Sigfrido Ranucci lascia la conduzione di Report e il dibattito si è acceso immediatamente. C’è chi parla di perdita gravissima per il giornalismo d’inchiesta, chi teme un ridimensionamento del programma e chi vede nella scelta della Rai un problema politico. Ma esiste anche un’altra possibilità, molto meno raccontata: e se il cambio alla guida diventasse l’occasione per allargare davvero il raggio d’azione di Report?
La Rai ha affidato la prossima stagione a Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, due giornalisti con esperienza sul campo. Presutti lavora già da anni nella redazione di Report, mentre Piervincenzi ha realizzato inchieste su criminalità, periferie e questioni sociali. L’azienda sostiene che la nuova conduzione debba rafforzare il giornalismo investigativo e garantire indipendenza e imparzialità.
Prendiamo sul serio questa promessa.
Perché potrebbe essere l’occasione giusta per vedere inchieste anche su argomenti che una parte del pubblico considera poco approfonditi dalla grande televisione generalista.
Report dovrebbe indagare senza avere argomenti intoccabili
Il valore di un programma come Report dovrebbe stare soprattutto nella sua libertà.
Significa poter indagare sui governi, sui partiti, sulle grandi aziende, sulle banche, sulla sanità, sulla criminalità organizzata e sui conflitti d’interesse.
Ma significa anche poter affrontare senza timori temi come ONG, gestione dell’immigrazione, sistema dell’accoglienza, fondi pubblici destinati ai centri, cooperative, associazioni, rimpatri, traffico di esseri umani e rapporti economici che ruotano attorno ai flussi migratori.
Non per dimostrare in partenza che esista qualcosa di illecito.
Un’inchiesta seria dovrebbe fare l’esatto contrario: partire dai documenti e vedere dove conducono.
Se una ONG lavora correttamente, l’indagine dovrebbe dimostrarlo. Se esistono sprechi nella gestione dell’accoglienza, dovrebbe raccontarli. Se dietro un centro per migranti ci sono aziende che guadagnano cifre importanti, sarebbe interessante sapere quanto ricevono, come vengono spesi i soldi e quali controlli vengono effettuati.
Lo stesso criterio dovrebbe valere per chiunque.
Parlare di migranti non significa automaticamente fare propaganda
Questo è probabilmente uno dei problemi del dibattito italiano.
Appena si propone un’inchiesta sull’immigrazione, il tema viene immediatamente letto attraverso lo scontro politico.
O sei “contro i migranti” oppure vuoi evitare qualsiasi domanda sul sistema.
Una trasmissione d’inchiesta dovrebbe riuscire a uscire da questa logica.
Il fenomeno migratorio coinvolge miliardi di euro, amministrazioni pubbliche, organizzazioni private, forze dell’ordine, tribunali, governi stranieri e istituzioni europee. È difficile sostenere che non esista materiale sufficiente per decine di approfondimenti.
Si potrebbe indagare sulle condizioni dei centri di accoglienza e contemporaneamente sui costi sostenuti dallo Stato.
Si potrebbero raccontare gli abusi subiti dai migranti e, nello stesso servizio, capire come funzionano realmente i meccanismi che portano alcune persone a rimanere per anni in Italia senza una posizione definita.
Non sono argomenti incompatibili.
È proprio questo che dovrebbe fare un programma come Report: complicare le narrazioni troppo semplici.
Ranucci ha fatto inchieste importanti, ma nessun conduttore dovrebbe diventare indispensabile
Dire che il cambio possa essere positivo non significa cancellare il lavoro fatto da Sigfrido Ranucci.
Sarebbe assurdo.
Ranucci ha guidato Report dopo Milena Gabanelli e ha mantenuto il programma tra i riferimenti principali del giornalismo investigativo televisivo italiano. La stessa Rai continua a definire Report un patrimonio importante del servizio pubblico e ha proposto al giornalista diverse possibili ricollocazioni professionali dopo il cambio di conduzione.
Ma un programma d’inchiesta dovrebbe essere più grande di qualsiasi persona.
Report esisteva prima di Ranucci.
Può esistere anche dopo.
