Raffaella Carrà torna sul palco grazie a un ologramma: siete d’accordo con questi concerti oppure gli artisti scomparsi andrebbero lasciati in pace?
Raffaella Carrà tornerà a esibirsi davanti al pubblico, ma questa volta sul palco non ci sarà la vera Raffaella. A cinque anni dalla sua scomparsa, la cantante e…
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Vedi tutte →Raffaella Carrà tornerà a esibirsi davanti al pubblico, ma questa volta sul palco non ci sarà la vera Raffaella. A cinque anni dalla sua scomparsa, la cantante e conduttrice sarà protagonista di un concerto realizzato attraverso un ologramma digitale, capace di riprodurne l’immagine e i movimenti. Un progetto tecnologicamente ambizioso che promette di emozionare i fan, ma che solleva anche una domanda: è giusto riportare artificialmente sul palco gli artisti che non ci sono più?
L’appuntamento è fissato per lunedì 28 dicembre 2026, alle ore 21, all’Atlantico di Roma. Lo spettacolo si intitola Raffaella Carrà – The Show Must Go On e viene presentato come il primo concerto ufficiale in ologramma dedicato all’artista italiana.
Non sarà una semplice proiezione di vecchie esibizioni televisive.
Gli organizzatori promettono una ricostruzione digitale estremamente realistica della Carrà, accompagnata da ballerini in carne e ossa, scenografie luminose, effetti laser tridimensionali e altri elementi spettacolari.
L’ologramma dovrebbe muoversi sul palco insieme al corpo di ballo, dando agli spettatori l’impressione di assistere a un vero concerto della cantante.
La produzione è affidata a Laserman Industries, società specializzata in spettacoli tecnologici ed effetti speciali, mentre la direzione artistica e creativa è curata da Andrea Prince.
Lo spettacolo è stato realizzato con l’autorizzazione degli aventi diritto dell’artista, un aspetto importante considerando che l’utilizzo dell’immagine di una persona scomparsa può sollevare questioni legali ed etiche.
Il concerto durerà circa cento minuti e ripercorrerà i maggiori successi di Raffaella Carrà, alternando musica, balli e racconti dedicati alla sua vita.
La scaletta ufficiale non è ancora stata comunicata, ma è facile immaginare quanto il pubblico desideri riascoltare canzoni come A far l’amore comincia tu, Rumore, Tanti auguri, Fiesta e Pedro.
I biglietti partono da 49 euro per il settore Dance Floor, mentre i posti Gold costano da 59 euro e quelli Platinum da 69 euro.
Per il momento è stata annunciata una sola data romana, anche se la produzione considera l’evento il possibile inizio di un progetto destinato ad altri palcoscenici.
Ma al di là degli aspetti organizzativi, ciò che ci interessa maggiormente è il significato di un’operazione del genere.
Raffaella Carrà è morta il 5 luglio 2021, all’età di 78 anni, lasciando un’eredità artistica straordinaria.
Per intere generazioni è stata molto più di una cantante.
È stata una conduttrice capace di rivoluzionare la televisione italiana, una ballerina dalla presenza scenica immediatamente riconoscibile e una donna che ha saputo conquistare il pubblico internazionale, soprattutto in Spagna e America Latina.
Il suo sorriso, i suoi movimenti e il modo in cui comunicava con gli spettatori erano parte integrante della sua personalità.
Ed è proprio questo che rende particolarmente delicata l’idea di ricrearla artificialmente.
Un ologramma potrà riprodurre i suoi gesti, la sua immagine e forse persino alcune espressioni del viso, ma potrà davvero restituire l’emozione di un’artista che interagisce spontaneamente con il pubblico?
Secondo chi apprezza queste iniziative, la tecnologia offre una possibilità straordinaria.
Molti giovani non hanno mai avuto occasione di assistere a un concerto della Carrà. Altri, invece, l’hanno seguita per decenni e potrebbero desiderare di rivivere almeno simbolicamente l’atmosfera delle sue esibizioni.
Da questo punto di vista, il concerto potrebbe diventare una grande celebrazione della sua carriera.
C’è però anche un’altra prospettiva, che merita di essere considerata.
