Apocalipsis Z: Il Nuovo Mondo, recensione: più zombie e più azione, ma il nuovo film Prime Video mi ha convinto solo a metà
Apocalipsis Z: Il Nuovo Mondo è arrivato oggi, 30 ottobre 2026, su Prime Video, proprio in tempo per Halloween. Dopo il discreto successo del primo capitolo, uscito nel…
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Vedi tutte →Apocalipsis Z: Il Nuovo Mondo è arrivato oggi, 30 ottobre 2026, su Prime Video, proprio in tempo per Halloween. Dopo il discreto successo del primo capitolo, uscito nel 2024, ero curioso di vedere come sarebbe proseguita questa storia ambientata in una Spagna devastata da un’epidemia che trasforma gli esseri umani in creature estremamente aggressive.
Il precedente Apocalipsis Z: L’inizio della fine mi aveva convinto soprattutto per un motivo: riusciva a raccontare un’apocalisse zombie attraverso gli occhi di una persona comune, facendo percepire la paura, la solitudine e la difficoltà di sopravvivere in un mondo improvvisamente diventato ostile.
Il nuovo film sceglie invece una strada differente: più azione, più personaggi, più sparatorie e una storia decisamente meno intima.
Una scelta comprensibile per un sequel che vuole ampliare il proprio universo narrativo, ma che secondo me finisce per penalizzare proprio gli aspetti più interessanti del primo episodio.
La vicenda si sposta alle Isole Canarie, diventate uno degli ultimi luoghi relativamente sicuri d’Europa dopo la diffusione del virus TSJ. Le risorse, però, cominciano a scarseggiare e una squadra militare viene inviata sulla terraferma per recuperare rifornimenti indispensabili.
Tra i partecipanti troviamo Roberto, interpretato da Carlos Alcaide, un ragazzo che decide di unirsi alla missione nascondendo alcune intenzioni personali.
Naturalmente, quella che dovrebbe essere un’operazione organizzata si trasforma rapidamente in un incubo.
Gli infetti continuano a rappresentare una minaccia enorme, ma il pericolo arriva anche dagli esseri umani, sempre più divisi tra egoismo, paura e necessità di sopravvivere.
La cosa che ho apprezzato maggiormente è la dimensione più spettacolare del film.
Carles Torrens, tornato alla regia anche per questo secondo capitolo, costruisce alcune sequenze d’azione piuttosto efficaci. Gli zombie sono veloci, aggressivi e capaci di trasformare ogni incontro in una situazione potenzialmente mortale.
Le scene ambientate nelle zone devastate della Spagna restituiscono abbastanza bene la sensazione di un mondo ormai abbandonato. Anche gli scontri armati e le sequenze più movimentate riescono a mantenere viva l’attenzione.
Dal punto di vista tecnico, quindi, non considero Il Nuovo Mondo un film realizzato male. Anzi, si nota il tentativo di proporre qualcosa di più ambizioso rispetto al primo capitolo.
Il problema è che aumentando la spettacolarità si perde buona parte dell’emozione.
Nel film precedente seguivamo Manel, interpretato da Francisco Ortiz, un uomo costretto ad affrontare una situazione impossibile insieme al suo gatto Lúculo. Era una storia semplice, ma il rapporto tra il protagonista e il suo animale rendeva immediatamente più umano il racconto.
In questo sequel, invece, ho fatto molta più fatica ad affezionarmi ai personaggi.
Roberto avrebbe potuto essere un protagonista interessante, soprattutto per le motivazioni che lo spingono a partecipare alla missione. Tuttavia, la sceneggiatura non riesce sempre a renderlo abbastanza coinvolgente.
In certi momenti mi è sembrato di assistere a un videogioco di guerra ambientato durante un’apocalisse zombie, con soldati che avanzano, sparano e cercano di raggiungere il successivo obiettivo.
Non è necessariamente un difetto, ma quando i personaggi cominciano a sembrarti intercambiabili, anche le scene più pericolose perdono parte della loro tensione.
Un altro aspetto che mi ha convinto poco riguarda il ritmo.
Nonostante una durata di appena 98 minuti, ci sono momenti nei quali la narrazione sembra rallentare eccessivamente. Le dinamiche tra i membri del gruppo e i conflitti interni non sempre riescono a mantenere vivo l’interesse.
Avrei preferito una maggiore attenzione alle conseguenze psicologiche dell’epidemia, ai rapporti umani e alla disperazione di chi cerca di ricostruire una società dopo la catastrofe.
Sono elementi presenti, ma spesso rimangono in secondo piano rispetto all’azione.
Mi ha fatto piacere ritrovare alcuni personaggi del primo capitolo, come Pritchenko, interpretato da José María Yazpik, e Lucía, alla quale presta nuovamente il volto Berta Vázquez.
Anche il ritorno del gatto Lúculo rappresenta un piccolo collegamento con ciò che avevo apprezzato della storia originale.
Il film cerca inoltre di introdurre interrogativi interessanti: fino a che punto possiamo sacrificare gli altri per salvarci? E quanto siamo disposti a rischiare per difendere ciò che resta della nostra umanità?
Peccato che queste domande non vengano sviluppate sempre con la profondità che avrebbero meritato.
Il finale lascia aperte diverse possibilità per un eventuale terzo capitolo, ma non mi ha trasmesso quella soddisfazione che cerco dopo aver seguito una storia di sopravvivenza.
Nonostante questo, non considero Apocalipsis Z: Il Nuovo Mondo una completa delusione. Chi cerca soprattutto zombie aggressivi, sparatorie e atmosfere postapocalittiche potrebbe trascorrere una serata piacevole.
Personalmente, però, continuo a preferire il primo film. Aveva meno ambizioni spettacolari, ma riusciva a farmi interessare maggiormente al destino dei protagonisti.
Il secondo capitolo vuole essere più grande, ma finisce per essere meno coinvolgente.
E voi avete già visto Apocalipsis Z: Il Nuovo Mondo su Prime Video? Avete preferito questo seguito ricco d’azione oppure il primo film, più concentrato sulla sopravvivenza e sui personaggi? Raccontateci cosa ne pensate nei commenti.
Apocalipsis Z: Il Nuovo Mondo
Apocalipsis Z: Il Nuovo Mondo è un sequel che punta maggiormente sull'azione, con zombie aggressivi e alcune sequenze spettacolari. Tuttavia, ho trovato la storia meno coinvolgente rispetto al primo film, soprattutto per i personaggi poco approfonditi e un ritmo discontinuo. Un horror godibile per gli appassionati del genere, ma mi aspettavo qualcosa di più.










