Cristiana Capotondi contro gli orari della prima serata: «Non si può far finire una serie a mezzanotte». Ha assolutamente ragione. Non credi?
Cristiana Capotondi ha detto ad alta voce ciò che molti telespettatori ripetono da anni: la prima serata italiana comincia troppo tardi. L’attrice ha criticato l’abitudine di far partire…
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Vedi tutte →Cristiana Capotondi ha detto ad alta voce ciò che molti telespettatori ripetono da anni: la prima serata italiana comincia troppo tardi. L’attrice ha criticato l’abitudine di far partire film e fiction intorno alle 21:40, con finali che arrivano vicino a mezzanotte. Una scelta che può favorire ascolti e pubblicità nell’immediato, ma che rischia di allontanare famiglie, lavoratori e persone che la mattina devono alzarsi presto.
Le sue dichiarazioni arrivano da un’intervista concessa a Repubblica, nella quale le è stato chiesto cosa pensasse della proposta di anticipare la prima serata alle 21:15 o, al massimo, alle 21:30. Capotondi ha risposto che persino le 21:30 le sembrano già tarde, ricordando che molte famiglie cenano tra le 20:30 e le 21 e che una storia televisiva dovrebbe accompagnare quella parte della serata, non costringere il pubblico a chiudere una puntata a mezzanotte.
La frase diventata virale sui social è ancora più diretta: «Alle 20:30 sono già in pigiama». Dietro la battuta, però, c’è una questione seria. La televisione generalista continua a organizzare i propri palinsesti come se il pubblico non avesse alternative, mentre Netflix, Prime Video, RaiPlay e Mediaset Infinity permettono di iniziare un episodio all’ora scelta dallo spettatore.
Una “prima serata” che ormai comincia quasi alle 22
Il nome è rimasto lo stesso, ma l’orario è cambiato parecchio. Negli anni Ottanta un film poteva iniziare intorno alle 20:30 e terminare verso le 22:30. Con la crescita della fascia successiva al telegiornale, occupata da giochi, programmi satirici e intrattenimento, l’inizio dei contenuti principali è stato spostato sempre più avanti.
Nella stagione televisiva 2025-2026, sulle reti ammiraglie Rai 1 e Canale 5, la prima serata è arrivata spesso a cominciare tra le 21:45 e le 21:55. Sulle altre reti l’avvio avviene generalmente un po’ prima, ma resta comunque più tardo rispetto al passato.
Il risultato è paradossale. Una fiction composta da due episodi può concludersi dopo mezzanotte, mentre uno spettacolo o un programma d’intrattenimento può proseguire ancora più a lungo. A quel punto molte persone scelgono tra tre possibilità: interrompere la visione, recuperare il finale il giorno successivo oppure non iniziare affatto.
Capotondi ha ragione proprio su questo. La televisione dovrebbe tenere conto della vita quotidiana degli spettatori, non pretendere che siano gli spettatori a modificare sonno, lavoro e impegni per adattarsi al palinsesto.
Affari Tuoi e La Ruota della Fortuna valgono troppo per essere accorciati
La responsabilità non ricade sui singoli programmi. Affari Tuoi e La Ruota della Fortuna funzionano, attirano milioni di persone e generano ricavi pubblicitari importanti. Le reti hanno quindi interesse ad allungarli, soprattutto nelle serate in cui la sfida degli ascolti è più combattuta.
Proprio questo meccanismo ha trasformato la fascia precedente alla prima serata in una specie di programma principale. Più minuti rimane acceso un gioco di successo, più a lungo la rete conserva un pubblico numeroso e può vendere spazi pubblicitari molto appetibili.
La scelta è comprensibile dal punto di vista commerciale. Diventa meno sensata osservandola dal lato delle fiction. Un prodotto costoso, girato per mesi e affidato a interpreti conosciuti, viene fatto partire nel momento in cui una parte del pubblico è già stanca o sta per andare a dormire.
Il produttore Carlo Degli Esposti ha protestato contro lo slittamento della prima serata, sostenendo che il pubblico fosse ormai stanco. Alla discussione si sono uniti altri produttori, tra cui Verdiana Bixio e Pietro Valsecchi, che hanno chiesto un maggiore equilibrio tra giochi televisivi e storie. Bixio ha osservato che lo spettatore arriva alla fiction già affaticato, con conseguenze negative sul prodotto.
Capotondi non sta quindi esprimendo soltanto una preferenza personale. Si è inserita in una protesta già aperta dentro l’industria televisiva.