Una cosa è organizzare uno spettacolo tributo nel quale cantanti e ballerini interpretano le canzoni di un’artista scomparsa.
Un’altra è ricreare digitalmente quella persona e presentarla come protagonista di un nuovo concerto.
La differenza non è secondaria.
Nel primo caso gli spettatori sanno di assistere a un omaggio. Nel secondo viene costruita l’illusione che l’artista sia ancora presente, almeno visivamente, sul palco.
E fino a che punto è giusto utilizzare la tecnologia per simulare la presenza di qualcuno che non può più esprimere la propria volontà?
L’autorizzazione degli aventi diritto rende il progetto ufficiale, ma non risolve necessariamente ogni interrogativo sul piano morale.
Non sappiamo, per esempio, se Raffaella Carrà avrebbe apprezzato l’idea di essere ricreata digitalmente dopo la morte.
Attribuirle una posizione favorevole o contraria sarebbe scorretto.
Possiamo però chiederci se un’artista così attenta alla qualità dei propri spettacoli avrebbe trovato affascinante questa nuova possibilità tecnologica oppure avrebbe preferito che il pubblico continuasse a ricordarla attraverso le registrazioni originali.
Il fenomeno, naturalmente, non riguarda soltanto la Carrà.
Negli ultimi anni sono stati organizzati spettacoli dedicati ad artisti scomparsi, tra cui Whitney Houston, Tupac Shakur e Ronnie James Dio, utilizzando sistemi differenti di proiezione e ricostruzione digitale.
Un esempio particolarmente famoso è ABBA Voyage, lo spettacolo londinese nel quale i quattro componenti degli ABBA vengono rappresentati attraverso avatar digitali.
Ma esiste una differenza importante: gli ABBA hanno partecipato personalmente alla creazione delle proprie versioni virtuali, mentre Raffaella Carrà non ha potuto farlo.
Nel caso della cantante italiana, l’interpretazione viene quindi ricostruita attraverso materiali esistenti, elaborazioni tecnologiche e decisioni prese da altre persone.
C’è poi la questione economica.
Pagare 49, 59 o 69 euro per assistere a un concerto nel quale la protagonista è un’immagine digitale può essere considerato un prezzo ragionevole per uno spettacolo tecnologicamente complesso.
Ma qualcuno potrebbe chiedersi se non sarebbe preferibile investire quelle risorse in concerti tributo con artisti dal vivo, capaci di reinterpretare il repertorio della Carrà senza cercare di ricrearne artificialmente la presenza.
D’altra parte, nessuno obbliga gli spettatori ad acquistare il biglietto. Chi trova emozionante l’idea può partecipare, mentre chi non la condivide può continuare ad ascoltare le registrazioni originali.
Forse il confine più importante riguarda proprio il modo in cui questi eventi vengono presentati.
Un concerto con ologramma può rappresentare un omaggio interessante, purché il pubblico sappia esattamente cosa sta acquistando e la tecnologia non venga utilizzata per attribuire all’artista parole, comportamenti o intenzioni mai espressi.
Raffaella Carrà ha lasciato un patrimonio musicale e televisivo immenso, che continuerà a essere apprezzato anche senza nuove apparizioni digitali.
Il 28 dicembre scopriremo se The Show Must Go On riuscirà davvero a regalare una serata emozionante oppure se l’effetto tecnologico finirà per prevalere sul ricordo della cantante.
Ma adesso vogliamo conoscere soprattutto la vostra opinione.
Siete favorevoli ai concerti con gli ologrammi degli artisti scomparsi oppure pensate che sia sbagliato ricrearli digitalmente dopo la morte?
Andreste a Roma spendendo almeno 49 euro per assistere allo spettacolo dedicato a Raffaella Carrà?
E soprattutto, considerate queste iniziative un modo bellissimo per mantenere viva la memoria degli artisti oppure un’operazione commerciale che rischia di sfruttarne la popolarità?
Raccontateci cosa ne pensate nei commenti. Siamo curiosi di capire se il pubblico di Wonder Channel sia pronto ad accogliere questo tipo di concerti oppure preferisca ricordare i grandi artisti attraverso le loro esibizioni originali.










