Robert Eggers, Christopher Nolan, i fratelli Safdie e Matt Reeves, alternando grandi produzioni a film molto meno commerciali. Chris Hansen rappresenta un’altra trasformazione difficile da accostare ai suoi ruoli precedenti.
Accanto a lui troviamo Merritt Wever, Skyler Gisondo e Phoebe Bridgers, al suo debutto come attrice cinematografica. Anche Gisondo ha ricevuto diversi apprezzamenti, ma l’impressione generale delle prime recensioni è che Pattinson finisca inevitabilmente per prendersi gran parte dell’attenzione.
C’è poi un dettaglio che rende l’uscita ancora più curiosa: il vero Chris Hansen non ha partecipato alla realizzazione del film e non sembra particolarmente soddisfatto del risultato. Il giornalista ha dichiarato di non avere problemi con Pattinson, che considera un attore di talento, ma ha definito il film offensivo nei confronti del lavoro svolto dalla sua squadra e ha contestato il fatto di non essere stato coinvolto nella produzione. Ha inoltre fatto sapere di stare valutando eventuali iniziative legali.
Il 94% su Rotten Tomatoes, quindi, racconta soltanto una parte della storia. Molti critici consigliano Primetime, ma diversi di loro lo fanno mettendo contemporaneamente in evidenza limiti abbastanza evidenti. L’estetica convince, Pattinson ancora di più, mentre resta aperta la domanda più difficile: il film riesce davvero a ragionare sul tipo di televisione che racconta oppure finisce per riprodurne il fascino senza metterlo abbastanza in discussione?
Dal 15 ottobre potremo farci un’idea anche nei cinema italiani.
Tu andrai a vedere Robert Pattinson nei panni di Chris Hansen? Scrivici nei commenti cosa ne pensi di Primetime e se questo ruolo così insolito ti incuriosisce.


