Sono passati 36 anni dalla morte di Ugo Tognazzi: quale suo film vi ha fatto ridere di più? E chi era più bravo tra lui, Sordi e Gassman?
Ci sono attori che, anche dopo tanti anni dalla loro scomparsa, riescono ancora a farci ridere come se li vedessimo per la prima volta. Ugo Tognazzi era uno…
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Vedi tutte →Ci sono attori che, anche dopo tanti anni dalla loro scomparsa, riescono ancora a farci ridere come se li vedessimo per la prima volta. Ugo Tognazzi era uno di questi. Il 27 ottobre 1990, a Roma, moriva a 68 anni uno dei protagonisti più straordinari del cinema italiano. Oggi, a 36 anni di distanza, basta rivedere una scena di Amici miei per ricordarsi quanto fosse bravo.
E allora vogliamo iniziare questo ricordo con una domanda: qual è il primo film che vi viene in mente quando sentite pronunciare il nome di Ugo Tognazzi?
Per molti sarà inevitabilmente Amici miei. Per altri Il vizietto, I mostri, Romanzo popolare oppure La grande abbuffata.
Cinque film diversissimi, capaci di mostrare quanto fosse versatile un attore che non aveva paura di interpretare personaggi ridicoli, meschini, disperati o completamente fuori dagli schemi.
Tognazzi era nato a Cremona il 23 marzo 1922 e aveva cominciato a lavorare giovanissimo, passando anche attraverso l’esperienza della fabbrica prima di dedicarsi allo spettacolo.
La popolarità arrivò inizialmente grazie alla televisione, soprattutto con Raimondo Vianello, insieme al quale formò una delle coppie comiche più amate degli anni Cinquanta.
Ma fu il cinema a trasformarlo in uno dei grandi interpreti della commedia all’italiana.
Pensate a I mostri, il film diretto da Dino Risi nel 1963, nel quale recitava accanto a Vittorio Gassman.
Una serie di episodi che prendevano in giro i difetti degli italiani, mostrando personaggi egoisti, ipocriti, opportunisti e spesso incapaci di riconoscere la propria cattiveria.
Si rideva, certamente.
Ma dopo alcune scene rimaneva anche un senso di disagio.
Ed era questa una delle caratteristiche migliori del cinema di Tognazzi: riusciva a farci divertire mentre ci mostrava qualcosa di poco piacevole della società.
Poi, nel 1975, arrivò il conte Lello Mascetti di Amici miei.
Un personaggio che sarebbe diventato indimenticabile.
Il conte Mascetti non aveva praticamente più nulla. Viveva di espedienti, raccontava storie improbabili e continuava a comportarsi come se appartenesse a un’aristocrazia ormai scomparsa.
E naturalmente era uno dei protagonisti delle celebri zingarate.
Le burle organizzate insieme agli amici, le battute assurde e soprattutto le supercazzole sono entrate nel linguaggio comune.
Ancora oggi capita di sentire qualcuno utilizzare la parola “supercazzola” per descrivere un discorso completamente incomprensibile.
Quanti di voi hanno provato almeno una volta a imitare il conte Mascetti?
Magari con gli amici, cercando di pronunciare una frase senza senso mantenendo un’espressione serissima.
Ma Amici miei era molto più di una raccolta di scherzi.
Dietro quelle risate si nascondevano uomini che avevano paura di invecchiare, che non riuscivano ad affrontare le proprie delusioni e che cercavano di dimenticare i problemi attraverso l’amicizia.
Tognazzi riusciva a rendere divertente persino un personaggio malinconico come Mascetti.
E questo non è affatto semplice.
Nel 1973, invece, aveva partecipato a uno dei film più provocatori della sua carriera: La grande abbuffata di Marco Ferreri.
La storia di quattro uomini che decidono di rinchiudersi in una villa per mangiare fino a morire scandalizzò una parte del pubblico.
Tognazzi recitava accanto a Marcello Mastroianni, Michel Piccoli e Philippe Noiret.
Il film utilizzava situazioni grottesche per criticare una società ossessionata dal consumo e dal piacere.
Era un cinema disposto a disturbare lo spettatore, e Tognazzi non si tirava mai indietro davanti a un ruolo difficile.
Cinque anni dopo sarebbe arrivato Il vizietto, accanto a Michel Serrault.
Una commedia che affrontava con ironia i pregiudizi nei confronti dell’omosessualità, mettendo in ridicolo il perbenismo e le convenzioni sociali.
Anche in questo caso il pubblico rideva, ma il film raccontava qualcosa di importante sulla società dell’epoca.
