Quando Prime Video ha caricato Off Campus nel catalogo, la piattaforma si era guadagnata una buona reputazione nel filone delle serie romantiche estive. Con Un anno dopo l’altro, otto episodi tratti dal romanzo Every Summer After di Carley Fortune, il tentativo è quello di bissare il successo puntando su un formato diverso: due linee temporali intrecciate, un amore adolescenziale che torna a galla dieci anni dopo la rottura, e una location canadese che da sola vale buona parte della visione. Il risultato, purtroppo, è una serie che promette più di quanto mantiene, con momenti di genuina bellezza sommersi da scelte narrative che ne rallentano il ritmo e ne indeboliscono la resa emotiva. Ma esploriamola nel dettaglio in questo articolo.
La storia, in breve
Persephone, detta Percy, trascorre ogni estate della sua adolescenza nella cittadina lacustre di Barry’s Bay, dove stringe amicizia con i fratelli Sam e Charlie Florek, i vicini di casa del cottage di famiglia. È timida, ama i film horror, si sente sempre un po’ fuori posto, e in quel posto trova finalmente qualcuno con cui stare. Negli anni l’amicizia con Sam cresce e si trasforma in qualcosa di più, in uno di quei modi lenti e inevitabili che funzionano benissimo sullo schermo quando vengono raccontati con la giusta attenzione.
La seconda linea temporale segue Percy adulta, ormai sulla trentina, che torna a Barry’s Bay per un servizio funebre e si ritrova faccia a faccia con Sam, da cui si è separata dieci anni prima in circostanze mai del tutto chiarite. La serie alterna continuamente le due epoche, intrecciando il passato e il presente nel tentativo di svelare lentamente cosa è andato storto tra loro e se ci sia spazio per una riconciliazione.
Cosa funziona? Sicuramente la location
Barry’s Bay è splendida. Il lago, le foreste, i negozi del centro, la luce estiva che sembra non tramontare mai: la serie costruisce un’atmosfera stagionale che si sente fisicamente, quella sensazione di estate che fa sembrare tutto possibile. È il tipo di ambientazione che diventa quasi un personaggio a sé stante, e in questo Un anno dopo l’altro fa la sua gran figura.
I primi episodi, quelli che mostrano Percy e Sam tredicenni che si incontrano per la prima volta, sono i migliori di tutta la stagione. I due giovani attori Juliette Hawk e Carson MacCormac, che interpretano le versioni adolescenziali dei protagonisti, hanno una goffaggine tenera e autentica che fa scattare immediatamente quell’istinto da spettatore che vuole vederli stare insieme. La trama degli amici che si innamorano funziona da sempre per ragioni precise, e la serie nella prima parte lo sfrutta bene.
Sadie Soverall nel ruolo di Percy adulta fa un buon lavoro, in particolare nelle scene con Aurora Perrineau e Abigail Cowen, che interpretano la migliore amica del passato e quella del presente: dinamiche femminili scritte con più cura rispetto alla storia d’amore principale, paradossalmente più vive di quello che dovrebbe essere il centro nevralgico della serie.
Cosa non funziona
Il problema più grande è la coppia protagonista adulta. La chimica tra Matt Cornett e Sadie Soverall non decolla mai, e a tratti il rapporto tra Sam e Percy sembra più un argomento a favore della loro separazione che una storia d’amore da sostenere. Sam, in particolare, non convince: ci sono troppe scene in cui si comporta in modo difficile da giustificare, e la scrittura non riesce a rendere davvero coerente il suo carattere.
Il formato a doppia linea temporale, che sulla carta sembrava una scelta interessante, finisce per creare più confusione che tensione. I salti tra passato e presente sono troppo frequenti e spesso non segnalati con chiarezza: senza title card visibili e senza cambiamenti evidenti nei personaggi da un’epoca all’altra, ci si ritrova spesso a chiedersi in quale momento della storia ci si trovi. I due Percy e i due Sam sembrano fin troppo simili a se stessi nonostante il divario di quindici anni, il che svuota di senso l’intera premessa narrativa di una coppia che torna insieme con la maturità guadagnata nel mezzo.
Otto episodi sono troppi per quello che la serie ha da raccontare. Dalle quarta puntata in poi la storia comincia a girare su sé stessa, ripetendo gli stessi battibecchi e gli stessi malintesi senza aggiungere nulla di nuovo alla comprensione dei personaggi. Il famoso errore che ha distrutto il rapporto tra Percy e Sam viene citato così tante volte, prima di essere rivelato, da aver già perso quasi tutto il suo peso emotivo nel momento in cui finalmente lo scopriamo.
Vale la pena vedere Un anno dopo l’altro?
Se ami le serie romantiche estive e sei disposto a passare qualche episodio sottotono per goderti l’atmosfera e la prima parte della storia, Un anno dopo l’altro offre abbastanza da giustificare la visione. Se cerchi qualcosa con la leggerezza di Off Campus o con la tensione di una storia d’amore ben costruita, potresti restare deluso. La serie ha il materiale per essere migliore di quello che è, e si vede esattamente nei momenti in cui la storia rallenta e lascia respirare i personaggi. Peccato che quei momenti non siano abbastanza.
Hai già visto Un anno dopo l’altro su Prime Video, e se sì: eri dalla parte di Percy o capivi anche le ragioni di Sam?
La Recensione
Un anno dopo l'altro
Un anno dopo l'altro è una serie romantica estiva con una premessa solida e un'ambientazione che da sola vale buona parte della visione. Il problema è che otto episodi sono troppi per quello che la storia ha da offrire, la coppia protagonista adulta non convince mai del tutto e il formato a doppia linea temporale crea più confusione che tensione. Ci sono momenti genuinamente belli, soprattutto nella prima parte, ma la serie non riesce a mantenerli per tutta la durata.
PRO
- L'atmosfera estiva di Barry's Bay è costruita benissimo: il lago, la luce, i cottage, si sente proprio l'estate arrivare
- I primi episodi con le versioni adolescenziali di Percy e Sam sono teneri e coinvolgenti
CONTRO
- La chimica tra i protagonisti adulti non decolla mai
- Otto episodi sono troppi: dalla quarta puntata la storia comincia a ripetersi senza aggiungere nulla
- Il formato a doppia linea temporale è gestito in modo confuso, con salti poco segnalati tra passato e presente



Ho avuto l’occasione di vedere Every Year After e devo dire che, nel complesso, la storia mi è sembrata ben costruita. Certamente il romanzo risulta, a mio avviso, un po’ più coinvolgente e approfondito rispetto all’adattamento cinematografico, ma il film riesce comunque a mantenere una buona intensità emotiva.
Ho notato inoltre alcune caratteristiche tipiche dei drama adolescenziali e delle produzioni young adult, soprattutto nella costruzione dei rapporti tra i personaggi. In particolare, il legame tra Percy e Sam mi ha ricordato molto quello tra Dawson e Joey in Dawson’s Creek: un rapporto fondato su una profonda amicizia, sentimenti inespressi e una continua tensione emotiva che si sviluppa nel tempo. Non so se anche altri abbiano avuto la stessa impressione.
Credo però che alcune situazioni narrative avrebbero potuto essere sviluppate maggiormente. In certi momenti ho avuto la sensazione che la storia rallentasse o interrompesse dinamiche interessanti proprio quando stavano raggiungendo il loro punto più coinvolgente. Con qualche approfondimento in più, alcune scene avrebbero probabilmente avuto un impatto emotivo ancora più forte.