La soluzione trovata dalle reti non convince
Rai e Mediaset hanno iniziato a ragionare sul problema, ma alcune risposte hanno suscitato perplessità. Una delle strategie ipotizzate consiste nel ridurre la durata della fiction trasmessa nella singola serata, distribuendo gli episodi su più appuntamenti.
Lo spettatore potrebbe così andare a dormire prima, ma dovrebbe comunque aspettare quasi le 22 per vedere una parte più breve della storia. Le reti guadagnerebbero una serata aggiuntiva di programmazione, mentre le fiction rischierebbero di perdere ritmo e pubblico nel corso delle settimane.
Sembra una soluzione costruita per non toccare la fascia più redditizia. Il problema non è soltanto l’orario del finale. Anche l’attesa conta. Una persona che ha cenato alle 20:30 non può restare per oltre un’ora davanti alla televisione aspettando che cominci il programma scelto.
La risposta più semplice sarebbe anticipare film e fiction tra le 20:45 e le 21:10, accorciando i programmi precedenti. Non servirebbe eliminare Affari Tuoi o La Ruota della Fortuna. Basterebbe riportarli dentro una durata compatibile con il significato di “prima serata”.
Le piattaforme vincono anche grazie agli errori della televisione
La crescita dello streaming non dipende soltanto dai cataloghi o dall’assenza di pubblicità. Le piattaforme offrono una libertà diventata essenziale: lo spettatore decide l’orario.
Una coppia può iniziare una serie alle 20:45 e chiuderla prima delle 22. Una famiglia può guardare un film senza aspettare che termini il gioco televisivo. Chi si alza alle sei del mattino può vedere un episodio senza sacrificare il riposo.
La televisione generalista continua invece a difendere una programmazione rigida proprio mentre il pubblico dimostra di apprezzare la flessibilità. RaiPlay e Mediaset Infinity permettono di recuperare le puntate, ma affidare sempre più spettatori alla visione del giorno dopo significa indebolire la diretta che le emittenti cercano di proteggere.
In sostanza, le reti allungano i programmi per vincere la gara degli ascolti serali e finiscono per spingere una parte del pubblico verso lo streaming.
Chi resta escluso dagli orari attuali
Le vittime di questa abitudine non sono soltanto le persone che amano andare a dormire presto. Una fiction che finisce a mezzanotte diventa difficile da seguire per chi lavora al mattino, per gli anziani, per i ragazzi che devono andare a scuola e per i genitori con figli piccoli.
Il termine “televisione per famiglie” perde significato se la famiglia non riesce a vedere insieme il finale. Un bambino può seguire la prima parte e addormentarsi prima della conclusione. Un adulto può resistere fino all’ultima scena, ma affrontare il giorno successivo con poche ore di sonno.
Capotondi ha usato un’espressione molto efficace parlando del “calendario delle famiglie italiane”. Il palinsesto sembra infatti progettato considerando soltanto gli ascolti del momento, senza domandarsi come siano organizzate le giornate delle persone.
Anticipare potrebbe aiutare anche le fiction
Una storia trasmessa prima avrebbe più possibilità di essere seguita con attenzione. Gli spettatori sarebbero meno stanchi, commenterebbero gli episodi in diretta e potrebbero arrivare al finale senza controllare continuamente l’orologio.
Anche i dati di ascolto potrebbero beneficiarne nel lungo periodo. Un programma che parte presto può perdere qualche minuto redditizio della fascia precedente, ma può costruire maggiore fedeltà. Una fiction iniziata alle 21:50 rischia invece di ottenere un buon risultato nelle prime puntate e perdere persone lungo la strada.
La televisione non dovrebbe limitarsi a trattenere lo spettatore il più a lungo possibile. Dovrebbe offrirgli un’esperienza che abbia voglia di ripetere.
Cristiana Capotondi ha quindi ragione. Non perché tutti debbano indossare il pigiama alle 20:30, ma perché la prima serata deve tornare a essere accessibile anche a chi conduce una vita normale. L’intrattenimento dovrebbe adattarsi al pubblico, senza trasformare ogni fiction in una prova di resistenza.
Tu a che ora faresti iniziare film e fiction: alle 20:45, alle 21 oppure manterresti gli orari attuali? Scrivilo nei commenti e raccontaci fino a che ora riesci a seguire la televisione senza arrenderti.









