Ritorno al futuro compie 41 anni: secondo voi è questa la battuta più bella dell’intera trilogia
Ci sono film che guardiamo una volta e dimentichiamo dopo qualche settimana. E poi ci sono film come Ritorno al futuro, capaci di accompagnarci per tutta la vita.…
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Vedi tutte →Ci sono film che guardiamo una volta e dimentichiamo dopo qualche settimana. E poi ci sono film come Ritorno al futuro, capaci di accompagnarci per tutta la vita. Sono passati 41 anni dall’uscita del capolavoro di Robert Zemeckis, eppure basta ascoltare poche note della colonna sonora di Alan Silvestri per tornare immediatamente a Hill Valley, davanti alla celebre DeLorean.
Ma c’è soprattutto una scena che, a distanza di così tanto tempo, continua a regalarci un’emozione particolare.
È quella finale, quando Doc Brown torna dal futuro per recuperare Marty McFly e la sua fidanzata Jennifer.
Una sequenza che termina con una delle battute più famose della storia della fantascienza: «Strade? Dove stiamo andando non c’è bisogno di strade!»
E voi la ricordate?
Probabilmente sì, perché è una di quelle frasi che non hanno bisogno di spiegazioni per riportarci immediatamente davanti allo schermo.
Ma la cosa interessante è che quelle poche parole raccontano perfettamente ciò che ha reso Ritorno al futuro un film così importante.
Per capire perché, dobbiamo tornare al 1985.
All’epoca il cinema aveva già raccontato numerose storie dedicate ai viaggi nel tempo.
Esistevano film nei quali scienziati eccentrici costruivano macchinari impossibili, persone comuni finivano in epoche lontane e il futuro veniva rappresentato attraverso scenografie fantasiose.
Robert Zemeckis e lo sceneggiatore Bob Gale decisero però di affrontare l’argomento in maniera differente.
E se a viaggiare nel tempo fosse stato un adolescente assolutamente normale, alle prese con problemi scolastici, familiari e sentimentali?
Nacque così Marty McFly, interpretato da Michael J. Fox.
Un ragazzo che sogna di diventare musicista, frequenta Jennifer e trascorre parecchio tempo insieme al suo amico più improbabile: lo scienziato Emmett Brown, conosciuto da tutti come Doc.
Quest’ultimo ha realizzato un’invenzione straordinaria.
Una macchina del tempo costruita utilizzando una DeLorean DMC-12.
Per funzionare, l’automobile ha bisogno di raggiungere le 88 miglia orarie e di alimentare il flusso canalizzatore con un’enorme quantità di energia.
Basta raggiungere quella velocità e Marty può ritrovarsi trent’anni prima, nel 1955.
Ed è esattamente ciò che accade.
Il ragazzo incontra i propri genitori quando sono ancora adolescenti e finisce involontariamente per compromettere il loro primo incontro.
Da quel momento deve cercare di farli innamorare, perché altrimenti rischia di cancellare la propria esistenza.
Una premessa divertente, ma anche estremamente intelligente.
Il pubblico conosce le conseguenze future delle azioni di Marty, mentre i personaggi del 1955 non hanno la minima idea di ciò che accadrà.
Questo permette al film di alternare situazioni comiche, momenti emozionanti e scene d’azione.
Ma il vero segreto di Ritorno al futuro è probabilmente il rapporto tra Marty e Doc.
Michael J. Fox e Christopher Lloyd hanno creato una coppia cinematografica straordinaria.
Marty è impulsivo, ironico e spesso incapace di prevedere le conseguenze delle proprie decisioni.
Doc, invece, è geniale, imprevedibile e completamente ossessionato dalle sue invenzioni.
Eppure, i due si completano perfettamente.
Il loro legame rende credibile persino una storia nella quale un’automobile può attraversare il tempo.
E quando arriviamo alla conclusione, dopo aver assistito alla corsa contro il temporale e al ritorno di Marty nel 1985, siamo convinti che l’avventura sia terminata.
Ma Zemeckis aveva preparato un’ultima sorpresa.
Doc ricompare improvvisamente a bordo della DeLorean, indossando abiti futuristici e mostrando una fretta inspiegabile.
Deve portare Marty e Jennifer nel futuro.
C’è un problema che riguarda i loro figli, e non possono perdere tempo.
Doc inserisce alcuni rifiuti nel nuovo sistema di alimentazione della macchina, il Mr. Fusion, mentre Marty cerca di capire cosa stia succedendo.
Poi i tre salgono sull’automobile.
Marty guarda davanti a sé e si accorge di un problema.
La strada è troppo corta per raggiungere le 88 miglia orarie necessarie al viaggio nel tempo.
Lo fa notare immediatamente a Doc.
Ma lo scienziato sorride, abbassa gli occhiali futuristici e pronuncia la battuta che avrebbe fatto la storia.
«Strade? Dove stiamo andando non c’è bisogno di strade!»
Subito dopo la DeLorean si solleva da terra.
Le ruote si piegano, l’automobile comincia a volare e scompare nel cielo.
Il film finisce.
