La recensione di Clayface: l’orrore viscerale non basta a salvare una sceneggiatura confusa
Il 22 ottobre è finalmente arrivato nei cinema italiani Clayface, l'atteso origin story in chiave horror vietato ai minori incentrato su uno dei cattivi più complessi, tragici e…
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Vedi tutte →Il 22 ottobre è finalmente arrivato nei cinema italiani Clayface, l’atteso origin story in chiave horror vietato ai minori incentrato su uno dei cattivi più complessi, tragici e mutaforma dell’universo DC. Se qualche anno fa Joker attingeva a piene mani dal cinema di Martin Scorsese, questo Clayface guarda senza mezzi termini al body-horror viscerale di David Cronenberg, citando quasi alla lettera un classico come La mosca. L’idea di partenza, dal mio punto di vista, era incredibilmente stimolante: trasformare la nascita di un super-villain in una tragedia carnale dove i tessuti si sciolgono e la vanità si paga a caro prezzo. Purtroppo, però, fare il verso a Cronenberg è molto più difficile di quanto sembri, e il film diretto da James Watkins finisce per impantanarsi in una generale mancanza di coerenza, meritandosi un risicato 5 su 10. Almeno da me.
La storia si apre su Matt Hagen (Tom Rhys Harries), il nuovo volto d’oro di Hollywood: bello, desiderato, acclamato dai media e fresco di candidatura agli Oscar. Per festeggiare il traguardo, Hagen si concede una serata nel club più esclusivo di Gotham, il Vesuvius, dove conquista la bellissima Mia Torrez (Joana Ribeiro). La scelta si rivela drammatica: Mia è infatti la donna di Markos Szabo (David Dencik), un boss della malavita spietato e violentissimo. Per punire l’affronto, Szabo infierisce proprio sull’asset più prezioso dell’attore: il suo volto. Sfigurato e irriconoscibile, Matt vede la propria vita crollare. L’agente lo scarica, il manager lo deruba e i ruoli migliori finiscono al suo migliore amico. Disperato, il ragazzo rintraccia la scienziata Caitlyn Corr (Naomi Ackie), inventrice di una tecnologia a nanocellule in grado di rigenerare i tessuti umani. Il trattamento iniziale sembra un miracolo, ma un’overdose del siero trasforma il corpo di Matt in una massa informe e malleabile, trasformandolo in un mostro capace di assumere qualsiasi sembianza e scatenando una scia di vendetta sanguinaria.
Nonostante la presenza in fase di sceneggiatura di nomi di grande rilievo come Mike Flanagan e Hossein Amini (già apprezzato per Drive), il film dà l’impressione di essere stato stritolato dagli ingranaggi della produzione da blockbuster, che finisce per smussare ogni spigolo interessante. Clayface vorrebbe essere molte cose insieme: una parabola sul mito di Icaro, una satira spietata sul culto della celebrità sulla scia di The Substance, o persino un monito sui pericoli delle nuove tecnologie. Il problema è che sfiora tutti questi spunti senza avere mai il coraggio di affondare il colpo su nessuno di essi.
Dal punto di vista visivo, poi, la delusione è notevole. Se opere recenti ambientate nello stesso universo come The Batman, The Penguin o lo stesso Joker riuscivano a calare lo spettatore in una Gotham sporca, tridimensionale e soffocante, la città mostrata da Watkins appare drammaticamente finta, priva di atmosfera e ridotta a un semplice set da studio. Anche la prova dell’attore protagonista ne risente: la scrittura di Hagen oscilla continuamente e in modo confuso tra la vittima tragica per cui provare empatia e il sociopatico spietato, lasciando chi guarda del tutto indifferente rispetto al suo destino.
Certo, non mancano sequenze d’azione e momenti gore decisamente inventivi — il massacro all’interno del club Vesuvius regalerà sicuramente qualche brivido agli amanti dello splatter —, ma la violenza vischiosa non basta a colmare un vuoto narrativo così evidente. Clayface si accontenta di rovesciare un bel po’ di poltiglia sullo schermo, dimenticandosi però di metterci sotto un’anima.
Giudizio Finale
Clayface è un 5 su 10, un’occasione sprecata che non va oltre una risicata insufficienza. Nonostante una premessa affascinante da body-horror e alcune sequenze di mutazione corporea visivamente d’impatto, il film soffre di una sceneggiatura indecisa e di una direzione artistica priva della giusta atmosfera cupa. Un’opera che vorrebbe riflettere sul prezzo della fama e della bellezza, ma che finisce per disperdersi in un racconto superficiale e narrativamente vuoto.
Clayface
Clayface è un 5 su 10, un'occasione sprecata che non va oltre una risicata insufficienza. Nonostante una premessa affascinante da body-horror e alcune sequenze di mutazione corporea visivamente d'impatto, il film soffre di una sceneggiatura indecisa e di una direzione artistica priva della giusta atmosfera cupa. Un'opera che vorrebbe riflettere sul prezzo della fama e della bellezza, ma che finisce per disperdersi in un racconto superficiale e narrativamente vuoto.