Tognazzi aveva una capacità particolare: poteva interpretare uomini completamente differenti senza perdere la propria identità artistica.
Non aveva bisogno di essere sempre simpatico.
In alcuni film i suoi personaggi erano fastidiosi, egoisti e perfino difficili da sopportare.
Ma risultavano credibili.
E forse è proprio questo che ci manca maggiormente di certi attori della commedia italiana: il coraggio di interpretare anche persone che il pubblico non è obbligato ad amare.
Nel 1981 arrivò uno dei riconoscimenti più importanti della sua carriera.
Grazie a La tragedia di un uomo ridicolo, diretto da Bernardo Bertolucci, Tognazzi vinse il premio per la migliore interpretazione maschile al Festival di Cannes.
Un riconoscimento che confermava il suo talento anche nei ruoli drammatici.
Perché ridurre Ugo Tognazzi a un semplice comico sarebbe profondamente ingiusto.
Era capace di passare dalla comicità più assurda alla disperazione di un uomo che non riesce più a comprendere il mondo.
E pensare che riusciva a ottenere tutto questo senza possedere la formazione tradizionale di molti grandi attori teatrali.
Aveva imparato attraverso l’esperienza, osservando le persone e lavorando continuamente.
Fu anche regista, sceneggiatore e un grande appassionato di cucina.
Amava preparare piatti elaborati per gli amici e trasformare la tavola in un’occasione di incontro.
Una passione che racconta un altro aspetto della sua personalità, quello di un uomo che amava stare in compagnia e divertirsi.
Ma oggi, ricordando Tognazzi, viene spontaneo fare un confronto con gli altri giganti della sua generazione.
Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Nino Manfredi e Marcello Mastroianni hanno scritto pagine straordinarie della storia del nostro cinema.
Ognuno possedeva qualità differenti.
Sordi era magnifico nel rappresentare gli italiani pieni di difetti e contraddizioni.
Gassman aveva una presenza scenica travolgente.
Manfredi riusciva a rendere profondamente umani anche i personaggi più complicati.
Mastroianni possedeva un’eleganza e una naturalezza difficilissime da imitare.
E Tognazzi?
Tognazzi aveva forse una maggiore disponibilità a mettersi in ridicolo, a interpretare personaggi sgradevoli e ad affrontare storie che altri avrebbero potuto rifiutare.
Naturalmente, stabilire chi fosse il migliore è impossibile.
Ma proprio per questo sarebbe interessante conoscere l’opinione dei lettori.
Anche perché oggi la commedia italiana è profondamente diversa.
Ci sono ancora attori bravissimi, registi interessanti e film capaci di far riflettere.
Ma quella stagione del nostro cinema aveva una libertà particolare nel raccontare i vizi della società.
Le battute potevano essere feroci, i protagonisti profondamente imperfetti e i finali tutt’altro che rassicuranti.
Rivedere oggi i film di Tognazzi significa anche riscoprire un’Italia molto diversa da quella attuale.
Un Paese che cambiava rapidamente, ma che continuava a trascinarsi dietro pregiudizi, contraddizioni e comportamenti difficili da giustificare.
Ed è sorprendente quanto alcune di quelle storie riescano ancora a sembrare attuali.
Sono trascorsi 36 anni da quel 27 ottobre 1990, ma Ugo Tognazzi continua a vivere attraverso le sue interpretazioni.
E soprattutto continua a farci ridere.
Magari davanti a una delle zingarate di Amici miei, oppure ascoltando l’ennesima supercazzola del conte Mascetti.
Adesso, però, vogliamo coinvolgervi in un piccolo gioco dedicato alla memoria di questo straordinario attore.
Se poteste scegliere un solo film di Ugo Tognazzi da consigliare a un ragazzo che non lo ha mai visto, quale sarebbe?
Amici miei, I mostri, Il vizietto, La grande abbuffata oppure un altro titolo?
E soprattutto, secondo voi chi era il più bravo tra Ugo Tognazzi, Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Nino Manfredi e Marcello Mastroianni?
Sappiamo che scegliere un solo nome è difficilissimo, ma siamo curiosi di leggere le vostre risposte.
Raccontateci nei commenti anche se avete avuto la fortuna di vedere Tognazzi al cinema quando era ancora in vita oppure se lo avete scoperto grazie alla televisione.
E se ricordate una battuta, una scena o un personaggio che vi fa ancora ridere, scrivetelo. Potrebbe diventare un bellissimo modo per ricordare insieme uno degli attori più importanti che il cinema italiano abbia mai avuto.