E noi rimaniamo con una domanda: ma cosa succederà adesso?
È un finale straordinario perché riesce a concludere perfettamente la prima avventura e, contemporaneamente, a farci desiderare di conoscere quella successiva.
Fino a pochi minuti prima avevamo visto una macchina capace di viaggiare nel tempo.
Adesso scopriamo che può anche volare.
Se il primo film ci aveva portato nel passato, il secondo avrebbe potuto mostrarci qualsiasi cosa.
Ed è proprio ciò che accadde nel 1989 con Ritorno al futuro – Parte II.
Marty e Doc raggiungono il 2015, un’epoca nella quale le automobili volano, gli skateboard sembrano sfidare la gravità e le tecnologie domestiche hanno assunto caratteristiche sorprendenti.
Naturalmente, molte di quelle invenzioni non sono diventate realtà.
Oggi abbiamo superato da undici anni il 2015 immaginato da Zemeckis, ma non abbiamo ancora automobili volanti parcheggiate davanti a ogni abitazione.
E gli hoverboard che conosciamo sono decisamente meno spettacolari di quelli utilizzati da Marty.
Eppure, riguardando quel film, il futuro immaginato dagli sceneggiatori continua a divertirci.
Perché il fascino della saga non dipende dalla precisione delle previsioni tecnologiche.
Dipende dalla possibilità di immaginare un mondo differente.
Nel terzo capitolo, uscito nel 1990, Zemeckis compie un’altra scelta sorprendente.
Abbandona il futuro e trasporta i protagonisti nel Far West del 1885.
Una decisione che permette di trasformare la storia in un omaggio ai grandi western, senza perdere l’ironia che caratterizza la saga.
La DeLorean, stavolta, deve affrontare problemi completamente diversi.
In un’epoca nella quale le automobili non esistono, riuscire a raggiungere le 88 miglia orarie diventa una sfida quasi impossibile.
Ed è bellissimo vedere come ogni capitolo riesca a inventare nuovi ostacoli partendo dalle stesse regole.
C’è anche un altro motivo per cui la battuta finale del primo film è rimasta così famosa.
Quelle parole possono essere interpretate come un invito a non considerare impossibile ciò che ancora non conosciamo.
Doc non è interessato ai limiti del presente.
Vuole scoprire cosa esiste oltre.
È un atteggiamento che ritroviamo in tantissimi racconti di fantascienza, dai viaggi nello spazio alle storie dedicate alle dimensioni parallele.
Ma raramente è stato espresso con una frase così semplice.
Quattro parole fondamentali: non c’è bisogno di strade.
Un modo perfetto per ricordarci che le grandi avventure cominciano spesso quando qualcuno decide di provare una strada che gli altri non hanno ancora immaginato.
E pensare che Ritorno al futuro avrebbe potuto essere molto diverso.
Inizialmente il ruolo di Marty McFly era stato affidato a Eric Stoltz.
Dopo diverse settimane di lavorazione, però, i produttori si resero conto che la sua interpretazione aveva un tono troppo serio rispetto alla commedia che desideravano realizzare.
Decisero quindi di sostituirlo con Michael J. Fox.
Una scelta rischiosa, soprattutto considerando che parte del film era già stata girata.
Ma oggi è quasi impossibile immaginare Marty con un volto differente.
Fox riuscì a dare al personaggio una naturalezza straordinaria, alternando momenti comici e sequenze più emozionanti.
E Christopher Lloyd trasformò Doc Brown in uno degli scienziati più amati della storia del cinema.
Sono passati 41 anni, ma il film continua a essere scoperto anche dalle nuove generazioni.
Molti ragazzi lo hanno conosciuto grazie ai genitori, altri attraverso le piattaforme streaming.
E forse è proprio questa la dimostrazione del suo valore.
Una storia ambientata nel 1985, che racconta un viaggio nel 1955 e immagina il 2015, riesce ancora a coinvolgere persone nate molti anni dopo la sua uscita.
Se volete rivederlo oggi in Italia, Ritorno al futuro è disponibile in streaming su Disney+, NOW e Sky Go. È inoltre reperibile tramite Prime Video e sulle principali piattaforme digitali anche a noleggio o acquisto. Al momento non risulta nel catalogo italiano di Netflix.
Ma adesso siamo curiosi di conoscere la vostra opinione.
Avete visto Ritorno al futuro al cinema nel 1985 oppure lo avete scoperto negli anni successivi?
Ricordate la prima volta che avete visto la DeLorean alzarsi in volo?
E soprattutto, secondo voi «Strade? Dove stiamo andando non c’è bisogno di strade!» è davvero la battuta più bella della trilogia?
Magari preferite un’altra frase di Doc, oppure una delle battute di Marty e Biff.
Raccontatecelo nei commenti e diteci anche quale dei tre film considerate il migliore. Il primo, il secondo con il viaggio nel 2015 oppure il terzo ambientato nel Far West?
Siamo curiosi di scoprire se, dopo 41 anni, anche per i lettori di Wonder Channel il primo Ritorno al futuro rimane un capolavoro insuperabile.