La vera domanda è come sarà utilizzata questa nuova fase.
Se cambieranno soltanto i volti davanti alla telecamera ma argomenti, approccio e selezione delle inchieste resteranno identici, probabilmente il pubblico noterà soltanto l’assenza del vecchio conduttore.
Se invece Presutti e Piervincenzi riusciranno ad ampliare gli ambiti investigativi, allora il cambiamento potrebbe produrre qualcosa di interessante.
Daniele Piervincenzi potrebbe essere una scelta adatta per questo tipo di inchieste
Il curriculum di Piervincenzi rende questa possibilità particolarmente interessante.
Ha lavorato su criminalità, periferie e fenomeni sociali, spesso andando fisicamente nei luoghi dei quali parlava. Nel 2017 fu aggredito a Ostia mentre realizzava un servizio giornalistico, episodio che mostrò quanto il suo lavoro fosse legato alle inchieste sul territorio.
Un giornalismo del genere potrebbe adattarsi bene anche a temi come immigrazione e accoglienza.
Non soltanto servizi costruiti negli studi televisivi con politici che discutono.
Andare nei centri.
Seguire i percorsi.
Parlare con migranti, operatori, poliziotti, amministratori e residenti.
Controllare appalti e bilanci.
Capire chi riceve denaro e come viene utilizzato.
Questo sarebbe giornalismo d’inchiesta.
Vorremmo vedere lo stesso rigore applicato a destra e a sinistra
La nuova Report avrà successo se riuscirà soprattutto a evitare una trappola: diventare percepita come una trasmissione appartenente a una parte politica.
Il giornalismo investigativo migliore è quello che fa arrabbiare persone diverse a seconda dell’inchiesta della settimana.
Una domenica può mettere in difficoltà un ministro di centrodestra.
Quella successiva può analizzare la gestione di un’amministrazione di centrosinistra.
Poi può occuparsi di un’azienda, di un sindacato, di una ONG, di una multinazionale o di una cooperativa.
Non dovrebbe importare chi ne esce male.
Dovrebbero importare soltanto i fatti.
La Rai, presentando Presutti e Piervincenzi, ha parlato esplicitamente di “piena indipendenza editoriale” e “imparzialità rigorosa”.
Sono parole impegnative.
Ora sarà interessante vedere se verranno trasformate in una linea editoriale riconoscibile.
Il cambio potrebbe diventare un’opportunità, non necessariamente una perdita
Le proteste della redazione e le polemiche sull’uscita di Ranucci dimostrano quanto la fase sia delicata.
Ma giudicare Report prima ancora di vedere una puntata della nuova gestione sarebbe probabilmente prematuro.
Presutti conosce già profondamente la trasmissione.
Piervincenzi arriva con una storia professionale diversa.
La doppia conduzione potrebbe permettere anche di dividere maggiormente il lavoro e dare più spazio ai reportage sul campo.
Noi speriamo soprattutto in una cosa: nessun tema considerato automaticamente giusto o sbagliato prima ancora di iniziare l’inchiesta.
Se la nuova Report indagherà sui rapporti tra politica e affari, bene.
Se controllerà le grandi aziende, bene.
Se tornerà sulla criminalità organizzata, ancora meglio.
Ma ci piacerebbe vedere lo stesso livello di attenzione anche sul sistema dell’immigrazione, sulle ONG, sull’accoglienza, sui finanziamenti e su tutti quegli argomenti che dividono profondamente l’opinione pubblica.
Non per confermare quello che pensa una parte.
Per scoprire cosa dicono i documenti.
Se il dopo Ranucci significasse questo, forse il cambiamento non sarebbe necessariamente una cattiva notizia per Report.
Tu cosa ne pensi? Vorresti che la nuova Report indagasse maggiormente anche su ONG, immigrazione e sistema dell’accoglienza, oppure temi che senza Ranucci il programma perda parte della sua forza? Scrivilo nei commenti.



La questione è malposta…se Ranucci è colpevole di aver fatto un qualsiasi illecito va cacciato dalla Rai, se non è colpevole ma vittima di un attentato ,non c’è ragione che venga rimosso altrimenti è persecuzione.