Esiste una domanda che prima o poi tutti si pongono davanti a una serie italiana: “Ma vale la pena iniziarla, o è una di quelle cose che si pianta al secondo episodio perché uno dei protagonisti fa una scelta talmente stupida che non riesci a perdonargliela?” È una domanda legittima, e con Rosa Elettrica – In fuga con il nemico, la risposta è abbastanza netta da poterla dare senza troppi giri di parole.
Ma andiamo per ordine.
Cos’è Rosa Elettrica
Rosa Elettrica – In fuga con il nemico è una miniserie crime thriller in sei episodi prodotta da Sky Studios e Cross Productions, disponibile in esclusiva su Sky Atlantic e in streaming su NOW dall’8 maggio 2026, con due nuovi episodi ogni venerdì fino al 22 maggio. È una produzione Sky Original, il che in questo momento in Italia significa qualcosa di preciso: budget serio, scrittura curata, ambizioni che vanno oltre il format della fiction tradizionale.
La serie è tratta dall’omonimo romanzo di Giampaolo Simi pubblicato nel 2007 da Sellerio, che è una di quelle case editrici che quando mette il suo nome su un libro in qualche modo garantisce che non stai comprando qualcosa di scritto male. Il romanzo è un bestseller, la trasposizione è liberamente ispirata all’originale, e la sceneggiatura è firmata da una writers’ room tutta al femminile guidata dalla head writer Giordana Mari, affiancata da Fortunata Apicella, Serena Patrignanelli e Michela Straniero. Alla regia c’è Davide Marengo, che tra i lavori precedenti conta Il cacciatore e Un’estate fa, entrambi ottimi indicatori di dove si posiziona stilisticamente.
Di cosa parla
Rosa Valera ha trent’anni, lavora alla Protezione Testimoni da pochissimo e ha la cistite cronica. Questa informazione sul secondo problema di salute è rilevante non perché la serie sia un medical drama, ma perché dice immediatamente una cosa precisa su come è scritto il personaggio: con una concretezza che di solito manca alle eroine da thriller italiano, costruite per essere perfette, senza imperfezioni fisiche e con una backstory sempre troppo pulita per sembrare vera.
Rosa non è perfetta. Ha una vocina interiore che le ricorda regolarmente che le sue scelte sono quasi sempre sbagliate, e al suo primo vero incarico si ritrova ad affrontare una situazione che avrebbe mandato in crisi qualcuno con molti più anni di esperienza alle spalle. Le viene affidato Cocìss, nome d’arte di Daniele, baby boss della camorra napoletana che ha deciso di collaborare con la polizia dopo essere finito nel mirino del clan rivale. Cocìss ha un occhio azzurro e uno scuro “come David Bowie”, usa cocaina in quantità poco salutari e ha la paranoia di chi è cresciuto in un ambiente in cui fidarsi degli altri è stato storicamente un errore costoso.
La prima cosa che Rosa pensa ricevendo questo incarico è: perché proprio me? Domanda sensata, e la risposta che emerge nel corso degli episodi non è particolarmente rassicurante.
Il punto di svolta arriva durante un soggiorno in una struttura protetta, quando Rosa comincia a sospettare che qualcosa non torni, che ci sia una talpa all’interno del sistema polizia, e che consegnare Cocìss a destinazione significhi consegnarlo a qualcuno che lo vuole morto. A quel punto prende la decisione che dà il titolo alla serie: invece di seguire il protocollo, scappa insieme a lui.
Da lì in poi sono ricercati entrambi, da tutti, e il risultato è un road trip on the run attraverso dodici location italiane: Napoli, Roma, i canali dell’Emilia-Romagna vicino a Comacchio, le Alpi in Trentino-Alto Adige fino a Merano. Non è la solita storia ambientata nei vicoli di una Napoli notturna e stereotipata, ma una serie che si muove geograficamente e porta i suoi protagonisti a confrontarsi con un’Italia molto più varia di quanto il titolo “thriller sulla camorra” potrebbe far pensare.
I protagonisti (e perché funzionano insieme)
Maria Chiara Giannetta interpreta Rosa, e la cosa più interessante di questa scelta di casting non è tanto la bravura dell’attrice – che è fuori discussione – quanto il tipo di personaggio che le è stato scritto. Rosa è descritta dalla stessa Giannetta come “un’eroina per caso”, una trentenne contemporanea “come ce ne sono tante”, con una corazza esterna di fredda razionalità che nasconde una serie di cose irrisolte che Cocìss, nel corso della fuga, tira a galla senza nemmeno volerlo.
Francesco Di Napoli nei panni di Cocìss fa un lavoro che richiede un equilibrio non semplice: il personaggio deve essere al tempo stesso antipatico, comprensibile, pericoloso e per certi versi simpatico, e deve farlo senza mai sembrare una versione edulcorata del criminale da fiction italiana. Cocìss è cresciuto in un ambiente in cui le uniche regole che contano sono quelle del clan, e tutta la sua diffidenza verso Rosa – che all’inizio è praticamente totale – ha una logica interna che la serie non cerca di aggirare con una conversione improvvisa e poco credibile.
La chimica tra i due funziona perché la serie non ha fretta di renderli simpatici l’uno all’altra. Ci vogliono episodi, scontri veri, verità scomode, prima che il rapporto tra Rosa e Cocìss diventi qualcosa di diverso dall’obbligo reciproco di sopravvivere.
Nel cast ci sono anche Elena Lietti nel ruolo del vicequstore Antonella Reja, superiore diretta di Rosa e personaggio costruito con una complessità che va ben oltre la funzione narrativa del “capo che non crede all’agente protagonista”, e Antonia Truppo nei panni di Nunzia Serafino, boss del clan Incantalupo, che porta in scena il potere punitivo della gerarchia criminale con la naturalezza di chi quel tipo di ruolo lo ha già abitato e sa come non renderlo una caricatura.
Perché vale la pena vederla (con una piccola riserva)
Le recensioni uscite dopo i primi due episodi convergono su qualcosa di abbastanza preciso: la serie parte un po’ in sordina, con una costruzione del background di Rosa che ogni tanto sente troppo il peso del manuale di sceneggiatura, e poi prende quota di puntata in puntata. Il confronto con Gomorra e Mare Fuori è inevitabile – malavita, giovanissimi, Napoli – ma Rosa Elettrica si distingue da quell’immaginario in modo abbastanza netto, costruendo un racconto che si muove tra Nord e Sud e si allontana dagli stereotipi del genere grazie anche alla regia di Marengo, che gestisce bene sia le scene d’azione che le interazioni tra i personaggi, e a un montaggio che non lascia mai troppo respiro nella direzione sbagliata.
La serie è disponibile su Sky Atlantic e in streaming su NOW. Sei episodi, due a settimana ogni venerdì, fino al 22 maggio. Se siete abbonati a NOW, non avete scuse particolarmente solide per non darle almeno un paio di episodi.


