Ice Cream Man, recensione: Eli Roth trasforma i gelati in un incubo, ma il suo nuovo horror mi ha lasciato deluso. L’hai visto?
Ice Cream Man è arrivato nei cinema italiani il 29 ottobre 2026, proprio alla vigilia di Halloween. Dietro la telecamera troviamo Eli Roth, un regista che ha costruito…
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Vedi tutte →Ice Cream Man è arrivato nei cinema italiani il 29 ottobre 2026, proprio alla vigilia di Halloween. Dietro la telecamera troviamo Eli Roth, un regista che ha costruito buona parte della propria carriera facendo leva sulla violenza estrema, sull’umorismo nero e sulla capacità di mettere lo spettatore davanti a immagini particolarmente disturbanti. Dopo Thanksgiving, che avevo trovato un interessante ritorno allo slasher più tradizionale, ero curioso di scoprire cosa avrebbe combinato con questa nuova storia.
La premessa mi sembrava perfetta per un horror sopra le righe: un misterioso gelataio arriva in una tranquilla cittadina americana e comincia a distribuire gelati ai bambini. Peccato che quei dolci trasformino i piccoli clienti in assassini spietati, pronti a massacrare chiunque incontrino.
Un’idea folle, certo, ma anche abbastanza originale da meritare attenzione. Il problema è che Ice Cream Man promette molto più di quanto riesca a mantenere.
Non voglio dire che sia un film completamente da buttare. Alcune sequenze mi hanno divertito e ci sono momenti in cui Roth dimostra di conoscere perfettamente il pubblico al quale si rivolge. Tuttavia, arrivato ai titoli di coda, mi sono ritrovato con una sensazione piuttosto precisa: avevo appena visto un horror che avrebbe potuto osare molto di più.
Il film dura appena 86 minuti e questa scelta, almeno inizialmente, funziona. Roth non perde troppo tempo a presentare i personaggi e ci trascina rapidamente dentro la follia che sta per travolgere Bayleen Bay.
Il protagonista Jared, interpretato da Charlie Zeltzer, è un ragazzino che cerca di sopravvivere a un’improvvisa epidemia di violenza. Attorno a lui troviamo Mia, per la quale prova una cotta, sua sorella maggiore Lizzie e alcuni ragazzi con cui i rapporti non sono esattamente idilliaci.
Con il passare dei minuti, però, le rivalità adolescenziali diventano secondarie. Di fronte a bambini che hanno cominciato a uccidere senza alcuna pietà, persino i vecchi nemici possono trasformarsi in alleati.
La parte che ho apprezzato maggiormente riguarda proprio l’assenza di freni nella rappresentazione della violenza. Roth sembra divertirsi a inventare situazioni sempre più assurde, utilizzando oggetti comuni come strumenti di morte. Mazze da baseball, attrezzi da giardino e altri strumenti diventano protagonisti di sequenze sanguinose che cercano continuamente di sorprendere lo spettatore.
E alcune ci riescono.
Il contrasto tra l’innocenza dei bambini e la brutalità delle loro azioni genera immagini inquietanti. In certi momenti ho ritrovato quell’ironia cattiva che aveva reso interessanti altri lavori del regista. Il film sembra quasi volerci ricordare che nell’universo di Roth nessuno è veramente al sicuro, indipendentemente dall’età.
Anche Ari Millen, nei panni del gelataio, funziona piuttosto bene. Il suo personaggio ha un aspetto apparentemente rassicurante, ma basta osservarlo per qualche secondo per capire che dietro quel sorriso si nasconde qualcosa di terribile.
Mi sarebbe piaciuto, però, che il film approfondisse maggiormente questa figura. Un antagonista del genere avrebbe potuto diventare memorabile, mentre finisce per essere soprattutto uno strumento attraverso il quale scatenare il massacro.
Ed è proprio questo uno dei limiti principali di Ice Cream Man.
Roth sembra molto più interessato a mostrare come moriranno i personaggi che a farci interessare alla loro sopravvivenza.
Non pretendo una sceneggiatura particolarmente complessa da un horror splatter di questo tipo. Sarebbe assurdo andare al cinema per vedere un film intitolato Ice Cream Man aspettandosi una profonda riflessione sulla società contemporanea. Però credo che anche il cinema horror più esagerato abbia bisogno di personaggi ai quali affezionarsi, oppure di una storia abbastanza imprevedibile da mantenere viva la curiosità.
In questo caso, invece, dopo un po’ ho avuto l’impressione di assistere a una successione di scene violente collegate da una trama piuttosto fragile.
La presenza dei bambini assassini richiama inevitabilmente certe atmosfere dei racconti di Stephen King. Ci sono ragazzi costretti a combattere contro una minaccia apparentemente impossibile da fermare, una cittadina americana che nasconde un incubo e adulti incapaci di comprendere immediatamente quello che sta accadendo.
Sono elementi che conosco e apprezzo, ma che avrei voluto vedere sviluppati con maggiore personalità.
Roth riesce comunque a dare al film un’identità visiva riconoscibile. I colori vivaci, il furgoncino dei gelati e l’atmosfera quasi giocosa creano un contrasto efficace con il sangue che invade progressivamente lo schermo.
Alcuni effetti splatter sono soddisfacenti e restituiscono quella sensazione di cinema horror provocatorio che sembra ormai appartenere a un’altra epoca. In queste scene il film riesce a essere sgradevole nel modo giusto.
Il problema più grande, almeno per me, arriva nella parte finale.
Mi aspettavo che la storia continuasse ad aumentare la tensione, arrivando a un epilogo particolarmente folle e disturbante. Invece ho avuto la sensazione che Roth avesse esaurito le idee proprio nel momento in cui avrebbe dovuto sorprendere maggiormente.
Il finale non è necessariamente incoerente con il tono del film, ma mi è sembrato troppo sbrigativo e poco soddisfacente. Dopo aver assistito a così tante situazioni assurde, speravo in qualcosa che lasciasse il segno.
E invece mi sono ritrovato a chiedermi: possibile che finisca così?
È un peccato, perché l’idea iniziale aveva tutte le caratteristiche per trasformarsi in un piccolo cult horror. Il gelataio inquietante, i bambini assassini e l’atmosfera da incubo estivo avrebbero potuto dare vita a un film molto più memorabile.
Ice Cream Man
Ice Cream Man è un horror splatter che diverte a tratti grazie alle uccisioni creative, all’atmosfera grottesca e a un inquietante Ari Millen. Eli Roth, però, spreca un’idea interessante con una trama superficiale, personaggi poco sviluppati e un finale che lascia l’amaro in bocca. Il sangue non manca, ma avrei voluto più tensione e qualche sorpresa in più. Un film perfetto per una serata horror senza troppe pretese, ma destinato a essere dimenticato in fretta.










