Vale la pena guardare Wardriver? Tutti i pro e i contro del nuovo thriller con Dane DeHaan su Prime Video
Ieri sera mi sono ritagliato un'ora e mezza per guardare Wardriver, l'ultimo thriller incentrato sul mondo del cyber-crime arrivato nel catalogo di Prime Video. Devo ammetterlo fin da…
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Vedi tutte →Ieri sera mi sono ritagliato un’ora e mezza per guardare Wardriver, l’ultimo thriller incentrato sul mondo del cyber-crime arrivato nel catalogo di Prime Video. Devo ammetterlo fin da subito: ero davvero curioso di rivedere Dane DeHaan finalmente al centro della scena. Dopo il suo folgorante esordio nel 2012 con Chronicle, l’attore sembrava destinato a una carriera da protagonista assoluto ad Hollywood, salvo poi finire relegato per anni in ruoli secondari, seppur in produzioni prestigiose come Oppenheimer. Con Wardriver, diretto da Rebecca Thomas (al suo secondo lungometraggio a ben 14 anni di distanza dal debutto con Electrick Children), DeHaan torna finalmente a caricarsi l’intero peso di un film sulle spalle. Dal mio punto di vista, il risultato è un solido 6 su 10: un titolo che non inventa nulla di nuovo e paga il prezzo di troppi cliché, ma che si lascia guardare con grandissimo piacere grazie a una riuscita atmosfera noir e a un protagonista azzeccatissimo.
La storia parte in medias res con un flashforward decisamente teso: troviamo il protagonista Cole (DeHaan) nel bel mezzo del deserto, visibilmente agitato e con la pistola puntata alla testa di un uomo insanguinato, pretendendo di sapere perché fosse in casa sua. Con un salto all’indietro di una settimana, scopriamo come Cole sia finito in quel guazzabuglio. Il ragazzo è un wardriver, ovvero un hacker freelance che si guadagna da vivere rubando dati e soldi a grandi aziende per conto di loschi clienti online. Il suo metodo è banale quanto efficace: gli basta parcheggiare la propria auto sufficientemente vicino agli edifici target per agganciarsi alle loro reti Wi-Fi vulnerabili e prosciugare i conti prim’ancora che qualcuno se ne accorga.
Cole, però, è tanto abile col computer quanto clamorosamente sconsiderato nella vita reale. Questa sua superficialità lo porta dritto tra le grinfie di Oscar (Mamoudou Athie), il violento buttadentro di un ristorante di lusso che Cole ha appena svaligiato. Oscar lo ricatta e lo costringe con le cattive a mettere a segno un colpo ai danni di Sarah (Sasha Calle), una giovane donna visibilmente triste e sola che frequenta il locale insieme a Mark Bilson (Jeffrey Donovan), un uomo presentato inizialmente come suo padre. Il piano sembra filare liscio, ma non appena Cole riesce a prosciugare il conto da 800.000 dollari della ragazza, finisce inevitabilmente per innamorarsi di lei. Tormentato dai sensi di colpa, l’hacker decide di rischiare il tutto per tutto e “guidare” di nuovo nella rete per restituirle ogni singolo centesimo. Le cose si complicano ulteriormente quando si scopre la vera identità di Bilson: un potente e spietato avvocato legato alla criminalità organizzata che pretende indietro i suoi soldi, mettendo a gravissimo rischio la vita della stessa Sarah.
Sulla carta, tra il titolo, la trama da hacker solitario, la vettura sportiva lanciata nella notte e una colonna sonora dai toni techno, Wardriver sembra una copia carbone di Drive. Fortunatamente, il film prende presto una sua strada autonoma. La regia di Rebecca Thomas sceglie un approccio asciutto, realista e quasi dimesso, distante anni luce dai toni patinati o dalle rocambolesche scene d’azione a cui ci ha abituato lo sceneggiatore Daniel Casey (già autore del copione di F9). È un piccolo noir metropolitano che preferisce concentrarsi sull’evoluzione dei suoi personaggi anziché sui frequenti inseguimenti.
Il vero valore aggiunto dell’operazione è proprio la prova di Dane DeHaan. All’inizio il suo Cole appare come un personaggio scritto male e pieno di contraddizioni: come può un hacker esperto andare a fare sopralluoghi su un’auto sportiva appariscente con un enorme alettone o passeggiare a volto scoperto davanti alle telecamere degli ATM? Proseguendo nella visione, però, si comprende come questa sciatteria faccia parte della sua tragica complessità: Cole è un uomo profondamente stanco, malinconico e rassegnato all’idea che prima o poi finirà in prigione. Gli occhi pesti, la recitazione trattenuta e il volto scavato di DeHaan trasmettono benissimo questa sofferenza interiore. La sua alchimia con la Sarah di Sasha Calle funziona e regge l’intera architettura emotiva del terzo atto, dove Cole si rivela molto più astuto e lucido di quanto i suoi aggressori avessero preventivato.
I limiti principali del film risiedono nell’eccessivo affidamento ai luoghi comuni del genere (gli amici online che spiegano la trama tramite chat, il cattivo unidimensionale) e, soprattutto, in un minutaggio fin troppo ridotto. Con appena 93 minuti di durata, il film corre via troppo velocemente, senza concedersi il tempo di approfondire adeguatamente le motivazioni di contorno e le storie dei personaggi secondari. Una mezz’ora abbondante in più avrebbe sicuramente aiutato il racconto a respirare e a trasformare una discreta pellicola in un thriller memorabile.
Giudizio Finale
Wardriver si merita un 6 su 10 pieno. È un thriller da streaming che fa dell’essenzialità il suo punto di forza, sorretto interamente dall’interpretazione magnetica e dolorosa di un ritrovato Dane DeHaan. Pur soffrendo per una durata risicata che limita lo spessore dei comprimari e per una sceneggiatura zeppa di formule già viste, resta una visione piacevole, cupa e appassionante, perfetta per chiunque cerchi un noir moderno senza troppi fronzoli.
Wardriver (2026)
Wardriver si merita un 6 su 10 pieno. È un thriller da streaming che fa dell'essenzialità il suo punto di forza, sorretto interamente dall'interpretazione magnetica e dolorosa di un ritrovato Dane DeHaan. Pur soffrendo per una durata risicata che limita lo spessore dei comprimari e per una sceneggiatura zeppa di formule già viste, resta una visione piacevole, cupa e appassionante, perfetta per chiunque cerchi un noir moderno senza troppi fronzoli.










