Natalie Portman rivela cosa ha vissuto da bambina a Hollywood: «Mi sentivo sessualizzata e ho dovuto fingere di essere una brava ragazza»
Natalie Portman aveva appena 12 anni quando iniziò a lavorare nel cinema, ma il successo arrivò insieme a un'attenzione che una bambina non avrebbe mai dovuto affrontare. Oggi,…
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Vedi tutte →Natalie Portman aveva appena 12 anni quando iniziò a lavorare nel cinema, ma il successo arrivò insieme a un’attenzione che una bambina non avrebbe mai dovuto affrontare. Oggi, a 45 anni, l’attrice premio Oscar ha deciso di raccontare quanto quelle prime esperienze abbiano influenzato la sua personalità e il modo in cui si è presentata al pubblico per buona parte della carriera.
In una nuova intervista a Harper’s Bazaar, pubblicata il 26 ottobre 2026, Portman ha spiegato di aver costruito volontariamente un’immagine seria, studiosa e riservata per proteggersi dalla sessualizzazione subita quando era ancora minorenne.
«Volevo dimostrare di essere una ragazza seria, intelligente, una studentessa, una brava ragazza».
Una scelta che, secondo il suo racconto, rappresentava soprattutto un meccanismo di difesa.
La carriera di Natalie era cominciata nel 1994 con Léon, il film di Luc Besson nel quale interpretava Mathilda, una ragazzina che viene accolta da un assassino professionista dopo l’uccisione della propria famiglia.
Aveva poi recitato in Heat – La sfida e Beautiful Girls, affrontando personaggi e situazioni molto maturi per la sua età.
Il problema, secondo l’attrice, era che alcune persone cominciarono a considerarla attraverso un’immagine provocante che non corrispondeva alla bambina che era realmente.
Per reagire, Natalie e i suoi genitori decisero di prestare particolare attenzione alla sua immagine pubblica.
Agli eventi cinematografici indossava abiti sobri e adatti alla sua età, mentre continuava a dedicarsi intensamente alla scuola.
La scelta di frequentare Harvard, dove si laureò in psicologia nel 2003, contribuì ulteriormente a rafforzare la reputazione di ragazza estremamente seria.
Ma quella protezione ebbe anche una conseguenza inattesa.
«Con il tempo tutti hanno cominciato a pensare che fossi davvero una persona serissima», ha spiegato.
E invece Portman sostiene di essere molto diversa.
Ama scherzare, ridere e comportarsi in modo buffo con le persone che conosce.
La sua interpretazione in Il cigno nero, per la quale vinse l’Oscar come migliore attrice nel 2011, ha rafforzato ulteriormente l’idea che fosse una perfezionista.
Ma Natalie racconta di non riconoscersi affatto in quella descrizione.
Anzi, ha spiegato di essere piuttosto comprensiva verso i propri errori e di non pretendere continuamente risultati impeccabili.
È una rivelazione interessante perché mostra quanto un’immagine costruita per proteggersi possa finire per condizionare il modo in cui gli altri ci vedono anche da adulti.
Oggi, però, Portman sta vivendo un periodo molto diverso.
Dopo anni di interpretazioni drammatiche, desidera dedicarsi maggiormente a progetti capaci di regalare allegria agli spettatori.
Secondo l’attrice, il mondo attraversa un periodo particolarmente difficile e il cinema può offrire anche momenti di leggerezza.
La felicità è arrivata anche nella vita privata.
Natalie ha recentemente accolto il suo terzo figlio, nato dalla relazione con il produttore musicale francese Tanguy Destable.
L’attrice ha già due figli, Aleph e Amalia, avuti dall’ex marito Benjamin Millepied, dal quale si è separata nel 2024.
Parlando del nuovo bambino, ha raccontato di provare una gioia enorme e di guardare con rinnovata emozione anche alla crescita dei figli maggiori.
A 45 anni sembra quindi aver trovato maggiore libertà nel mostrarsi per quella che è, senza preoccuparsi continuamente delle aspettative degli altri.
Ma le sue parole aprono anche una discussione importante su Hollywood e sul rapporto tra spettacolo e infanzia.
Quanto è giusto chiedere a un bambino di interpretare personaggi adulti? E quanto possono influire sulla sua crescita le attenzioni ricevute dal pubblico?
Natalie Portman è riuscita a costruire una carriera straordinaria, ma il suo racconto dimostra che il successo precoce può comportare difficoltà che gli spettatori non immaginano.
E voi cosa ne pensate?
Ricordate Natalie Portman in Léon? Vi aveva colpito la sua interpretazione?
Pensate che Hollywood oggi protegga maggiormente i giovani attori rispetto agli anni Novanta?
E soprattutto, vi sorprende scoprire che l’immagine seria di Natalie Portman fosse nata soprattutto dal bisogno di sentirsi al sicuro?
Raccontateci la vostra opinione nei commenti e diteci anche quale film dell’attrice preferite: Léon, Il cigno nero, V per Vendetta oppure Jackie?










