Snatch – Lo strappo, Brad Pitt è incontenibile nel cult di Guy Ritchie che fa ancora impazzire gli appassionati
Un diamante rubato, incontri di boxe truccati e criminali convinti di essere molto più intelligenti di quanto siano. Aggiungiamo Brad Pitt con un accento quasi indecifrabile e abbiamo…
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Vedi tutte →Un diamante rubato, incontri di boxe truccati e criminali convinti di essere molto più intelligenti di quanto siano. Aggiungiamo Brad Pitt con un accento quasi indecifrabile e abbiamo già parecchie ragioni per rivedere Snatch – Lo strappo, il film del 2000 con cui Guy Ritchie ha trasformato il caos in uno spettacolo irresistibile. Lo avete scoperto all’epoca oppure siete arrivati a questo piccolo universo di delinquenti attraverso il passaparola?
Prima dei grandi franchise, Ritchie aveva già trovato una voce riconoscibile con Lock & Stock – Pazzi scatenati. Con Snatch riprende quel mondo di affari illegali, dialoghi aggressivi e piani destinati a fallire, ma allarga il cast e rende gli incastri ancora più sfacciati. Il risultato è un film che sembra procedere senza freni, pur conservando un controllo preciso su incontri, incidenti e coincidenze.
Una delle porte d’ingresso nella storia è Turkish, interpretato da Jason Statham, organizzatore di incontri di pugilato che lavora con il socio Tommy, uno Stephen Graham perfettamente a proprio agio nell’impaccio. I due devono gestire un combattimento legato agli interessi del temibile Brick Top. Un contrattempo li porta però a conoscere Mickey, pugile a mani nude capace di risolvere un incontro molto prima del previsto.
Mickey ha il volto di Brad Pitt e un talento particolare per mandare fuori strada chi crede di poterlo controllare. Turkish avrebbe bisogno di qualcuno disposto a rispettare istruzioni precise; si ritrova invece davanti un uomo che ragiona secondo priorità proprie. Da questa incompatibilità nasce una parte consistente della comicità: ogni tentativo di rimettere ordine prepara un problema peggiore.
Nel frattempo, Franky Quattrodita, interpretato da Benicio del Toro, passa da Londra con un diamante che attira attenzioni pericolose. La pietra mette in movimento ricettatori, rapinatori improvvisati e personaggi dai soprannomi memorabili. Nessuno possiede una visione completa della situazione, ma quasi ogni partecipante si comporta come se avesse già capito come uscirne vincitore.
È proprio questa sicurezza mal riposta a rendere il film tanto divertente. Ritchie costruisce una commedia criminale nella quale l’incompetenza produce conseguenze autentiche. Si ride dei ragionamenti sbagliati, delle minacce sproporzionate e delle discussioni assurde; poi basta l’intervento di un personaggio più pericoloso per ricordarci che, dentro quella confusione, qualcuno rischia seriamente di morire.
Brad Pitt si prende la scena senza soffocare il resto del cast. Il suo Mickey funziona attraverso il corpo, il sorriso e una parlata che lascia disorientati anche gli interlocutori. Nella versione originale questa caratteristica acquista una forza particolare. Pitt ha raccontato di essersi ispirato anche a una comparsa nella sitcom Father Ted: una curiosità che rende ancora più gustoso osservare il risultato.
Ridurre Mickey a una battuta sull’accento, però, sarebbe ingeneroso. Sotto l’apparente leggerezza c’è un personaggio che gli altri continuano a sottovalutare. Pitt lascia intravedere determinazione e capacità di leggere le persone, mantenendo abbastanza opacità da impedirci di prevederne ogni decisione. Per voi è una delle sue interpretazioni più riuscite oppure preferite i suoi personaggi più drammatici?
Statham offre un contrappeso prezioso. Turkish commenta l’assurdità che lo circonda con un’esasperazione quasi pratica: vorrebbe semplicemente completare un affare senza essere travolto dalle conseguenze. Alan Ford, invece, rende Brick Top sgradevole e minaccioso con pochissimi gesti. Vinnie Jones aggiunge la presenza intimidatoria di Tony Pallottola, mentre Dennis Farina porta nel gruppo un’irritazione che trova sempre nuovi motivi per esplodere.
Anche il montaggio merita una parte degli applausi. Presentazioni fulminee, cambi di prospettiva e passaggi musicali collegano episodi apparentemente separati. La telecamera e il ritmo lavorano insieme per farci riconoscere i personaggi prima ancora di conoscerli bene. Alcune sequenze sembrano piccole storie autonome, ma acquistano ulteriore senso appena entrano in collisione con le altre.
Il rischio di un cinema tanto esibito esiste: chi preferisce una narrazione distesa potrebbe trovare soffocante questa successione di trovate. Le figure femminili restano inoltre ai margini, e diversi personaggi sono costruiti attraverso caricature molto marcate. Sono limiti visibili, che non cancellano però l’efficacia degli incastri e il piacere di un cast capace di dare personalità anche a poche battute.
Per noi Snatch – Lo strappo merita un 8,5 su 10. I suoi pregi maggiori sono il ritmo, l’umorismo nero e una galleria di personaggi che rimane impressa; i difetti stanno soprattutto nello spazio ridotto per l’approfondimento e in uno stile che può risultare invadente. Il giudizio finale resta entusiasta: è un film che invita a una seconda visione, anche soltanto per osservare meglio come prepara i propri disastri.
Adesso diteci la vostra: Snatch è il miglior Guy Ritchie oppure scegliete Lock & Stock, RocknRolla o The Gentlemen? E chi vi ha fatto ridere di più, fra Mickey, Turkish e gli improbabili professionisti del diamante? Scrivetelo nei commenti, magari indicando la scena che vi torna in mente appena sentite nominare il film.










