Gran Torino, la recensione del film di Clint Eastwood


TITOLO: Gran Torino

REGIA: Clint Eastwood

CAST: Clint Eastwood, Bee Vang, Ahney Her, Cory Hardrict, Christopher Carley, John Carroll Lynch

PAESE: USA

ANNO: 2008

GENERE: drammatico

DURATA: 116 minuti

 

 


TRAMA: Walt Kowalski (Clint Eastwood) è un veterano della Guerra in Corea ed ex operaio della Ford. Rimasto vedovo si ritrova a vivere solo con il cane, a cui è molto affezionato, in una zona periferica della città, dove è uno dei pochi superstiti ad essere non asiatico. Il modo in cui la sua vita e il suo quartiere si sono trasformati non gli piace affatto, è schifato soprattutto dai suoi vicini di casa, immigrati Hmong, con cui, difatti, non ha alcun rapporto.
La situazione cambia quando il giovane Thao (Bee Vang) viene aggredito in cortile da una banda di teppisti in cui vi è anche il cugino. Thao non vuole unirsi al gruppo in quanto per nulla interessato ad una vita da criminale e così viene brutalmente minacciato ma, a salvarlo, è proprio Walt, terrorizzato dal fatto che una rissa possa nuocere gravemente al suo pezzo di terreno.
Benché il suo sia stato un gesto puramente egoistico la famiglia asiatica cambia prospettiva e inizia a nutrire una profonda gratitudine verso il vecchio burbero, tanto da riempirlo di doni tipici della cultura orientale. A farlo entrare ancor più nelle grazie degli Hmong si aggiunge un altro salvataggio, quello della sorella di Thao, Sue (Ahney Her): ella viene importunata da un gruppo di afroamericani ma Walt, nuovamente, interviene.
Per ripagare il vicino di casa, la famiglia asiatica “presta” Thao come tuttofare. Comincia così una convivenza forzata che porta i due a conoscersi meglio. Walt si accorge che vi sono più sani principi e più valori nell’immigrato che nei suoi familiari e in molti altri americani. In pochi giorni prende a cuore il ragazzo, inizia a trattarlo come un figlio e gli trova perfino un lavoro.
Purtroppo, però, la banda di bulli continua a perseguitare Thao.
Ancora una volta sarà Walt ad escogiterare un modo, molto originale, per risolvere definitivamente il problema.

“Avete mai fatto caso che ogni tanto si incrocia qualcuno che non va fatto incazzare? Quello sono io!”

Gran Torino recensione film – Clint Eastwood nel film non è proprio dei più amichevoli all’inizio.

 


 

COMMENTO: Confesso di essere stata una di quelle persone ignoranti che credevano “Gran Torino” un film sul calcio e lo hanno snobbato per anni. Ecco, no. Gran Torino è un capolavoro diretto e interpretato da Clint Eastwood. Il titolo del film si rifà ad un modello d’automobile della Ford (la stessa vettura utilizzata in “Starsky & Hutch” per capirci). Il nome “Torino” è un omaggio alla nostra città italiana, considerata dagli americani come la loro Detroit in quanto città sede della Fiat.
Il protagonista del film, Walt, è in possesso di tale auto a cui tutti aspirano: i teppisti che cercano di rubargliela, i familiari che tentano di farsela lasciare in eredità e via dicendo.
Gran Torino è una pellicola ben pensata. Si occupa, infatti, di uno dei problemi maggiori nel mondo, quello del razzismo. Il vecchio Walt è l’emblema del razzista doc. Non soltanto per la diffidenza e lo scetticismo con cui si approccia con gli stranieri ma anche per la serie di colorite espressioni che utilizza apposta per rimarcare in modo pesante determinate differenze:

“Walt Kowalski: Rilassati, muso giallo. Non ti voglio sparare. Anch’io guarderei per terra se fossi in te. Ho capito che eri imbranato la prima volta che t’ho visto, ma non credevo che fossi più imbranato con le donne che come ladro di macchina… Tardo.
Thao: Thao.
Walt Kowalski: Che cosa?
Thao: Non è Tardo, è Thao, il mio nome è Thao.
Walt Kowalski: Sì, però ti fai scappare ragazze come quella. Oh, non che me ne freghi un cazzo di un Tardo come te.
Thao: Lei non sa di cosa parla.
Walt Kowalski: Ti sbagli, riso lesso, io so benissimo di che cosa sto parlando. Magari non sarò il più simpatico del mondo ma ho convinto la donna più in gamba del pianeta a sposarmi. Ci ho lavorato, ma è stata la cosa più bella che ho conquistato. Ma tu invece, tu lasci che Click Clack, Ding Dong e Charlie Chan si portino via “Miss Faccia d’Angelo”. Tu a lei piaci, sai? Anche se non so perché.
Thao: Chi?
Walt Kowalski: Yam Yam. Sai, no? La ragazza con la maglia viola. Non ha fatto altro che guardare te, stupidone.
Thao: Vuole dire Youa?
Walt Kowalski: Sì..Yam Yam, sì, carina, carina, molto graziosa, io ci ho parlato. Sì, ma tu te la sei fatta portare via sotto il naso dai Tre Porcellini. E sai perché? Perché sei un povero rammollito. Be’… io devo andare. Ti saluto, panna smontata.”

Durante la storia, però, il suo personaggio si evolve e si trasforma. Non smette di scherzare ed essere irriverente, non smette di apostrofare gli stranieri con stereotipi e luoghi comuni, non smette di fare dell’ironia (“Ah, sì, ne so un’altra. C’è un Messicano, un Ebreo e uno di colore che entrano in un bar. Il barista li guarda e dice “Siamo già stati rapinati”) ma cambia. Comincia a riconoscere le qualità di Thao e della sua famiglia. Ammette a se stesso (che è un passo molto più importante rispetto all’ammettere qualcosa agli altri) di essersi sbagliato e, finalmente, riesce a captare dei valori nonostante l’etnia differente.
Questo suo nuovo modo di sentire le cose lo porterà ad un finale decisamente originale ed in pieno stile Eastwood.

Gran Torino è uno dei film più belli nella storia del cinema. DATO DI FATTO

“Ora veniamo all’ultimo punto, e di nuovo mi scuso per il linguaggio del testamento di Mr Kowalski, io mi limito a leggerlo così come è scritto. “e vorrei lasciare la mia auto del ’72 Gran Torino a… alla persona che più la merita..Thao Vang Lor. A condizione che tu non scoperchi il tetto come uno stronzo messicano, che non ci dipingi quelle ridicole fiamme gialle come un qualsiasi coatto bianco e che non metti sul retro uno di quegli spoiler da checca che si vedono sulle auto degli altri musi gialli. Fa veramente schifo. Se riesci a non fare tutte queste cose, è tua.”

[review] Gran Torino recensione film – immagine presa dal film

 

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Serena Grosso

Ciao a tutti, sono Serena Grosso (25.02.1993) e scrivo da Torino. Mi occupo della sezione cinema e serie televisive dal momento che vivere come in un film é la mia filosofia di vita.

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